Una stella sopravvive a una supernova

1 mese fa

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supernova termonucleare SN-2012Z

Una squadra di astronomi è andata a curiosare sul sito della supernova termonucleare SN 2012Z, restando letteralmente senza parole. Grazie ad un telescopio Hubble hanno scoperto che una stella era sopravvissuta alla sua esplosione. E non è solo questo il dato sorprendente. Già, perché la stella brillava ancor di più di prima, dopo la supernova. Il nome di queste supernove termonucleari è supernova la. Inoltre, sono fra i più importanti strumenti in mano agli astronomi per misurare le distanze del cosmo.

Dal 1998 è stato rilevato che l’universo cresce sempre più rapidamente. E a cosa si deve tale responsabilità? Ebbene, all’energia oscura. La scoperta di tale energia si è aggiudicata nel 2011 il Premio Nobel per la Fisica.

Per l’astronomia, le supernove termonucleari sono essenziali, nonostante siano ancora poco conosciute. Sembra che per gli studiosi si tratti dell’esplosione di nane bianche. Quest’ultime sono stelle costituite dalla massa del Sole, ma si trovano dentro la Terra. Il motivo della loro distruzione è ancora ignoto. Pare che la nana bianca sottragga materia alla sua stella compagna. Quando diventa troppo pesante, allora innesca reazioni che portano ad un’esplosione che fa morire la stella senza controllo.

La supernova termonucleare SN 2012Z è un tipo particolare chiamata anche di tipo lax. È parente di quella di tipo la. Per gli scienziati vengono considerate supernove fallite di tipo la. L’avvistamento della supernova 2012Z era già stato rilevato nel 2012 vicino alla galassia a spirale NGC 1309. Il telescopio Hubble aveva scattato immagini nel 2013, confrontando quale stella risalente a vecchie foto potesse corrispondere a quella esplosa. Nel 2014, infatti, gli scienziati riescono ad identificarla nella supernova 2012Z. Tale episodio corrisponde con la prima identificazione della stella progenitrice di una supernova nana bianca.

 

Galassia NGC 1309 prima e dopo la Supernova 2012Z

 

Curtis McCully, ricercatore dell’UC Santa Barbara e l’Osservatorio di Las Cumbres, ha esposto queste scoperte in una conferenza stampa. Sono risultati che mostrano novità sulle misteriose origini di alcune comuni esplosioni nell’universo. Ecco le sue parole:

 

Ci aspettavamo di vedere una delle due cose quando abbiamo ottenuto i dati Hubble più recenti. O che la stella sarebbe scomparsa completamente, o forse sarebbe stata ancora lì, il che avrebbe significato che la stella che abbiamo identificato nelle immagini pre-esplosione non era quella che è esplosa. Nessuno si aspettava di vedere una stella sopravvissuta più luminosa. Era un vero enigma.

 

Il team di studio e McCully considerano l’ipotesi che la stella semi-esplosa sia diventata più brillante per il rigonfiamento assunto in una stella più grande. La supernova non è stata capace di eliminare tutto il materiale, e quest’ultimo è andato a ricadere in un cosiddetto residuo legato. Gli scienziati attendono che con il tempo la stella possa riassumere lo stato che aveva all’inizio. Anche se con meno massa e maggiore grandezza. Al diminuire della massa, aumenta infatti il diametro delle nane bianche.

 

Questa stella sopravvissuta è un po’ come Obi-Wan Kenobi che torna come un fantasma della forza in Star Wars. La natura ha cercato di abbattere questa stella, ma è tornata più potente di quanto potessimo immaginare. È sempre la stessa stella, ma torna in una forma diversa. Ha trasceso la morte.

Andy Howell, professore alll’UC Santa Barbara e scienziato senior dell’Osservatorio di Las Cumbres

 

A lungo gli scienziati hanno creduto che l’esplosione delle supernove di tipo la potesse avvenire nel momento in cui una stella nana bianca fosse arrivata ad un certo limite di dimensioni. Quest’ultimo prende il nome di Chandrasekhar, ed è circa 1,4 volte la massa del Sole. Tale teoria è però crollata di recente dato che diverse supernove sono apparse con una massa minore di questa. Nuove teorie hanno ipotizzato altri fattori che le fanno distruggere. Gli astronomi non hanno mai avuto la certezza che tali stelle, prima dell’esplosione, si siano mai avvicinate al cosiddetto limite Chandrasekhar.

Adesso il team-studio pensa che tale crescita, fino a giungere all’ultimo limite, sia pari a quello che è successo alla supernova termonucleare SN 2012Z.

 

Le implicazioni per le supernove di tipo Ia sono profonde. Abbiamo scoperto che almeno le supernove possono crescere fino al limite ed esplodere. Eppure le esplosioni sono deboli, almeno a volte. Ora dobbiamo capire cosa fa fallire una supernova e diventare un tipo Iax, e cosa rende una supernova di successo come tipo Ia.

Curtis McCully, ricercatore dell’UC Santa Barbara e l’Osservatorio di Las Cumbres

 

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