Per capire se soffriamo di melanoma, bisogna sapere dove ci troviamo. Non è uno scherzo, ma è la verità attestata da un nuovo studio italiano. Ha rivelato che il melanoma è più frequente nelle persone che vivono in montagna. Questo perché si è maggiormente esposti ai raggi ultravioletti.

Lo studio ha raccolto i dati di oltre 2.700 pazienti. Questi curati nell’Unità di Oncologia Chirurgica dei Tessuti Molli, Peritoneo e Melanoma dell’Istituto Veneto di Oncologia, tra il 1998 e il 2014. La valutazione è stata fatta secondo alcuni fattori: le caratteristiche della malattia, la provenienza e la sopravvivenza. Poi analizzati anche i territori in cui abitavano i pazienti: collina, montagna, mare. Si sono prese in considerazione anche quote che arrivano a quasi 3.400 metri sulla vetta della Marmolada.

Il risultato dello studio ha attestato che l’incidenza del melanoma aumenta in modo direttamente proporzionale all’incrementarsi dell’altitudine. La malattia però cambia in base alla quota. In montagna e in collina le parti più colpite dal melanoma sono collo, testa, palmo delle mani, dei piedi, mucosa orale e unghie inferiori. Sulla costa invece il tronco o gli arti. Sul mare i dati sono meno aggressivi. Inoltre, lo studio ha comprovato che la provenienza non è relativa a varianti della sopravvivenza globale.

Simone Mocellin, direttore dell’unità operativa complessa di chirurgia oncologica dei tessuti molli, del peritoneo e dei melanomi dello Iov e coordinatore della ricerca, afferma:

 

I pazienti provenienti da località collinari e montuose presentavano inoltre alcuni fattori prognostici negativi: come un maggiore spessore di Breslow, la presenza di ulcerazioni e il numero più elevato di replicazioni cellulari. Più che all’esposizione ai raggi ultravioletti, questo riscontro può essere dovuto anche a una più tardiva presa in carico dei pazienti che vivono in queste aree: lontani dai centri urbani.