Luisa Rizzo, atleta ventenne della nazionale di Aeromodellismo, diventata campionessa italiana quattro volte di seguito di Drone Racing. Uno sport che permette di essere praticato anche da una ragazza come lei malata di Sma di tipo 2. La convivenza quotidiana con un’atrofia muscolare spinale che però è diventata sopportabile grazie alla sua passione per lo sport. I droni le consentono di volare, visto che non può camminare. Oggi addirittura progetta i droni con il padre.

 

Lui li assembla e io faccio i test. Il messaggio che vorrei far passare è che vale sempre la pena di mettersi in gioco per quello che si vuole ottenere. Ci sono tante persone che in una situazione simile alla mia partono dal presupposto che non è possibile, ma non è detto. Bisogna almeno provarci. Prima di cominciare a volare con i droni io non riuscivo neanche a mettermi gli occhiali o un cappello.

Luisa Rizzo

 

 

Pilotare droni per lei è stata una riabilitazione, ma pratica anche il calcio in carrozzina. I droni però restano il primo amore. Luisa desidera fare di questa passione un lavoro, magari nel cinema con riprese aeree. 

La Sma è una patologia genetica rara che colpisce i motoneuroni a causa della carenza della proteina SMN. Una forte debolezza muscolare che può compromettere azioni quotidiane come camminare, muoversi, mangiare e respirare. Oggi la malattia è mutata grazie alla terapia genica che consente di intervenire sulla mutazione a livello farmacologico. 

Luisa ha affrontato numerosi interventi alla spina dorsale, ma la malattia non è curabile. Un trattamento possibile è quello dei farmaci innovativi per stabilizzarla e la riabilitazione per migliorare la vita del paziente e la sua aspettativa di vita. Insomma, Luisa ha una forza dentro di sé da far invidia a qualsiasi altra persona senza disabilità!