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Longevità nei mammiferi: un compromesso evolutivo sta emergendo ora

Le nuove scoperte del Max Planck aprono scenari inattesi sul legame tra energia, longevità e natura, grazie agli studi su 177 specie di mammiferi e ad alcuni casi storici umani.

Longevità nei mammiferi: un compromesso evolutivo sta emergendo ora

Il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology ha guidato uno studio internazionale dedicato ai mammiferi. Secondo i loro dati la durata della vita si allunga notevolmente limitando la riproduzione almeno del 10%. L’indagine si è basata sui dati provenienti da 177 specie di animali mammiferi ospitati in zoo e acquari. Non è il primo studio e, infatti, sono state integrate le meta-analisi di 71 studi precedenti. Anche questi confermano l’esistenza di un compromesso evolutivo tra riproduzione e sopravvivenza.

Gli animali in natura possono vivere momenti di calo delle nascite, perché la produzione e l’accudimento della prole richiedono energia e costi biologici. Questi incidono anche sull’invecchiamento, si hanno così delle fasi in cui il numero di morti al di fuori dell’età avanzata è superiore. All’interno di questo singolo dato è importante considerare il numero di nascite di esemplari che conferma i dati del Max Planck.

bloccare la riproduzione può prolungare significativamente la durata della vita di molti mammiferi, compreso l'uomo

I mammiferi in cattività e gli eunuchi coreani suggeriscono un enigma evolutivo affascinante, dove riproduzione e sopravvivenza acquisiscono nuovi significati scientifici e sorprendenti risvolti biologici

Osservando gli animali in cattività, maschi e femmine possono trarre benefici di longevità da percorsi biologici diversi. La castrazione nei maschi ha portato a un aumento della durata di vita. La rimozione del testosterone è avvenuta in età giovane e senza vasectomia. Nelle femmine si sono utilizzati contraccezione ormonale e rimozione delle ovaie per sopprimere la riproduzione. Anche qui, gli animali ne hanno tratto maggiore longevità.

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Senza capacità riproduttive e impegno di gravidanza, allattamento e accudimento della prole, si è avuto un minor consumo energetico, ne hanno tratto vantaggio diversi aspetti della salute, partendo dalle difese immunitarie più reattive e resistenti. Queste ricerche vanno approfondite studiando altri casi in cattività oppure analizzando singole specie. Sugli esseri umani gli studi sulle conseguenze della mancata riproduzione sono carenti.

Abbiamo degli esempi singoli e collettivi, ma non tantissimi dati analitici. I media però riportano un caso basato su documenti storici: quello degli eunuchi coreani della dinastia Chosun. In questa antica popolazione, i maschi venivano castrati e la loro longevità aumenta del 18%. Ci sono altri dati da prendere con le pinze, dicono gli esperti. Le donne con sterilizzazione non per ragioni oncologiche hanno una riduzione della vita dell’1%. Dato modesto ma da considerare, gli esperti parlano di un paradosso su cui raccogliere più dati.

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