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Ottant’anni di Stephen Hawking

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2 settimane fa

8 minuti

Stephen Hawking è probabilmente il cosmologo più famoso di tutti, divulgatore scientifico di fama mondiale, ma anche personaggio del jet set che ha ispirato cinema e letteratura e che non si è mai tirato indietro a ironie sulla sua malattia. Sulla sua lapide c’è inciso la formula dell’energia dei buchi neri, fenomeno fisico di cui era un profondo conoscitore.

Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza.

Stephen Hawking

Realizzare un articolo dedicato agli ottant’anni del più grande cosmologo di sempre (e non solo) rischia di divenire un lungo elenco di date stile enciclopedia, cosa che non interessa a noi, ecco perché in questo approfondimento su Stephen Hawking troverete dei cenni dedicati alla sua vita, la sua più grande scoperta quella dei Buchi Neri e le curiosità legate anche al suo personaggio intrecciato con il mondo nerd.

Il giorno del suo compleanno, 8 gennaio (del 1942), Google gli ha dedicato un doodle esclusivo, lui che ormai è considerato una delle persone più intelligenti di sempre. Secondo una classifica stilata con protagonisti i geni che hanno popolato il nostro mondo, il fisico e matematico si colloca precisamente al decimo posto, avendo avuto un QI pari a 160. Per chi non avesse dimestichezza con questi numeri, una persona ritenuta “normale” ha un quoziente d’intelligenza pari a 100, mentre dai 160 circa in su si è considerati dei veri e propri geni. Lo stesso quoziente, o forse punto in più, viene associato ad un altro grande genio come Albert Einstein, fisico tedesco autore della teoria della relatività. In realtà lo stesso genio non si sottopose mai al test del QI ma secondo gli esperti il suo quoziente oscillava fra i 160 e i 190.

Ma Einstein è il più intelligente di tutti i tempi?
Assolutamente no, secondo diversi esperti sono concordi il più geniale della storia è William James Sidis, con un quoziente compreso fra i 250 e i 300, nato nel 1898, si iscrisse alla prestigiosa università di Harvard già a 11 anni. Ma torniamo al nostro Stephen e alle sue innumerevoli vicissitudini.

Nato a Oxford l’8 gennaio 1942, Stephen Hawking è sempre stato affascinato dall’Universo e nel 1963 questa passione lo portò all’università di Cambridge (tra le migliori nel campo dello studio del cosmo). Gli anni tra il 1965 e il 1975 sono tra i più produttivi della sua carriera scientifica e le sue ricerche sui buchi neri hanno permesso di confermare la teoria del Big Bang, l’esplosione dalla quale è nato l’universo. Dagli anni settanta aveva cominciato a lavorare sulla possibilità di integrare le due grandi teorie della fisica contemporanea: la teoria della relatività di Einstein e la meccanica quantistica. Le sognava riunite nella “Teoria del Tutto“, che nel 2014 ha ispirato il film di James Marsh con uno straordinario Premio Oscar di Eddie Redmayne.

Il sogno dello spazio e dei viaggi interstellari lo ha accompagnato fino alla fine, portandolo nel 2007 ad affrontare, nonostante la sua grave malattia, un volo parabolico e in seguito ad aderire al progetto Breakthrough Starshot, che prevedeva l’invio di una flotta di vele solari per cercare forme di vita verso la stella più vicina, Alpha Centauri. Tra i vari racconti del suo passato ricordiamo che imparò a leggere all’età di otto anni e non era nemmeno uno studente brillante all’epoca del Liceo, ma come si legge nel suo libro Breve storia della mia vita

I compagni nonostante non fossi molto bravo mi diedero il soprannome di Einstein, forse avevano già scorto dei segni molto positivi per il mio futuro

La sua malattia, il suo immobilismo e quella posa con la testa piegata sulla spalla destra lo trasformano in un’icona del Novecento, tra le più importanti probabilmente. Se dovessimo ripercorrere la sua vita lo facciamo attraverso tre momenti salienti. Il primo è sicuramente nel 1963 quando i medici gli diagnosticano una malattia degenerativa, un caso atipico di SLA che inizialmente sembra dargli poche speranze, praticamente un paio d’anni di sopravvivenza. E’ proprio in quel momento con il futuro praticamente segnato che nasce il grande scienziato e uomo che tutti conosciamo, avido di vita e soprattutto di sapere: in quegli anni Hawking avrà due mogli e tre figli e quando perderà l’uso della parola, grazie alle tecnologie in suo aiuto riuscirà a tenere comunque conferenze, lezioni all’Università e soprattuto a scrivere libri.

La seconda svolta la possiamo individuare nell’anno 1979 quando arriva il primo riconoscimento dei suoi meriti scientifici: l’Università di Cambridge gli offre la cattedra lucasiana di matematica, praticamente quella più prestigiosa al mondo, incarico ricoperto tra l’altro da Paul Dirac e Isaac Newton. La sua consapevolezza nei suoi mezzi insieme alla forza d’animo che lo rende agli occhi di tutti “un supereroe immortale” gli dona questa longevità, nonostante la malattia, che i medici a volte non riescono a comprendere.

