Come un miraggio nella torrida domenica estiva arriva la prima breve stagione di Castlevania su Netflix, serie ispirata al famoso franchise videoludico Akuma jō Dracula di fine anni ottanta, creato da Konami. Dopo il breve binge-watching su Netflix, la serie ci avrà convinto o sarà solo l’ennesima trasposizione flop di un videogioco?

Un mesetto e mezzo fa, quando è comparso il primo trailer di Castlevania su Netflix, ero nella simpatica sala stampa del prestigioso 70. Festival di Cannes, già sfinita dalle cospicue ore di proiezione e schermo del computer, e non ho potuto fare a meno di urlare come una ragazzina in preda alla sua prima cotta adolescenziale creando appena qualche disturbo tra i colleghi stranieri che, a loro volta, non hanno potuto fare a meno di mandarmi a quel paese (carucci loro!).

Tra il brivido di paura ed eccitazione, un’ondata di infanzia mi ha travolto irrimediabilmente.

Così pop e anni ’80, Castlevania ha segnato generazioni di giocatori e l’idea di vederlo, finalmente in una trasposizione dopo la fallimentare produzione del film, non ha potuto che generare gioia ma, al tempo stesso, fondato timore.

 

Castlevania

 

Sappiamo tutti come vanno a finire, ultimamente e non solo, le trasposizione dei videogiochi al cinema.

Sappiamo tutti come vanno a finire, ultimamente e non solo, le trasposizione dei videogiochi al cinema. Prendi Fassbender, mettigli un cappuccio, fagli fare il figo ed hai Assassin’s Creed (mmh, no, non funziona propriamente così), o prendi Milla Jovovich non vestirla e falle ammazzare “zombie”.

Le serie, invece, sono tutt’altra storia. La serialità, grazie anche a una piattaforma come Netflix, sta vivendo il suo periodo più florido. Negli ultimi anni la qualità dei prodotti seriali non ha nulla da invidiare al cinema che, invece, dovrebbe iniziare a rivedere qualche sua priorità.

Inoltre, mettiamoci pure che il character design di Castlevania, così come si è sviluppato dall’86 con Akuma jō Dracula fino all’ultimo Castlevania: Lords of Shadow 2 (uscito nel 2014), si presta e non poco ad una trasposizione in serie animata, gli animi possono placarsi un po’ di più.

Da quel giorno ad oggi, la sottoscritta si era totalmente dimenticata della cosa (chiamasi Alzheimer), quando domenica mattina, boccheggiando disperata dopo una notte insonne causa afa e zanzare milanesi (che pare di avere casa nella foresta amazzonica), un miraggio mi ha colpita.

 

 

Castlevania

 

Quel miraggio è Castlevania!

Nella mia ingenuità mi sono fiondata davanti al televisore, con tanto di ventilatore addosso e ghiaccioli alla mano, pronta per un binge-watching che avrebbe dato più senso all’inutile domenica.

Le premesse di questa trasposizione di Castlevania, per il futuro, sono davvero ottime.

Che sciocchina! Purtroppo, la prima stagione di Castlevania è composta unicamente da quattro episodi della durata ciascuno di circa 25 minuti, quindi più che un binge-watching è stato un aperitivo! Ma brevità a parte, e qualche difetto che adesso andremo a sviscerare dopo tutte queste belle ciance, le premesse di questa trasposizione di Castlevania, per il futuro, sono davvero ottime.

Molto probabilmente, considerando la terribile scottatura avvenuta nel 2009 (quando già dal 2005 era in fase di produzione un film) Adi Shankar, produttore e regista di questa serie animata, accompagnato da Netflix, ha preferito andarci con i piedi di piombo.

Il regista, infatti, già al momento dell’annuncio, ha affermato, molto coraggiosamente, che il suo Castlevania sarebbe stato il miglior adattamento occidentale di un videogioco.

A maggior ragione è molto più comprensibile la scelta di Shankar, che però lascia un po’ di amaro in bocca.

Partiamo, quindi, dal presupposto che questa prima stagione di Castlevania altro non è che un pilot esteso; un vero e proprio esperimento per testare fan e non fan e capire il reale potenziale e gradimento di questo progetto.

Analizzato nell’economia narrativa generale di un anime, che può andare dai 12 ai 26 episodi, quattro episodi non sono altro che un preambolo, una premessa che, infatti, si conclude con il vero, quanto aspettato, ma pur sempre efficace, colpo di scena della serie che manderà avanti l’intera narrazione.

Avendo Castlevania la bellezza di trentasette diverse trasposizioni, con trame e ambientazioni differenti e sviluppato per piattaforme e modalità di gioco diverse, non è possibile definire di quale capitolo effettivo sia questa trasposizione.

 

Castlevania

 

Sicuramente per personaggi e ambientazione storica, la serie è ispirata a Castlavania III: Dracula’s Curse, ma molto presente è l’atmosfera e il tipo di narrazione di Castlevania: Symphony of the Night, giochi usciti rispettivamente nel 1989 (NES)/2002 (Microsoft Windows) e nel 1997 (Playstation)/1998 (Sega Saturn). Quest’ultimo ha avuto una nuova edizione nel 2007 per Xbox Live Arcade e Playstation.

Questo aspetto è uno dei più esaltanti: ritrovare in chiave così diversa i personaggi ed appassionarsi alla storia in sé per sé.

