Davis Guggenheim è un documentarista piuttosto particolare. La sua carriera racconta di una figura incredibilmente sfaccettata: divisa tra il ruolo di regista e quello di produttore (tra i titoli di cui si è occupato in questa veste figura addirittura Training Day, pensate), tra grande e piccolo schermo e, soprattutto, tra cinema di finzione e cinema del reale. Tant’è che il successo vero e proprio lo conosce nel 2007, quando gira Una scomoda verità e ci vince l’Oscar per miglior documentario. La pellicola parla del riscaldamento globale attraverso il discorso di Al Gore e ci dice un’altra cosa fondamentale su Guggenheim, ovvero la sua fissa per i personaggi.

Nella recensione di Still, il documentario Apple TV + disponibile sulla piattaforma dal 12 maggio 2023, vi parliamo di un lavoro che è un po’ la sintesi del pensiero dell’autore, perché è un ibrido in cui c’è tanto reale, ma anche tantissima fiction e perché si preoccupa di ritrarre un personaggio straordinario, sia dentro che fuori dallo schermo, Michael J. Fox.

Forse la definizione migliore per commentare il film ce la fornisce proprio il suo sottotitolo originale: “A Michael J. Fox Movie, dato che l’attore americano non è solo il protagonista della pellicola, né solo l’area di studio, ma è anche il centro di gravità intorno al quale orbita la narrazione, il suo ritmo e le sue sfumature emotivo.

Davis Guggenheim è un documentarista piuttosto particolare.

“Still”, fermo. L’idea di Guggenheim è prendere una persona che ferma non c’è mai stata e che, per altri motivi, non lo è neanche ora (un’indicazione importantissima riguardante il tono il più possibile ironico e leggero della pellicola) e lo mette davanti allo schermo, a mo’ di direttore d’orchestra. Chiamato stavolta a rimanere seduto, in modo che lo spettatore possa vedere il movimento solo nei suoi occhi e lui possa concentrarsi a far correre al meglio la propria mente.

 

Un messaggio dal futuro

29 anni, alba degli anni ’90, una trilogia (per molti LA trilogia) alle spalle da protagonista che lo ha portato sulla cresta dell’onda, Michael J. Fox non può chiedere altro alla vita.

29 anni, alba degli anni ’90, una trilogia (per molti LA trilogia) alle spalle da protagonista che lo ha portato sulla cresta dell’onda. Al risveglio in hotel dopo una maxi sbornia consumata in qualche locale vicino insieme all’amico e collega Woody Harrelson, Michael J. Fox riceve un messaggio dal futuro. Un messaggio in codice morse.

Glielo fornisce il dito di una mano che è la sua, anche se non sembra assolutamente la sua, che non smette di muoversi, come mosso da impeto alieno, energia che non proviene dal suo cuore, dalle sue vene, dalla sua anima.

Quella mattina Michael J. Fox non aveva ancora neanche la forza di alzare la testa dal cuscino.

Un messaggio in codice morse.

Still

Oggi, superati i 60 anni, l’attore è anche padre e marito e vive quotidianamente con il Parkinson. Vive, non combatte, perché la malattia, a suo dire, gliel’ha salvata la vita, dandogli una nuova direzione, una nuova consapevolezza, un nuovo modo di guardare a se stesso e al mondo.

Certo, la strada per arrivare a questo non è stata tutto caviale e champagne, però è stata divertente, intensa e molto, ma molto movimentata.

I was never still

Raccontare la storia di Michael J. Fox è un onere enorme.

Lo è sia per la delicatezza di portare sullo schermo una patologia del genere restituendogli una dignità che esuli dall’ammiccamento allo spettatore e dal facile pietismo, ma neanche che ostenti uno status talmente estremo al contrario da risultare poco credibile. Oltre questo, è delicato anche perché l’attore rappresenta uno dei volti più amati per intere generazioni, sia per il suo lavoro sul grande schermo che sul piccolo e sia per quello che ha rappresentato per la sua attività lontano (ma anche vicino) ai riflettori, dove è stato impegnato in varie campagne per la sensibilizzazione al tema del Parkinson, oltre che artefice di donazioni generosissime alla ricerca.

Attività per la quale è stato premiato anche con il Premio Oscar umanitario Jean Hersholt proprio nel 2023.

Come fare? Guggenheim punta tutto sul faro Fox, che, dal canto suo, ha dato più volte prova della facilità e della dimestichezza con le quali è in grado di raccontarsi e di mettersi al nudo. A questo ci affianca la sua grande abilità (comune a dir la verità a tanti altri nomi che si occupano del ramo documentaristico più commerciale del movimento nordamericano) di “costruire” una mitologia, una storia, una favola, un racconto di fiction.

Guggenheim punta tutto sul faro Fox, che, dal canto suo, ha dato più volte prova della facilità e della dimestichezza con le quali è in grado di raccontarsi e di mettersi al nudo.

Michael J. Fox

Tolte le parti in cui Fox viene intervistato e in cui mostra come la sua malattia gli ha modificato la vita al giorno d’oggi, Still vive di un sapiente mix tra immagini di archivio, spezzoni presi da scene con protagonista l’attore nei vari ruoli della sua vita e scene girate ex novo. Tutto viene miscelato per creare interamente una nuova pellicola, prodotta, diretta e interpretata da un “Michael J. Fox across the years”.

Se questo da una parte può penalizzare la realtà e quindi la parte documentaristica, dall’altra ci permette di entrare veramente a contatto con lo spirito dell’attore, con il suo modo di vedersi e di vedere la sua storia.

Il film è onesto in questo. Fin da subito ci fa capire come il punto di vista che vuole adottare è quello del suo protagonista e continua così per tutto il suo minutaggio e, conoscendo lui, forse non avrebbe potuto essere altrimenti, visto che anche quando, ogni tanto, Guggenheim prova ad insinuarsi con delle domande un po’ più scomode, trova sempre la battuta pronta o la voglia di rispondere deviando la drammaticità.

Still non è quindi solo un titolo ironico, è il simbolo dei paradossi della vita di Fox, della sua condizione e di quello che alla fine è stata la sua vita. Una bella vita, ricca e importante. Che l’attore non scambierebbe con quella di nessun altro.

Still è disponibile su Apple Tv + dal 12 maggio 2023

75
Still
Recensione di Jacopo Fioretti

Still è la nuova pellicola di Davis Guggenheim, che, come suo solito, sforna un documentario fortemente mischiato alla fiction per raccontare non solo la vita di Michael J. Fox, ma il suo spirito, la sua visione del mondo e della vita, non solo la sua. Per la parte di ricostruzione sfuma immagini di archivio e nuove riprese, alternando questa contaminazione continua con scampoli di intervista a Fox in cui possiamo entrare in contatto con il reale vero e proprio. L’idea è quella creare una pellicola non solo sull’attore, ma anche diretta, ideata e interpretata da lui. Un nuovo film, un biopic alternativo. Che non vi dovete perdere.

ME GUSTA
  • L’approccio scelto restituisce a pieno lo spirito di Michael J. Fox.
  • La parte delle interviste, più vicina al documentario, è bellissima.
  • Il ritmo e il tono sono funzionali e molto coinvolgenti.
  • La pellicola non è mai ammiccante né corre il rischio di rifugiarsi in pietismi vari.
FAIL
  • L’approccio scelto, così manipolato, può penalizzare l’aspetto più legato al cinema del reale.