Altos Labs e gli altri: l’industria dell’immortalità vale già miliardi di dollari

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4 giorni fa

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La ricerca dell’immortalità è rapidamente diventata un business multi-miliardario foraggiato da alcuni dei nomi più noti dell’industria tech americana. Recentemente ha fatto parlare di sé Altos Labs, una startup che vuole rallentare l’invecchiamento e sconfiggere la morte. Si dice che trai suoi finanziatori ci sia anche Jeff Bezos, il fondatore di Amazon.

Altos Labs, la startup dell’immortalità finanziata anche da Jeff Bezos

Ad ottobre dell’anno scorso un gran numero di scienziati ed accademici si sono incontrati a Los Altos Hills, un esclusivo quartiere riservato agli ultra-ricchi di Palo Alto, in California.

Nella prestigiosa villa dell’imprenditore di origine russe Yuri Milner, gli scienziati hanno discusso per due giorni di epigenetica, riprogrammazione delle cellule e di come la biotecnologia potrebbe venire utilizzata per fermare o addirittura invertire l’invecchiamento, ringiovanendo le persone.

Da quel meeting esclusivo è nata la Altos Labs, una startup che lavora ad un trattamento per estendere la vita dell’uomo di decine di anni. La storia la racconta il Technology Review, rivista del MIT.

Yuri Milner ha fatto la sua fortuna investendo in Facebook e Mail.ru. Da diverso tempo è ossessionato dai temi scientifici e ogni anno organizza il Breakthrough Prizes, un premio di tre milioni di dollari assegnato ai migliori fisici, biologi e matematici.

Oggi la sua nuova creatura, Altos Labs, ha già raccolto investimenti per oltre 200 milioni di dollari. La startup ha già sedi negli USA e in Regno Unito, prossimamente verranno aperti degli istituti di ricerca a San Francisco, San Diego, Cambridge e in Giappone.

La Altos Labs ha già arruolato un team di ricercatori di fama internazionale, che sta stra-pagando. Incluso Juan Carlos Izpisúa Belmonte, uno scienziato del Salk Institute che aveva predetto che la vita media dell’uomo in futuro potrebbe venire estesa di almeno altri cinquanta anni.

Fa parte del team anche Steve Horvath, scienziato che ha dato il nome all’orologio di Horvath, una tecnica per calcolare l’età biologica di una cellula monitorando quattro parametri epigenetici associati all’invecchiamento.

Secondo diverse fonti, Jeff Bezos sarebbe uno dei finanziatori più importanti di Altos Labs.

Il team d’investitori che ha creduto in questa promessa potrebbe includere un VIP d’eccezione. Technology Review non è riuscito a verificare l’informazione in modo indipendente, ma diverse fonti hanno rivelato che negli incontri di presentazione del progetto Jeff Bezos viene indicato frequentemente come uno dei primi finanziatori della startup.

Un posto di lavoro da sogno per i ricercatori che non vogliono limiti

Oggi l’industria dell’immortalità vede già la partecipazione di diverse startup altamente finanziate. Partecipano alla partita, tra le altre, anche Turn Biotechnologies, Life Biosciences, AgeX Therapeutics e Shift Bioscience. Nessuna di queste aziende – scrive Technology Review – ha già prodotto un trattamento sufficientemente maturo da poter entrare in fase di testing.

La riprogrammazione delle cellule umane, con lo scopo di ringiovanirle, vale già centinaia di migliaia di dollari

ha spiegato a Technology Review David Sinclair, ricercatore di Harvard.

Inizialmente la Altos finanzierà diversi progetti di ricerca con lo scopo di ottenere una maggiore conoscenza dell’epigenetica, ma nessuno si aspetta che questi studi portino ad un prodotto o a dei profitti nell’immediato.

Altos Labs ci dà un incentivo a fare ricerca motivati dalla curiosità. Lavoriamo per una compagnia privata, ma abbiamo la libertà di essere coraggiosi ed esplorare. Stiamo cercando di comprendere i processi di ringiovanimento. C’è sicuramente l’obiettivo di produrre dei ricavi in futuro, ma non è un obiettivo immediato

ha detto un ricercato che ha spiegato di aver quintuplicato il suo stipendio dopo aver accettato di lavorare per Altos Labs.

Ma forse è troppo presto

In questa fase non abbiamo ancora la minima idea se rallentare – o addirittura fermare – il processo d’invecchiamento sia qualcosa alla portata dell’uomo, né sappiamo se lo sarà con i progressi della scienza che otteremo tra 20, 50 o 200 anni.

È un’enorme scommessa. Quello che queste aziende stanno dicendo è: ‘vediamo se la riprogrammazione delle cellule funziona. Vediamo se è possibile mandare indietro le lancette dell’orologio biologico. Se funziona, avrà un impatto enorme sul mondo

ha sintetizzato Martin Borch Jensen, ricercatore capo del Gordian Biotechnology.

Molti ricercatori non condividono l’entusiasmo della Altos Labs. Semplicemente – sostengono i più scettici – la comunità scientifica non è ancora arrivata lontanamente vicina a comprendere le potenzialità della riprogrammazione delle cellule.

Non manca chi mette in guardia dalla possibilità di arrivare ad una fase di testing sull’uomo in tempi eccessivamente precoci, perché accecati da un entusiasmo irrazionale e dagli interessi economici sempre più grandi dietro a questo campo.

Uno dei problemi – spiega a Technology Review Alejandro Ocampo dell’Università di Losanna – è che la riprogrammazione non ringiovanisce semplicemente le cellule ma cambia la loro identità. Ad esempio trasformando una cellula della pelle in una cellula staminale. Per questo la tecnologia è ancora troppo pericolosa per essere provata sull’uomo. Credo che l’idea di per sé sia solida, ma c’è troppo hype. Siamo molto lontani da un applicazione pratica.

