Identificazione biometrica in Africa: uno studio rivela rischi nascosti e conseguenze inattese
Un rapporto ha analizzato dieci paesi africani e i sistemi di identificazione digitali introdotti per i cittadini, l'equilibrio tra potenzialità e violazioni è molto delicato.

Tony Roberts è ricercatore digitale dell’Institute of Development Studies, su The Conversation è stato pubblicato il suo studio sulle tecnologie di riconoscimento biometrico in Africa. Questa tecnologia in tutto il mondo offre potenzialità e rischi, per i cittadini ma anche per gli stati che decidono di adottare questa innovazione. I governi di molti paesi africani stanno introducendo diversi sistemi di identificazione digitale. Per dati biometrici si intendono impronte digitali, scansione dell’iride, di tratti vocali e di riconoscimento facciale.
Con il riconoscimento di queste caratteristiche è possibile accedere a servizi essenziali, dalla sanità al voto, dall’istruzione alla protezione sociale, fiscale, bancaria, burocratica. Sicuramente è una tecnologia rapida, efficiente e anche inclusiva, agisce in automatico e da remoto. Questo consente ai cittadini di poter accedere a diversi servizi anche da casa ma cosa succede in caso di blackout o errore? Oppure, è veramente garantita la sicurezza, la privacy, l’incolumità tanto del cittadino che dell’istituzione? Il rapporto African Digital Rights Network analizza parte di queste problematiche.
Senegal, Etiopia e Ghana a confronto sull’identità digitale biometrica obbligatoria o necessaria: l’African Digital Rights indica cosa bisogna migliorare per il suo uso equo e sicuro
L’Institute of Development Studies ha studiato paese per paese, il sistema digitale di identificazione preoccupa tanto per la sicurezza ma anche per l’inclusività. Ci sono rischi di esclusione, violazione di diritti, protezione dati e, soprattutto, mancanza di responsabilità. In dieci paesi, milioni di persone non riescono a utilizzare questi nuovi sistemi o a effettuare semplici registrazioni. Circola tra le persone anche molta paura, sfiducia e diffidenza.
Il Senegal è uno di quei paesi dove l’identità digitale biometrica è obbligatoria per accedere a diritti fondamentali. Ad esempio, anche poter ottenere un numero di telefono personale. In Etiopia, la registrazione al sistema Fayda-ID consente di accedere a servizi governativi e bancari, se non ce l’hai niente conto in banca. Anche il Ghana ha un suo sistema basato su una card che ha raggiunto il 95% dei cittadini adulti.
Questi sono solo alcuni casi che hanno dentro i loro dati popolazione esclusa perché sconosciuta oppure perché non capace di accedere all’ID elettronico. Gli stati indicati hanno delle carenze ma anche delle potenzialità. Possono lavorare su delle legislazioni dedicate, di tutela oppure a programmi di inclusività sulla digitalizzazione cittadina.