Questo aspetto è uno dei più esaltanti: ritrovare in chiave così diversa i personaggi ed appassionarsi immediatamente, nonostante la prevedibilità di alcune scene ed azioni, alla storia in sé per sé.

Questo, inevitabilmente, va a rendere ancora più amara la durata generale della prima stagione che, più furbamente, avrebbero potuto semplicemente, come già affermato prima, condensare in un unico lungo episodio in stile OAV.

 

 

Castlevania

 

 

La storia è ambientata nel 1400 nella Valacchia. Un primo episodio spiega come mai la furia di Dracula investe l’umanità, concentrandosi in particolar modo sull’Europa, a tal punto da risvegliare e creare un esercito con tutte le creature delle tenebre.

Il popolo aspetta un fantomatico cavaliere bianco, ma ad attraversare per primo le terre della Valacchia, dopo un lungo viaggio, in cerca di solo alcool e cibo, è un discendente della famiglia Belmont.

La Famiglia Belmont è una storica famiglia cacciatrice di vampiri e creature maligne, ma che ormai è stata scomunicata dalla chiesta con l’accusa di essere complici del diavolo.

Il discendente in questione non vuole entrare nel merito della faccenda, a tal punto da credere che, in fondo, l’umanità soggiogata da una religione corrotta e ben più perfida del maligno, si sia meritata la furia di Dracula. Ma sul suo cammino incontrerà un gruppo di Parlatori che, inevitabilmente, lo metteranno faccia a faccia col suo destino scritto nel sangue.

Quattro episodi dove all’azione vera e propria viene lasciato pochissimo spazio

Quattro episodi dove all’azione vera e propria viene lasciato pochissimo spazio. Ci troviamo di fronte a una vera introduzione del contesto della storia e a quelle che sono le scelte da fare per poter salvare, una volta per tutte (credice), l’umanità.

Sicuramente il primo episodio è quello meno coinvolgente, troppo didascalico e con un ritmo altalenante. Ma come tutti gli episodi prologo, considerando che parliamo di una stagione prologo, è inevitabile che abbia il compito più infame e meno elettrizzante. Gli altri tre episodi procedono con un giusto ritmo, coinvolgente e interessante, riuscendo senza troppa fatica a prendere lo spettatore, sia nuovo che vecchio (per non parlare delle giovani donzelle come me innamorate di un certo vampiro…).

 

Castlevania

 

Vengono date alcune linee di background dei principali personaggi, ma senza scendere davvero nello specifico. Molto fastidioso, invece, e sicuramente difetto principale di tutti gli episodi, a prescindere dalla brevità, sono i dialoghi eccessivamente didascalici. Un continuo sciorinamento di parole che precedendo o, peggio ancora, sostituiscono le azioni che dovrebbero, invece e giustamente, compiere i personaggi. Perfino i personaggi più inclini alla solitudine e alla riservatezza, finisco col diventare terribilmente logorroici. Speriamo che questo sia solo una conseguenza dovuta al dover condensare in poco tempo molte informazioni che servono a dare vita alla vera e propria narrazione.

Interessante, invece, è il character design. Per molti potrà sembrare strano, forse perfino non ben giostrato, invece ritengo, considerando la produzione occidentale della serie animata, quindi non definibile in modo vero e proprio un anime, che il lavoro sui personaggi, a livello di grafica e colore, sia stato ben fatto e ben pensato.

A prescindere dai gusti personali, che un certo tratto possa piacere o meno

A prescindere dai gusti personali, che un certo tratto possa piacere o meno, ma trattandosi di una trasposizione animata di un videogioco, che vuole comunque conservare fedeltà ma al tempo stesso dare una chiave diversa e originale, sarebbe insensato, per non dire quasi caricaturiale, avvicinarsi troppo allo stile nipponico o, peggio ancora, utilizzare unicamente il digitale.

L’animazione scorre molto bene sullo schermo. Sicuramente non è un’animazione particolarmente dettagliata e abituati agli ultimi anime, o anche agli ultimi capitoli di Castlevania, si potrebbe pretendere una maggiore cura nei dettagli.

Sicuramente, rispetto agli sfondi e alle ambientazioni, particolarmente gotiche e con una regia che tende a esaltare ancora di più le linee verticali della serie, i personaggi risentono di una certa piattezza non riuscendo totalmente a trasmettere tutto il bagaglio di emozioni che dovrebbero dare; ma, questo difetto è legato, soprattutto, al problema dei dialoghi. Ritengo, comunque, che questo sia un fattore unicamente legato al gusto e che non va in alcun modo a influire negativamente sulla resa generale della storia.

 

 

Castlevania

 

La fedeltà alle atmosfere di Castlevania c’è davvero tutta e questo è indubbiamente il pregio più grande della serie.

Fan o non fan, si possono immediatamente rendere conto ed immedesimarsi all’interno delle ambientazione veramente suggestive. Per chi è un grande amante della saga, inevitabile è ritrovarsi in queste scenografie, ma anche sensazioni ed emozioni che la serie riesce a trasmettere perfettamente.

In conclusione Castlevania è una serie che si rivela essere un grande preambolo, dalle buone premesse e dalla grande importanza che da alle atmosfere del franchise videoludico. Buon prodotto per gli appassionati, ottimo incentivo per le nuove leve. Sicuramente possiamo aspettarci molto dalla seconda, per non dire vera e propria prima, stagione, sperando che i difetti evidenziati in questi quattro episodi vengano limati.

 

 

Castlevania è già disponibile su Netflix.