Dopo il molto discusso e fallimentare – per critica e boxoffice – Ghostbusters al femminile del 2016, con Legacy il franchise si affida a Jason Reitman (figlio di Ivan, regista dei primi due), fa una completa inversione a U e finisce per riagganciarsi direttamente ai film originali, cambiando quasi del tutto l’impostazione (pure perché i tempi cambiano e c’è tanta distanza temporale anche nel racconto), ma mantenendo talmente tanti elementi del primo film da porsi praticamente come una via di mezzo tra la scuola del timido settimo episodio di Star Wars e la volontà di rinnovare la formula.

Il risultato che ne esce, e lo stiamo per vedere in questa recensione di Ghostbusters: Legacy, è un film di sicuro molto riuscito (tanto che mi viene da chiedermi cosa abbiano visto alcuni giornalisti all’estero) e che strizza chiaramente l’occhio a possibili nuovi appassionati, poggiandosi in questo sforzo chiaramente sul successo di Stranger Things (e di conseguenza sul modello di It), di cui ha anche Finn Wolfhard, e perdendo quasi totalmente il carattere surreale e comedy dei film originali.

Ghostbusters: Legacy è quindi un film di compromesso generazionale, ma è anche un compromesso che tiene botta, al netto della pedanteria generale con cui si riprende l’immaginario e vengono compiaciuti i vecchi fan, che può infastidire e che si traduce in un progetto che per quanto funzioni non si espone mai davvero, né inventa qualcosa di nuovo nella somma delle sue parti.

Prima di continuare, vi ricordo che Ghostbusters: Legacy è stato presentato ieri in Alice della città, la sezione parallela e autonoma della Festa del Cinema di Roma. Arriverà invece nei cinema italiani tra circa un mese, il 18 novembre, distribuito da Sony Pictures.

A differenza del reboot del 2016 e come accennato sopra in questa recensione, Ghostbusters: Legacy è un seguito diretto dei due film originali, ambientato ai giorni nostri decine di anni dopo quegli eventi e con protagonista la famiglia di Egon, in particolar modo la deliziosa nipote Phoebe, interpretata da Mckenna Grace.

La misteriosa morte di Egon e la precaria situazione finanziaria della figlia Callie (Carrie Coon) costringono il gruppo a spostarsi in una sperduta città dell’Oklahoma, Summerville, dove il fu Ghostbuster si era improvvisamente esiliato per anni e anni, tagliando i rapporti con la propria famiglia e con la sua vecchia squadra (Peter, Ray e Winston).

Chiaramente il passato non rimane sepolto per troppo tempo, e una nuova generazione di acchiappafantasmi dovrà raccogliere una pesante eredità e chiudere il ciclo aperto più di trent’anni prima.

Ghostbusters Legacy Recensione Finn Wolfhard

La centralità di Egon in tutto questo non è un caso, visto che il film viene esplicitamente dedicato ad Harold Ramis (interprete di Egon e sceneggiatore dei primi due film, con Dan Akroyd), tristemente deceduto nel 2014, e gran parte del racconto è un gigantesco e delicatissimo omaggio al personaggio, che potrebbe strappare qualche lacrima ai più affezionati tanto è ben gestito ed elegante, nonché chiaramente molto sentito sul piano emotivo.

C’è una soluzione abbastanza pacchiana in dirittura d’arrivo purtroppo a riguardo, che rovina in parte il linguaggio e le scelte intelligenti di Reitman nel gestire l’eredità di Ramis e del relativo personaggio, ma in generale quanto fatto con Egon è a mani basse tra gli elementi meglio riusciti del film. Questo da una parte aprirà il cuore del fandom, mentre dall’altra evidenzia il riuscitissimo personaggio di Phoebe, dando anche un senso al sottotitolo Legacy utilizzato in Italia, Germania e Olanda (anche se continuo a preferire Afterlife dal titolo originale).

Proprio la piccola Phoebe è tra i migliori meriti della sceneggiatura, pure in quanto fulcro di tutti quei temi familiari che passano anche per la madre Callie e in misura minore per il fratello Trevor (Finn Wolfhard). Tuttavia, Phoebe brilla anche di luce propria: è a tutti gli effetti l’erede del nonno (anche come figura nerd) e ha un carisma tramite l’interpretazione di Mckenna Grace che la rende davvero memorabile e sempre simpatica, grazie ad una serie di divertenti freddure spesso fuori luogo e una caparbia maturità che traspare da un carattere eccentrico.

