Halston: la recensione, lo stilista del proprio destino

5 mesi fa

7 minuti

Halston la recensione

La recensione di Halston parte dal presupposto che questa storia è un ritratto empatico di qualcuno per cui non vorresti lavorare, di cui non vorresti essere innamorato o a cui non vorresti prestare una grande quantità di denaro. Lo stilista delle donne americane, un artista a cui piaceva spendere soldi, è stato molto audace nella sua vita, e così è anche questa avvincente epopea che ti immerge nel suo mondo di disegni brillanti e auto-sabotaggio senza limiti.

Il tutto condito con una delle migliori interpretazioni della carriera di Ewan McGregor, che si avvicina alla grandezza di Roy Halston come se lo stilista stesso fosse stato un attore, e mostra il potere di questo artista che voleva essere conosciuto solo dal suo cognome.

E insieme allo squisito design dei costumi nel rappresentare l’ascesa e la caduta di Halston dagli anni ’60 alla fine degli anni ’80, i cinque episodi sono raccontati con moderazione e attenzione dal regista Daniel Minahan, la stessa cosa che non può essere detta per il lavoro del produttore e co-sceneggiatore Ryan Murphy. Di seguito il trailer YouTube della serie:

“Io ho una visione”

halston recensione

La serie comincia proprio all’inizio dell’ascesa di Halston, tanto che il suo famoso design per il cappello indossato da Jackie Kennedy è un dettaglio lampante. Nella recensione di Halston non può mancare la considerazione del fatto che questo dettaglio rappresenta il momento in cui Halston vince il suo narcisismo, ma manca ancora una parte importante nei suoi piani: il finanziamento. La serie rivela con maestria cosa fa il famoso stilista con le opportunità che gli vengono offerte, specialmente quando grandi aziende con intenzioni apparentemente buone come Norton Simon (a cui Bill Pullman ha dato un volto come presidente David Mahoney) sono coinvolte nei giochi.

Ma Halston non ha ottenuto questo successo da solo, anche se impiega ben quattro episodi per rendersene conto nel suo particolare viaggio emotivo.

La storia costruisce intorno a lui un gruppo di persone emergenti nella scena, che danno il proprio contributo e vengono rappresentate con la loro unicità. C’è Elsa Peretti (Rebecca Dayan), la sua modella preferita; o Joe Eula (David Pittu), un illustratore che diventa anche una sorta di angelo custode di Halston nelle sue decisioni difficili. Rory Culkin appare nei primi episodi nei panni di un giovane Joel Schumacher, che fornisce il materiale che Halston poi gestisce con il suo tocco magico.

In tutta la serie, le abilità e la genialità di Halston vengono sempre mostrate, ma parte del dramma della serie riguarda il modo in cui alcune scoperte si rivelano non essere state tutte esattamente sue.

Un ottimo esempio di ciò viene dalla storia della moda, come con il flacone di profumo a goccia di Halston. Peretti viene mostrata mentre lo disegna, dopo che Halston ha insistito per farlo. Viene poi respinto da Mahoney sul fatto che il design non è logico o di facile assemblaggio in fabbrica, ma comunque Halston aveva ragione. La bottiglia è un successo. Eppure questo successo serve solo a far aumentare la testardaggine di Halston come uomo d’affari e artista. Le decisioni di vita di Halston diventano un mantra che la serie abbraccia, soprattutto per mostrare che gli sono state presentate molte opportunità che avrebbero potuto portarlo a un maggiore successo commerciale.

Genio Vs cliché Sregolatezza

recensione halston

Nella recensione di Halston è impossibile non affrontare un tema ormai diventato un vero e proprio cliché: il genio come sinonimo di sregolatezza. Il gruppo trova un’arma non così segreta nel personaggio di Liza Minnelli, un’amica di lunga data di Halston, interpretata da Krysta Rodriguez, che offre una performance spettacolare e affascinante, soprattutto sul palco.

Ma anche con il suo cast, la scrittura serrata all’interno della miniserie di 250 minuti punta il suo obiettivo sempre su Halston. Ma è soprattutto la performance di McGregor che rende la serie vitale e affascinate al punto che ti ci ritrovi catapultato dentro.

McGregor tratta Halston come un’opera d’arte, un essere complesso rapito dai suoi momenti di arroganza e di genio.

Halston inizia a calarsi nel suo personaggio all’inizio, nel momento in cui si rende conto di acquisire potere solo cambiando il suo aspetto, sistemandosi i capelli all’indietro, indossando occhiali da sole e abbassando il tono della voce. Ci sarebbe potuto essere qualche dettaglio in più su come è arrivato a queste idee, ma un momento del genere è significativo e viene notato dall’occhio attento di McGregor che lo usa per arricchire la sua interpretazione.