Va ad insegnare all’Università di Cambridge, la cattedra che fu ricoperta da Paul Dirac e Isaac Newton

La terza ed ultima decisiva svolta è nel 1989, quando Hawking decide di chiedere, ottenendo anche un sì, la possibilità di pubblicare il suo primo lavoro divulgativo, ma la particolarità è la scelta dell’editore da parte del professore di Cambridge:

Vorrei un editore popolare i cui libri si vendano anche nelle librerie degli aeroporti

E il colpo di quell’anno fu fatto da Bantam Books che pubblicò A brief history of the Time (in Italia Rizzoli con il titolo Dal Big Bang ai Buchi neri) con un successo incredibile fuori da ogni previsione: un libro tecnico e scientifico che supera le dieci milioni di copie. In questa operazione c’è tutto Stephen Hawking e la sua voglia di divulgare al mondo intero (e non solo ai colleghi) le sue straordinarie scoperte con un linguaggio semplice e alla portata di tutti. Ovviamente questo suo primo libro darà il via ad una serie di pubblicazioni più o meno specifiche su argomentazioni e scoperte personali che lo trasformeranno in un autore a tutto tondo. Da segnalare assolutamente anche la serie di libri scritti con la figlia Lucy, un modo ancora differente di raccontare la scienza.

Per quanto riguarda la scienza, anche se scrivere di tutte le sue scoperte sarebbe una delle cose più complesse in un articolo, il suo contributo è legato all’intuizione che i buchi neri possono rilasciare energia sotto forma di una radiazione termica (la radiazione di Hawking). Ci troviamo in un’area della fisica teorica complicata e controversa, dove la teoria generale della relatività si sovrappone alla meccanica quantistica, due ambiti rimasti sempre molto distanti e soprattutto in conflitto tra loro (ecco la genialità di Hawking che unisce due categorie apparentemente agli antipodi). Questo incrocio è possibile perché si trova proprio nella teoria del Big Bang: per Hawking l’Universo ha avuto inizio per una singolarità, uno stato di densità infinita, ne conviene quindi, secondo questa teoria, che la chiave della creazione sia “governata dalle leggi della scienza” assioma che gli ha aperto le porte alla Pontifica Accademia delle Scienze.

Ma perché non ha mai ricevuto un premio Nobel?

Di base potremmo dire che le sue teorie risultavano così complesse e astratte, che risulta ancora oggi impossibile sottoporle a una vera e propria verifica sperimentale, la motivazione di un suo mancato approdo alla Hall of Fame della scienza è proprio in questo enunciato. Tuttavia Hawking ha compensato il mancato Nobel con la grande popolarità che gli ha permesso di esprimersi a 360°, diventare un simbolo di resilienza e soprattutto di essere ascoltato sui grandi temi dell’umanità. Ricordiamo in breve solo alcune delle tantissime annoverazioni fatte da Hawking su temi anche non scientifici: ha deprecato l’armamento nucleare, ha messo in guardia verso l’intelligenza artificiale ed è stato, ovviamente, un tenace sostenitore del sistema sanitario pubblico e universale. E’ morto il 14 marzo 2018 e di lui, oltre alla notevole eredità scientifica, resta anche l’asteroide che porta il suo nome, 7672 Hawking.

Stephen Hawking: un grande nerd

Diciamocela tutta, Stephen Hawking è uno degli scienziati più nerd che ci siano stati sulla faccia della Terra. Tutto nasce ovviamente dalla sua autoironia, anche sulla sua malattia, e sulla sua voglia di arrivare come personaggio a più persone possibili. Solo per ricordarne alcune delle sue innumerevoli comparsate la più leggendaria forse è la partita a poker con Einstein e Newton su Star Trek Next Generation (1993), con Hawking che chiacchierava di scienza e di esprimenti con i due grandi geni mentre si sfidavano a carte. Amava non prendersi sul serio, come quel giorno sul set di Star Trek quando, di fronte al motore a curvatura disse:

Aspettatevi grandi cose da questo motore perché ci sto lavorando

Non aveva assolutamente paura di diventare una caricatura di se stesso basti pensare su quante puntate è stato presente (anche fisicamente) su The Big Bang Theoryoppure ricordiamo nel 2015 quando girò un video con i Monty Pyton per celebrare la nuova cover di Galaxy Song. E’ divenuto anche cartone animato sia con i Simpsons (dove nel 1999 interpretava se stesso) che nel futuristico Futurama dove Hawking ebbe il ruolo di custode del continuum spazio-temporale. Inoltre la sua voce, o meglio il suo sintetizzatore vocale, divenne così famosa da essere inserita in due canzoni dei Pink Floyd: Keep Talking del 1994 e Talkin Hawkin del 2014. Questo è stato Stephen Hawking e non possiamo che lasciarci con un’altra sua grande citazione, pronunciata in un videomessaggio durante il suo settantesimo compleanno nel 2012:

Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire

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