Un’intelligenza artificiale potrebbe risolvere il problema della ludopatia (e ai casinò converrebbe)

Le intelligenze artificiali potrebbero giocare un ruolo cruciale nella lotta contro la ludopatia — e i casinò avrebbero solo che da guadagnarci.

Un’azienda ha sviluppato uno strumento in grado di predire quali giocatori siano a rischio di sviluppare una dipendenza dal gioco d’azzardo, consentendo di intervenire prima che i sintomi diventino troppo gravi.

L’IA in questione, sviluppato da un’azienda chiamata Mindway AI, è già utilizzata, in fase di testing, da alcuni importanti colossi del gioco d’azzardo online.

I casinò hanno tutto l’interesse di sconfiggere la ludopatia

Tagliamo immediatamente la testa al toro: perché mai un casinò dovrebbe preoccuparsi della ludopatia? Intuitivamente verrebbe da pensare che le case del gioco hanno solo che da guadagnare dalla dipendenza dei loro clienti, un po’ come è vero per l’industria del tabacco e, in generale, per chi vende prodotti che creano un’estrema dipendenza. Di fatto non è così.

«I casinò hanno bisogno di clienti economicamente indipendenti», ha spiegato al NY Times Alan Feldman, dirigente della catena di casinò MGM Resort. «L’unico modo per ottenere questo risultato è avere clienti che siano in perfetta salute, che possano pagare le loro bollette e quindi tornare a giocare responsabilmente la prossima volta. I giocatori problematici fanno tutti la stessa fine: perdono tutti i loro soldi».

Da qui la corsa per sviluppare strumenti in grado di aiutare i giocatori con problemi di dipendenza, se possibile prima che il problema diventi grave o addirittura irrimediabile.

L’IA in grado di prevedere la ludopatia, prima che si verifichi

Gli algoritmi progettati dalla Mindway AI cercano di rispondere esattamente a questa esigenza. La startup è stata fondata da alcuni ricercatori della Aarhus University, un ateneo danese. La loro intelligenza artificiale non si limita a segnalare i giocatori problematici, ma al contrario cerca di predire la ludopatia prima che si verifichi, monitorando diversi parametri.

«Il problema è che non esiste un solo indicatore in grado di rivelare se una persona diventerà o meno un giocatore problematico», ha spiegato sempre al NY Times Rasmus Kjærgaard, amministratore delegato della Mindway AI. «Molti casinò cercano già di fare quello che vogliamo fare noi, ma si concentrano su troppi pochi fattori: ad esempio il numero di ore spese ai tavoli da gioco, oppure i soldi spesi». Non è sufficiente.

L’intelligenza artificiale della Mindway monitora 14 diversi fattori di rischio

L’intelligenza artificiale della Mindway monitora 14 diversi fattori di rischio. Non solo i soldi e il tempo spesi al gioco, ma anche il numero di bonifici cancellati, oppure il cambio nelle abitudini del giocatore: in genere se una persona gioca normalmente solo alla sera, ma poi inizia a giocare anche in pausa pranzo e poi, ancora, si connette nuovamente per giocare a poker o alle slot di mattina, beh, inizia ad esserci un enorme problema.

Il sofware della Mindway AI attribuisce ad ogni fattore un punteggio che va da 0 a 100 e sulla pase di questi punteggi assegna ad ogni giocatore un fattore di rischio. Il modello alla base dell’IA viene costantemente aggiornato in modo da ottenere risultati sempre più precisi.

A seconda del punteggio interviene poi un sistema a semaforo: luce verde, il giocatore è in perfetta salute; luce gialla, il giocatore non è ancora dipendente ma è sulla cattiva strada; luce rossa, il giocatore soffre già di ludopatia ed è dipendente dal gioco.

Intervenire prima che il giocatore diventi dipendente non è facile

È in realtà più facile a dirsi che a farsi. Tanto per iniziare, come si comunica ad un giocatore che sta iniziando ad avere problemi di ludopatia? «È molto semplice, se il mio algoritmo segnala qualcuno e io penso che sia un giocatore problematico non posso semplicemente mandargli una nota con scritto: “Hey, grandissime notizie: potenzialmente sei un ludopatico”», spiega con sarcasmo Kjærgaard. «C’è solo una risposta possibile ad un messaggio del genere: alzare il dito medio».

Come si spiega ad una persona che ha un problema con il gioco?

La sfida più importante è questa: come si comunicano queste informazioni ad un giocatore? L’obiettivo è aiutarlo, non biasimarlo. Molti casinò hanno risolto sbrigativamente la questione utilizzando un sistema basato su pop-up, altri ancora mandano degli SMS o degli email. Probabilmente nessuna di queste risorse è adeguata allo scopo.

Secondo Kjærgaard l’intervento dovrebbe essere il più personale possibile. I casinò dovrebbero usare i loro dati a disposizione per raggiungere direttamente il cliente per telefono, spiegandogli la situazione nella maniera più precisa, trasparente ed empatica possibile. Solo in questo modo si producono risultati realmente apprezzabili — che ricordiamo essere non solo un interesse della collettività, ma anche della stessa industria del gioco.

Oggi le aziende come la Mindway AI lavorano in un contesto ampiamente non-regolamentato. Esistono delle enormi incognite – anche per ciò che concerne la privacy – e soprattutto non esistono authority esterne ed indipendenti che possano valutare l’efficacia degli strumenti utilizzati per contrastare la ludopatia, possibilmente intervenendo in caso di errori. «Oggi non abbiamo nessun requisito di legge, né nessun obiettivo imposto dallo stato da raggiungere», ha commentato Kjærgaard. «È un enorme paradosso, spero venga risolto molto presto».

 

 

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