I dolori del giovane Halston

ewan mccgregor

Continuiamo la nostra recensione di Halston ripercorrendo i pochi flashback che la serie usa per mostrare l’infanzia e la giovinezza dello stilista. Com’era Halston da giovane? Una parte di lui è ancora presente nelle espressioni del viso di McGregor, nel modo in cui mostra piacere nel poter avere il controllo e il potere in ufficio, ma invece sembra spaventato dalla sessualità di Victor Hugo (Gian Franco Rodriguez).

Hugo è stato uno degli amanti di Halston e solo un pezzo della lunga storia di relazioni che ha avuto.

Una delle aggiunte più affascinanti che McGregor fa all’immagine di Halston è quella dell’insicurezza palpabile, ma nascosta, di qualcuno che sarebbe diventato così autodistruttivo da perdere in seguito il potere del suo cognome a causa del proprio ego.

McGregor rivela la forma più sensibile di Halston. È il modo in cui Halston tiene le sue lunghe sigarette come se fossero di vetro, accompagnando una postura impeccabilmente perfetta. L’episodio tre lo mette in risalto in particolare, con il protagonista che sperimenta una vivida memoria sensoriale mentre sceglie gli odori del suo famoso profumo (con un’eccellente scelta di Vera Farmiga come pseudoterapeuta e profumiera). È l’immersione più profonda che la miniserie fa nelle sue repressioni e proviene dalla brillante e corposa interpretazione del personaggio di McGregor.

La moda si muove velocemente

netflix

Arriviamo alla conclusione della nostra recensione di Halston parlando del suo finale. Molti dei passaggi successivi della serie, mostrano Halston nel sua versione più auto-sabotante e distruttiva, tutto concentrato sul lusso, sull’ego o sul sesso e mai invece sul creare qualcosa di nuovo. Ma la moda si muove velocemente, come dice Mahoney, e la concorrenza con Calvin Klein e altri nomi e la situazione sfugge rapidamente dalle mani di Halston, tropppo preso dalla cocaina e dal dimenticarsi le scadenze.

Tali scene esemplificano il modo in cui McGregor si avvicina a questo personaggio con completa empatia, abbracciando quel fattore come necessario affinché un attore, o spettatore, si possa connettere con un personaggio del genere.

La serie spinge molto su questi fattori, con numerosi esempi, mostrando le scene in cui lo stilista cena su un jet privato da Manhattan a Montauk, o mostrando la sua testardaggine come artista che lavora a malapena. Alcuni spettatori potrebbero non vederlo come un artista, e alcuni potrebbero persino vedere la serie stessa come un voler rivelare solo i suoi lati peggiori. In realtà lo scopo è mostrare un empatia profonda verso il suo personaggio ma anche rivelare i lati distruttivi di un artista che non ha saputo fermarsi.

Ma il mondo intorno ad Halston è accattivante, con sequenze inebrianti guidate dalla musica che catturano la grandiosità del regno di Halston negli anni ’70: c’è una splendida ricreazione del suo famoso studio e showroom della Olympic Tower, un castello di vetro a New York City che si affaccia su un Cattedrale. E Minahan ha una mano sicura nello spostare Halston tra le diverse amicizie, rivelando scene intime che mostrano come queste persone abbiano le loro vite a cui pensare e creerebbero le loro eredità lontano da lui.

A suo modo, la serie di Minahan tratta Halston e i suoi molti segreti con adorazione e stupore. Ma rimane un enigma irrisolto, in un modo che McGregor e questa miniserie trattano come la moda: o la senti anche tu, oppure no.

 

Halston è disponibile per la visione su Netflix

 

67
Halston
Recensione di Laura Della Corte

Concludiamo la nostra recensione di Halston usando le sue parole, la serie aveva una visone su come rappresentare la vita di Halston e ha fatto una scelta potente scegliendo Ewan McGregor per il ruolo ma questo non sempre basta a far entrare un pubblico ampio nel mondo molto personale di un artista e rimanere dalla sua parte fino alla fine.

ME GUSTA
  • L'interpretazione magistrale di Ewan McGregor
  • Le interpretazioni del personaggi secondari
FAIL
  • Alcuni cliché su cui la serie gioca un po' troppo
  • La durata degli episodi
  • L'infanzia dello stilista viene mostrata poco
  • Empatizzare con il protagonista non è facile
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