Amazon, Google, Facebook e Netflix: “gonfiano i numeri sulle tasse pagate”, l’accusa prima del G7

2 mesi fa

Secondo un nuovo report, le grandi aziende tecnologiche avrebbero truccato i loro report finanziari, dichiarando al pubblico di aver pagato più tasse di quelle effettivamente versate.

Pagano meno di quanto “sarebbe giusto” – secondo l’opinione comune, quantomeno -, ma ai loro investitori e il pubblico dicono di pagare molte più tasse di quanto facciano veramente. È l’accusa del report dell’organizzazione Fair Tax Foundation. Nel mirino le cosiddette Big 6: Amazon, Facebook, Alphabet (Google), Netflix, Apple e Microft.

I dati riportati al pubblico sarebbero stati gonfiati, complessivamente, di circa 82,4 miliardi di euro nel corso dell’ultimo decennio. Ma non solo: avrebbero anche pagato 149 miliardi di dollari in meno (circa 122 mld di euro) grazie alle tassazioni di favore degli Stati dove hanno la loro sede fiscale, e quindi aggirando – legalmente – la pressione fiscale degli Stati nazionali dove operano realmente con i loro prodotti e servizi.

Dal 2011 al 2020 Amazon ha pagato circa 6 miliardi di dollari in tasse, contro i 10,7 miliardi che gli sarebbero spettati in assenza di elusione — continua nella sua invettiva l’organizzazione. Si tratta del 9,8% sul totale dei profitti registrati nel decennio, il dato più basso in assoluto: le altre Big 6 hanno fatto meglio.

Amazon ha respinto l’accuse, definendo il report della Fair Tax Foundation “estremamente fuorviante”. L’azienda rifiuta anche il paragone con le altre grandi aziende tech: “il nostro settore principale è quello del retail, dove i margini sono bassi”, ha detto un portavoce, “il paragone con le compagnie tecnologiche che hanno margini prossimi al 50% non è razionale”.

 

 

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