Squalo fossile fa riscrivere la storia dell’evoluzione

4 mesi fa

In Cina sono stati recentemente ritrovati numerosi fossili di pesci preistorici in grado di rivelare nuove informazioni sull’anatomia completa dei primi pesci dotati di mascella. Il più antico ritrovato, vissuto 439 milioni di anni fa, è un parente dello squalo.

Il ritrovamento, che si è meritato la copertina di Nature, ha permesso di riscrivere le prima fasi dell’evoluzione dei vertebrati ed è stato pubblicato in quattro studi coordinati da Zhu Min dell’Istituto di paleontologia dei vertebrati e paleoantropologia dell’Accademia cinese delle scienze e da Per E.Ahlberg dell’Università di Uppsala in Svezia.

I fossili ritrovati nella zona sud-occidentale della Cina risalgono al periodo Siluriano del Paleozoico e hanno permesso ai ricercatori di aggiungere nuove informazioni sull’evoluzione dei vertebrati. Il fenomeno più rilevante per l’evoluzione è stata la comparsa della mascella che, fino a ora, non era ben chiaro quando fosse avvenuta.

Gli studi genetici avevano datato la comparsa della mascella 25 milioni di anni prima di quanto i fossili di gnastosomi, datati circa 425 milioni di anni, ritrovati facessero pensare. Il recente ritrovamento ha permesso di confermare questa ipotesi.

Come spesso accade in paleontologia, questi nuovi fossili retrodatano la comparsa di strutture anatomiche che hanno permesso di fare un importante balzo evolutivo, in questo caso le mascelle nei vertebrati: ciò è possibile perché alcuni degli esemplari ritrovati hanno un’anatomia ben conservata, cosa non facile soprattutto quando parliamo di pesci non ancora dotati di uno scheletro osseo. Questi reperti dimostrano un’importante diversificazione dei principali gruppi di vertebrati gnatostomi già all’inizio del Siluriano.

Il resto del corpo, visibile nei fossili cinesi, ha permesso di scoprire che erano dotati di due creste pinnali, una a destra e una a sinistra, che decorrevano dalla testa alla coda e permettevano ai pesci di sollevarsi dal fondale per nuotare liberamente in acqua. Solo successivamente da queste due creste si sono separate quattro pinne: prima quelle pettorali e poi quelle pelviche, da cui si sono poi evolute le zampe e quindi le nostre braccia e gambe.

Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano

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