Il suo nome è GLASS-z13, il corpo più antico del cosmo. Uno studio internazionale con al vertice Rohan Naidu dell’Harvard Center for Astrophysics ha analizzato uno sciame di galassie chiamato Abell 2744. Qui ci sono le tracce di GLASS-z11 e GLASS-z13 e i “redshift” (punti rossi) degli oggetti, in particolare 11 e 13.

Il punto rosso non è altro che la misura della quantità di luce emessa da una galassia allungata dall’universo in espansione. Se il redshift è alto, la sorgente sarà più lontana. In parole povere spostamenti verso il rosso 11 e 13 significano che vediamo le due galassie come erano più di 13,4 miliardi di anni fa. Più gli oggetti sono distanti dal telescopio e maggior tempo la loro luce ci metterà a raggiungerci. Così osservare l’universo più remoto vuol dire viaggiare indietro nel tempo.

 

Molti dei record preliminari che sono stati effettuati con i dati stanno già andando in pezzi e altri stanno vacillando. Applaudo solo una volta che la scienza ha fatto una chiara revisione tra pari. Ma tutti questi dati sembrano molto promettenti.

Thomas Zurbuchen, capo scienziato della NASA

 

 

Già, i primi dati dello studio svolto dal team di Naidu rivelano grandi sorprese. La galassia ha un diametro di 4.500 anni luce e una massa di 1.000 milioni di stelle. Tutto però è ancora da chiarire, perché dopo soltanto 300 milioni di anni dal Big Bang, sarebbe cosa impossibile la formazione di così tante stelle. Inoltre, GLASS-z11 appare come una galassia allungata con disco a spirale in crescita. La maggior parte delle galassie invece hanno un aspetto grumoso.

GLASS-z11 è la dimostrazione che la struttura galattica si formi più rapidamente. A una settimana dalla prima rilevazione al telescopio si hanno già immagini più dettagliate delle galassie risalenti a 13,5 miliardi di anni fa. Nei futuri decenni vedremo l’universo con gli occhi di un telescopio Webb.