Le hidden gem del 2022: cinque videogiochi che ci siamo persi

4 settimane fa

5 minuti

Iniziamo il 2023 nel migliore dei modi: recuperando tutto ciò che il 2022 non ci ha permesso di giocare e che si è nascosto tanto da diventare delle hidden gem.

Il 2022 ha sancito i migliori giochi dell’anno, permettendoci di passare da Elden Ring, la nuova iterazione dei soulslike di FromSoftware, fino al ritorno di Kratos, nell’epopea di God of War Ragnarok. Tra debutti inattesi come Stray e il ritorno anche di Sam Barlow con la sua metanarrativa di Immortality, abbiamo avuto però modo di andare a recuperare alcune hidden gem, videogiochi passati in sordina, che nel 2022 avrebbero meritato più spazio e attenzione. E che potreste andare a recuperare l’anno prossimo.

Cult of the Lamb

Forse la gemma meno nascosta di questa lista, ma Cult of the Lamb ha guadagnato l’attenzione per lo più della critica – nemmeno tutta – e non della community. Certo, c’è da dire che Twitch fuori dall’Italia era praticamente bombardato dal roguelike sviluppato da Massive Monster e pubblicato da Devolver Digital (e chi altri, se non loro?), il che ha aiutato a raggiungere quel milione di unità vendute nella prima settimana di release.

Con delle meccaniche da farming sim che finiscono per intrecciarsi con il dungeon crawler, Cult of the Lamb ha rappresentato una di quelle iterazioni videoludiche che puntano a creare una commistione di generi in grado di svecchiare alcuni stilemi del passato. Con l’obiettivo di diventare sempre più potenti arriverete ad accettare il culto del vostro villaggio, tra sermoni e rituali che andranno a rinforzare la vostra fede. Tra le più affascinanti proposte di Cult of the Lamb troviamo anche l’integrazione con Twitch grazie a un’estensione che va a farvi abbracciare la piattaforma di streaming come parte integrante dell’esperienza di gioco.

Soul Hackers 2

Soul Hackers 2 è un altro titolo del quale si è parlato davvero poco. Non siamo dinanzi a un capolavoro, vogliamo precisarlo sin da subito, ma al jRPG sviluppato da Atlus avremmo potuto dare un’occasione in più quando l’estate scorsa ha fatto capolino sul mercato. Chiamato a sgomitare per trovare spazio in una realtà che vedeva Persona 5 dominare incontrastato, Soul Hackers 2 ha saputo offrire una trama molto matura, con temi altrettanto forti – proprio come accaduto, d’altronde, con Persona – trovando anche soddisfazione in un combat system che ha saputo offrire un’ottima alternativa agli All-Out-Attack.

Cercando di fare tesoro anche dell’esperienza accumulata con Shin Megami Tensei, ambientato in un mondo digitale e futuristico, Soul Hackers 2 finiva per peccare soltanto dal punto di vista della direzione artistica, non sempre molto coerente e per essere penalizzato da un lancio non ottimale, al quale nei mesi successivi è stata apportata subito una buona dose di correzioni. Con un quasi Perfect Score di Famitsu è stato un peccato non avergli dato il giusto spazio anche in Occidente.

Ghostwire Tokyo

Tango Gameworks dopo The Evil Within ha provato a raccontare un’altra storia a tinte horror, che lo scorso marzo ci ha portato a conoscere Ghostwire Tokyo. Nei panni di uno spirito in cerca di un corpo nel quale abitare, ci ritroveremo nel pieno di Shibuya, ambientazione molto cara anche a The World Ends With You e alla serie Persona, per risolvere un fitto mistero che ha portato in città una nebbia terrificante che sta trasformando tutti in spiriti.

ghostwire tokyo

Con una visuale in prima persona e delle meccaniche action miscelate a una buona dose di avventura, Ghostwire Tokyo offriva delle buone scelte dal punto di vista di combat system, con incantesimi da lanciare con i gesti del Kuji-Kiri. Le problematiche evidenziate risiedevano principalmente nell’assenza di combo accurate e una struttura ripetitiva dal punto di vista delle missioni principali e secondarie. Elementi che hanno sicuramente minato l’interessante ambientazione creata e la direzione creativa molto ispirata. Una perla comunque da rivalutare nel tempo, evitando di farla invecchiare ulteriormente negli anni a venire.

Live a Live

Non era facile aspettarsi un successo planetario per Live a Live, soprattutto a fronte del fatto che si trattava di un titolo dall’alto valore storico, interessante principalmente per i giocatori di una certa età. Pubblicato nel 1994 su SNES da Square, prima di diventare Square-Enix, siamo dinanzi a uno dei capisaldi della storia dei jRPG, che tra l’altro permise a Yoko Shimomura di comporre una delle sue prime colonne sonore, prima di arrivare all’alta notorietà con Kingdom Hearts.

Tattico molto simile a Final Fantasy Tactics e aa Treasure Hunter G, Live a Live ha sofferto di un remake complicato, che a distanza di quasi trent’anni ha visto migliorie solo dal punto di vista tecnico, ancorando il titolo a degli stilemi che appartengono agli anni Novanta, pagando l’ingenuità del tempo soprattutto dal punto di vista narrativo e di un invecchiamento del gameplay non facilmente digeribile in questi tempi. Un tuffo nella nostalgia per pochi, mentre per i più giovani potrebbe essere un’occasione per avvicinarsi a un genere che, di anno in anno, continua a soffrire l’assenza di un vero tentativo di svecchiare le proposte videoludiche.

Klonoa Phantasy Reverie Series

Tanti anni a chiedere un nuovo capitolo dedicato a Klonoa, altrettanti a domandarsi perché il 1997 dovesse essere così lontano e non meritevole di un ritorno con una remastered o un remake. Ed ecco che quest’estate siamo stati accontentati, almeno in parte: perché mentre Crash Bandicoot ha avuto la sua nuova primavera, Spyro altrettanto, mancava soltanto Klonoa, che dopo 25 anni era rimasto in una sorta di ricordo lontano, sbiadito quasi.

Con la Phantasy Reverie Series è arrivata la possibilità di avere un pacchetto che comprendeva i primi due capitoli della serie, Door to Phantomile e Lunatea’s Veil, con un’opera di svecchiamento importante, decise a mettere in piedi una remastered che potesse far nuovamente vivere una grande avventura nostalgica. Un contentino per quei fan che volevano tanto tornare a vivere un’esperienza di venticinque anni fa, ma che dovranno accontentarsi di una remastered non di altissimo livello, ma pur sempre gradevole.

 

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