Che bisogna farne di TikTok? L’opzione nucleare voluta da Trump ora tenta anche Joe Biden

Che bisogna farne di TikTok? Le ambiguità del social sulla gestione dei dati – e i suoi rapporti opacissimi con la Cina – ormai sono diventate motivo di fastidio anche tra i democratici. La Casa Bianca di Joe Biden è tentata di tornare sui passi dell’amministrazione precedente. Il che significherebbe rispolverare l’opzione nucleare voluta da Donald Trump e, dunque, obbligare ByteDance a cedere almeno parte delle sue attività occidentali ad un’azienda americana.

Le trattative tra la Casa Bianca e i dirigenti americani di TikTok proseguono ormai da diverse settimane. L’obiettivo è arrivare ad una quadra che soddisfi il governo e dia forti rassicurazioni sul fronte della sicurezza nazionale. Insomma, ci si vuole assicurare che i dati degli utenti americani di TikTok – che includono anche militari, politici, giornalisti e dipendenti delle agenzie federali – non finiscano nelle fauci di Pechino. Il tema era stato oggetto di una recente audizione al Senato, quando, torchiata dai politici di entrambi gli schieramenti, la dirigente del social Vanessa Pappas non era stata in grado di fornire parole rassicuranti sui legami tra TikTok e la Cina.

Il piano di Donald Trump è tornato attuale

L’amministrazione precedente era stata lungimirante sull’affare TikTok. All’epoca Donald Trump aveva appena mandato KO Huawei, il colosso dell’elettronica cinese. L’azienda era stata inserita nell’entity list del Dipartimento del Commercio: una sanzione che di fatto aveva distrutto la dominance di Huawei nel mercato degli smartphone e, soprattutto, aveva escluso Huawei dalla gara per le infrastrutture 5G tanto negli USA quanto in Europa.

Chiuso l’affare Huawei, era arrivato il turno di TikTok, il social che già all’epoca aveva iniziato a mettere a dura prova realtà americane come Instagram e YouTube. Ma non è mai stata una questione esclusivamente mercantilista. Il sospetto – proprio come per Huawei – è che anche TikTok potesse diventare uno strumento di sorveglianza nelle mani del governo cinese.

Nel 2020 l’amministrazione Trump aveva ordinato a ByteDance di cedere la proprietà del social network ad un’azienda statunitense. Si erano fatte avanti diverse società, inclusa Microsoft. Alla fine la spuntò Oracle. L’accordo non venne mai concluso e più tardi una corte federale stralciò l’ordine esecutivo firmato da Trump. Passata la palla a Joe Biden, l’operazione è stata cestinata definitivamente.

Gli inquietanti segreti di TikTok

Fino a poco tempo fa, l’amministrazione Biden era convinta di poter riuscire a risolvere ogni preoccupazione sulla sicurezza nazionale con un approccio più moderato. Un compromesso che avrebbe fatto felice sia l’opinione pubblica americana che ByteDance.

Le trattative tra la Casa Bianca e TikTok vanno avanti da mesi. C’è già una prima bozza di intesa: prevede che TikTok continui ad operare negli Stati Uniti d’America senza grossi cambiamenti. Nessun obbligo di cedere la proprietà del social network ad un’azienda terza. In compenso, ByteDance dovrà fornire delle importanti garanzie sul fronte della gestione dei dati degli statunitensi, in parte limitando la sua indipendenza.

Nel frattempo sono cambiate molte cose. A giugno è uscita un’inchiesta di BuzzFeed che ha rivelato come i dati degli utenti americani siano alla mercé degli uffici cinesi di ByteDance. Una rivelazione inquietante, che peraltro arrivava proprio per bocca di numerosi dirigenti di TikTok America. BuzzFeed aveva ottenuto le registrazioni di alcune riunioni a porte chiuse avvenute nel quartier generale statunitense del social. «Tutto ciò che avviene sul social viene visto dalla Cina», aveva detto un membro della divisione Trust and Safety di TikTok.

In una riunione avvenuta a settembre del 2021 un dirigente menziona poi un misterioso ‘Master Admin’, ossia un dirigente della divisione cinese che avrebbe accesso «a qualsiasi singola informazione». Ovviamente si sta parlando dei dati degli utenti americani ed europei, anche perché, tecnicamente, TikTok in Cina non esiste: al suo posto è presente Douyin, un social gemello che tiene gli utenti cinesi separati dal resto del mondo.

Poi ad agosto Forbes aveva rincarato la dose, rivelando come moltissimi dipendenti di TikTok avessero lavorato in passato per alcuni media controllati dal partito comunista cinese. In alcuni casi i rapporti di lavoro con la Cina erano ancora in corso, nonostante le policy di ByteDance lo proibiscano esplicitamente.

La Casa Bianca non vuole più andarci piano

Per tutte queste ragioni, ora l’amministrazione Biden sarebbe tentata di stralciare l’intesa raggiunta con TikTok e optare per una soluzione meno mite. Secondo alcune fonti sentite dal New York Times, il N.1 del Dipartimento di Giustizia, Lisa Monaco, teme che le condizioni pattuite non siano sufficientemente severe. Anche dal Dipartimento del Tesoro inizierebbero a sollevarsi i primi malumori: l’idea generale è che non sia possibile andarci piano con ByteDance. Non sarebbe possibile, in altre parole, arrivare a serie rassicurazioni sul fronte della sicurezza nazionale senza forzare una cessione di parte delle operazioni di TikTok ad un’azienda statunitense.

È una questione anche squisitamente politica. Un accordo che non ponga condizioni stringenti rischia di venire interpretato come un segnale di debolezza e subalternità nei confronti della Cina. “Qualsiasi cosa che non preveda una netta separazione di TikTok da ByteDance”, aveva tuonato pochi giorni fa il repubblicano Marco Rubio, “probabilmente non scalfirà di un millimetro i problemi di sicurezza nazionale legati ad operazioni, gestione dei dati e algoritmi del social”. A novembre gli USA terranno le elezioni di mid term e i democratici partono svantaggiati.

Nel frattempo ogni cambio di passo rimane puramente ipotetico. Di certo c’è che la bozza attuale dell’accordo poggia su tre clausole principali:

  1. TikTok dovrà conservare ogni dato sugli utenti americani esclusivamente in server situati su suolo statunitense — oggi si trovano in Singapore e in Virginia, ma probabilmente i nuovi server verranno gestiti dalla Oracle;
  2. Oracle dovrà monitorare e supervisionare anche gli algoritmi di TikTok, quelli incaricati di scegliere quali contenuti mostrare agli utenti. In questo modo ci si vuole assicurare che gli algoritmi non vengano truccati per manipolare l’opinione pubblica americana;
  3. TikTok dovrà creare un nuovo organo di sorveglianza incaricato supervisionare le attività americane del social network e interfacciarsi con il Governo statunitense.

Non sarà l’opzione nucleare di Trump, ma si tratta comunque di condizioni estremamente rigide che, di fatto, diminuirebbero l’autonomia del social network cinese. In tutto questo – riporta sempre il NY Times – Joe Biden non avrebbe ancora scelto a quale parte dare ascolto. La posta in gioco è altissima: gli accordi raggiunti con TikTok, verosimilmente, in futuro verranno utilizzati come riferimento per affrontare questioni simili. ByteDance non è l’unico titano tecnologico cinese interessato ai dati degli americani.

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