Ghostbusters Legacy Recensione Fantasma

Al di là di Callie, che come detto ha una certa importanza sempre nel legame del film con Egon, il resto del cast è praticamente abbozzato, compreso il Mr. Grooberson di Paul Rudd, ma non è qualcosa di cui il film alla fine si interessa e soprattutto non è un qualcosa che in qualche modo rovina gli equilibri del racconto.

L’unica critica rilevante su questo è che potevo aspettarmi qualcosa in più dal Trevor di Finn Wolfhard, ma si parla comunque di una piccolezza.

Ghostbusters: Legacy non ha i toni e l’anima dei film degli anni ’80, è un film molto diverso.

Croce e delizia del film è invece il modo in cui riprende il film originale. Parliamoci chiaro: Ghostbusters: Legacy non ha i toni e l’anima dei film degli anni ’80, è un film molto diverso, più spooky, più serioso, meno caricaturale/surreale e relativamente meno comedy (fino ad un certo punto, perché le risate ci sono eccome), nei modi molto vicino ad uno Stranger Things, o meglio ad un It.

Questo assiste un’apertura notevole ad un pubblico giovane (magari meno affezionato al franchise), su cui abbiamo visto che questa formula funziona alla grande, permettendo nel mentre di affrontare l’immaginario in un modo diverso rispetto a quanto fatto originariamente.

L’immaginario cult che siamo stati abituati a conoscere torna infatti praticamente intonso, per un livello di fan service tale da essere a volte stucchevole e fastidioso, al limite della pigrizia, visto che comunque si fa di tutto per riprendere quanto già proposto, chiaramente rielaborandolo in funzione delle necessità di un’atmosfera e di una messa in scena completamente diverse rispetto ai primi Ghostbusters.

Marshmallow Ghostbusters Legacy recensione

Come emerso da una chiacchierata con qualche collega, Legacy nel modo in cui va a toccare l’immaginario si comporta praticamente come Il risveglio della Forza per Star Wars, quantomeno differenziandosi e quindi decisamente evitando di risultare un remake come invece accaduto per il film di Abrams.

Questa mancanza di coraggio nel costruire qualcosa di nuovo nell’immaginario di riferimento e questa pedanteria nel riproporre il già visto (che a volte si scontra con la logicità del racconto) sono forse i nei maggiori da segnalare in questa recensione di Ghostbusters: Legacy, ma è vero pure che questa direzione potrebbe essere il compromesso necessario per un prodotto che vuole fare da ponte tra le generazioni.

C’è anche da dire che questa riproposizione spesso è molto simpatica, siccome mantiene la dimensione eccentrica del materiale originale, e determinati riferimenti oltre che a mirare alla nostalgia alimentano tanto del lato comedy del film.

Un ultimo appunto va pure alla varietà dei fantasmi di Legacy, viste pure le grandi possibilità che oggi offre la CGI e che potevano garantire un certo eclettismo nel design di ectoplasmi vari. Il film accenna qualcosa in quel senso, come ad esempio con gli adorabili e già cult mini Marshmallow Man o con un fantasma che sembra un cacodemone da Doom, ma questi piccoli sforzi non fanno che far venire voglia di vedere qualcosina in più.

Ghostbusters: Legacy sarà in sala dal 18 Novembre per Sony Pictures

78
Ghostbusters: Legacy
Recensione di Simone Di Gregorio

Ghostbusters: Legacy è un ottimo film che si prende la responsabilità di fare da tramite tra generazioni, tra vecchi e nuovi fan, riprendendo con davvero troppa pedanteria e fan service l’immaginario di riferimento e cavalcando il successo del modello di Stranger Things/It. Legacy fa tra l’altro quasi sempre un grandissimo lavoro nell’omaggiare con eleganza la figura di Egon e la qualità del personaggio di Phoebe ne è diretta conseguenza, regalando agli appassionati qualche momento decisamente emozionante.

ME GUSTA
  • L’eleganza con cui quasi sempre viene omaggiato Egon, il personaggio del defunto Harold Ramis, soprattutto nel legame con la sua famiglia
  • L’ambizione di porsi come ponte tra vecchi e nuovi fan, unendo l’immaginario ad un modello che prende da It e Stranger Things
  • L’adorabile e simpaticissimo personaggio di Phoebe
FAIL
  • Il modo in cui viene riproposto l’immaginario del film originale è troppo pedante, pigro e intriso di fan service
  • Si poteva fare di più sulla varietà dei fantasmi viste le possibilità odierne
  • Una soluzione molto pacchiana per quanto riguarda Egon