Credo che si stia muovendo tutto troppo rapidamente. Non sono sicuro che abbia senso avere cinque o addirittura otto aziende nel campo della riprogrammazione in competizione tra di loro. Sembra tutto troppo veloce. Lo sapete quanti studi sottoposti a peer review esistono sulla riprogrammazione in vivo? Il numero è molto simile a quello delle aziende in questione. Una dozzina o poco più.

Sempre Ocampo si affretta a specificare che dietro a tutto questo fermento qualcosa di concreto c’è. Oggi i ricercatori sono già in grado di prendere una cellula individuale di 80 anni e ringiovanirla di 40 anni. Per l’appunto, si parla di studi in vitro e non in vivo.

Una delle principali priorità della Altos Labs è l’individuazione di un metodo preciso per calcolare l’invecchiamento di una cellula

Una delle principali priorità della Altos Labs consiste nell’individuazione di un metodo preciso per calcolare l’invecchiamento di una cellula, partendo dalle scoperte dello scienziato Steve Horvath, che fa parte del team di ricercatori dell’azienda. Riuscire ad individuare con precisione dei parametri per determinare l’età di una cellula consentirebbe anche di valutare il successo di un eventuale terapia o farmaco per estendere la longevità delle persone.

La corsa verso l’immortalità delle divinità della Silicon Valley

Ma il business dell’immortalità non è nato oggi. Da diversi anni diverse startup e altrettanti veterani della Silicon Valley inseguono questo sogno. Peter Thiel, che con la sua non-profit Breakout Labs finanzia diversi progetti per combattere l’invecchiamento, intervistato nel 2015 dal Washington Post si era espresso in questi termini:

Ho sempre pensato che la morte sia una cosa terribile. Praticamente ogni malattia è collegata all’invecchiamento. Una persona su mille si ammala di cancro dopo aver compiuto 30 anni. Un terzo delle persone over 85 è ammalata di Alzheimer o di demenza. Non sono nemmeno un fan di chi parla della morte come un processo naturale. Che i denti cadano è un processo naturale, significa che dovremmo smettere di curare le carie? Nel diciannovesimo secolo si pensava che il dolore fosse una parte naturale del parto, dunque le donne non dovevano ricevere palliativi. Penso che l’argomentazione di seguire la natura spesso tenda a portare ad esiti molto sbagliati. Io personalmente credo che non combattere la morte andrebbe contro la natura dell’essere umano.

Peter Thiel – fondatore di PayPal e uno dei primi finanziatori di Facebook – insegue il sogno dell’immortalità da tempi non sospetti. Nel 2013 – al grido di “la più grande disuguaglianza è quella trai vivi e i morti” – aveva finanziato un progetto di ricerca per rallentare l’invecchiamento condotto dallo scienziato di Cambridge Aubrey de Grey. Nel 2010 aveva invece investito mezzo milione di dollari nella Halcyon Molecular, una società fondata da un 28enne mossa dall’obiettivo di arrivare ad un trattamento per rallentare l’invecchiamento e combattere il cancro.

Anche i due fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page, sono notoriamente ossessionati dal tema della morte e di come porvi rimedio. Tra le mille sussidiarie di Alphabet, la parent company di Google, troviamo non a caso Calico Labs, un’azienda di bioingegneria da oltre 1,5 miliardi di dollari al lavoro per aumentare la longevità dell’uomo. Calico Labs non aggiorna frequentemente il pubblico sui suoi progressi, ma è noto che l’azienda sia riuscita ad estendere di diversi ordini di grandezza la vita di una piccola colonia di talpe senza pelo. Anche l’azienda di Google, come Altos Labs, lavora all’individuazione di dei marcatori biologici affidabili in grado di identificare con precisione le fasi del processo d’invecchiamento.

Per quanto non confermato, l’interesse di Jeff Bezos per Altos Labs non ci stupirebbe più di tanto. Banalmente perché il fondatore di Amazon ha già investito in progetti molto simili. Nel 2018 – e questo lo sappiamo per certo – ha partecipato ad un round d’investimenti da 80 milioni di dollari della Unity Biotechnology, una compagnia farmaceutica che sta ricercando un farmaco per prendere di mira le cosiddette cellule senescenti. Una parte di quegli 80 milioni di dollari li aveva messi Peter Thiel.

Elon Musk, che pure in passato aveva detto di non voler vivere per sempre, affronta la questione da un approccio completamente diverso: i corpi sono destinati a morire, ma la nostra mente forse un giorno sopravvivrà grazie alla possibilità di caricarla nel Cloud.

Come già suggerito, i progressi raggiunti da questo universo di aziende iper-finanziate non sono noti al pubblico e il sospetto è che sia tutto in una fase estremamente embrionale. Forse i primi risultati si vedranno tra decenni, o forse ne beneficeranno solamente le prossime generazioni.

Secondo il giornalista del The Guardian Adam Gabbatt, probabilmente è anche per questo clima d’incertezza che quasi tutti i capitani di ventura della Silicon Valley sono ossessionati dall’alimentazione corretta e dal tenersi in forma. Per avere più possibilità di essere tra noi quando questi laboratori sforneranno le prime terapie anti-invecchiamento. In altre parole: «Il loro obiettivo è quello di vivere sufficientemente a lungo da poter vivere per sempre».

 

The Gateway è il magazine settimanale di Lega Nerd che vi parla del mondo della tecnologia e dell’innovazione.

 

 

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