A fine marzo, Volkswagen si era lasciata “sfuggire” un pesce d’aprile anzitempo. All’epoca la cosa era sembrata molesta, ma innocente, tuttavia ora la Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti sta vagliando meglio la situazione, temendo che la casa automobilistica abbia orchestrato una finta gaffe per far lievitare le sue quotazioni di Borsa: nasce così il “caso Voltswagen

L’atteggiamento dell’azienda tedesca era stato in effetti così poco professionale da suscitare un po’ di sospetto e molti malumori. Circa un mese fa, la ditta si era infatti lasciata fuggire una finta soffiata in cui si annunciava un parziale rebranding: la branca USA di Volkswagen si sarebbe presto ribattezzata Voltswagen, in onore a un sedicente impegno nell’industria delle autovetture elettriche.

Vista la vicinanza al primo di aprile, molte testate avrebbero liquidato la cosa come uno scherzo di poco conto, se non fosse che il Presidente e CEO di Voltswagen America, Scott Keogh, avesse fugato ogni dubbio dichiarando con forza che la transizione fosse legittima e veritiera.

Due giorni dopo, si è scoperto che il personaggio in questione aveva deliberatamente mentito. Una “cappellata” da crocifissione in sala mensa, se non fosse che la nota azienda automobilistica ci ha solamente guadagnato, da questa mancanza di affidabilità.

Durante quel breve lasso di tempo, le azioni di Volkswagen sono salite del 12,5 per cento, ottenendo un aumento di valore di miliardi, a Wall Street. Per questo, la SEC vuole ora capire se questa gag possa rientrare tra le manipolazioni di mercato e se la ditta tedesca sia in qualche modo sanzionabile per il suo atteggiamento.

 

Potrebbe anche interessarti: