“Elon Musk vuole licenziare il 75% dei dipendenti di Twitter”. Ma è davvero così?

Secondo alcune indiscrezioni pubblicate da Bloomberg, Elon Musk intenderebbe licenziare almeno 5.000 dipendenti di Twitter, il social di cui – salvo l’ennesima sorpresa – dovrebbe finalizzare l’acquisizione entro fine ottobre.

Di fatto Elon Musk programma di licenziare oltre il 70% dei dipendenti che attualmente lavorano per Twitter. Secondo Bloomberg, il miliardario avrebbe manifestato ad alcuni investitori l’intenzione di ridurre lo staff di Twitter all’osso: rimarrebbero al servizio dell’azienda appena 2.000 persone.

Secondo alcuni commentatori, tra cui il giornalista di Mashable Chris Taylor, è piuttosto improbabile che Elon Musk finisca veramente per licenziare la stragrande maggioranza dei dipendenti del social network. Se non altro perché un taglio del personale così drastico rischierebbe di compromettere il funzionamento di Twitter, esponendolo a gravi problemi di sicurezza.

Ad ogni modo, non è nemmeno la prima volta in cui sentiamo questo numero. Già lo scorso maggio Bloomberg aveva riportato che gli investitori Marc Andreessen e David Sacks avevano suggerito a Musk di lasciare a casa il 75% dei dipendenti del social network nel tentativo di aumentare gli utili della compagnia.

Quanto riportato da Bloomberg contraddice un secondo report, questa volta pubblicato dal New York Times, secondo il quale Musk avrebbe dichiarato ad altri investitori di voler potenziare, e non ridurre, la forza lavoro impiegata presso Twitter. Secondo il prestigioso quotidiano americano, Musk avrebbe manifestato l’intenzione di impiegare presso Twitter oltre 11.000 dipendenti, programmando le prime 1.000 nuove assunzioni entro la fine del 2022.

Riprendendo il punto di vista di Mashable, Twitter non è nella condizione di rinunciare alla stragrande maggioranza del suo staff. Sia perché servono molti dipendenti dall’alto profilo tecnico in grado di intervenire tempestivamente in caso di problemi alla piattaforma, sia perché Twitter, come tutte le piattaforme, ha l’obbligo morale e di legge di presidiare i contenuti dei suoi utenti e contrastare i contenuti illegali.

Elon Musk potrà pure essere un massimalista della libertà d’espressione, ma un conto è il tema del free speech, altra cosa sono quelle policy di moderazione che non prevedono sfumature di grigio o zone franche. Twitter, anche dopo l’acquisizione di Elon Musk, dovrà continuare a combattere la diffusione di materiale pedopornografico o i contenuti propagandistici diffusi da organizzazioni terroristiche come l’ISIS e Al Qaeda. Per garantire tutto ciò, Twitter dovrà continuare ad avere una robusta squadra di moderatori – formati in lingue e culture diverse – impiegati a tempo pieno.

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