Guida autonoma, il triste destino di sempre più startup: vendere ai grandi o morire

5 mesi fa

È in questo scenario che la Cruise, una grossa realtà finanziata da GM e Honda, sarebbe ad un passo dall’acquisire la Voyage, una startup che negli ultimi hanno ha posto le basi per un servizio di robot-taxi in Florida.

La stessa Cruise nasce nel 2013 come una startup indipendente. Poi nel 2016 l’acquisizione da parte di General Motors, che nel frattempo ha riempito la sussidiaria di finanziamenti multimilionari.

Non tutte le startup nel settore della guida autonoma avranno diritto ad un lieto fine, scrive Ars Technica. Anzi, abbiamo già diversi casi di aziende svendute per cifre (relativamente) irrisorie o fallite senza una exit strategy. Apple ha acquistato Drive.ai nel 2019 quando la startup era ad un passo dal fallimento. Stessa storia per Zoox, acquisita nel 2020 da Amazon per pochi soldi.

Oggi il mercato è ancora relativamente affollato, ed include player come Optimus Ride, Aurora e May Mobility. Per tutte queste realtà il problema è sempre lo stesso: la guida autonoma ci sta mettendo molto più tempo del previsto. La tecnologia non è vicina alla perfezione, e prima di vederla sulle auto di nuova generazione ci vorrà ancora molto tempo.

Ma intanto i finanziamenti si fanno più esigui e il rischio di rimanere senza liquidità è sempre dietro l’angolo. Anche nei casi più virtuosi, come Nuro, una delle startup più vicine al raggiungimento di una tecnologia sufficientemente matura, le tempistiche sono tutto fuorché certe.

Nel frattempo, hanno iniziato a ritirarsi anche alcuni player di primo piano. Come Uber, che ha preferito vendere il suo dipartimento dedicato alle driverless all’Aurora:

 

 

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