WandaVision, la recensione del settimo episodio: nella tana del coniglio

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2 mesi fa

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La recensione del settimo episodio di WandaVision: non è più tempo di scherzare. Lo abbiamo sempre sospettato, ma ora è certo: il cuore della serie Marvel è nero, nerissimo. Lutto, depressione, oscurità: il velo dell’Hex è stato squarciato ed è tempo di andare fino in fondo alla tana del coniglio. Su Disney Plus.

Nello scrivere la recensione del settimo episodio di WandaVision ci sentiamo come Alice quando cade nella tana del Bianconiglio: non lo diciamo a caso, tanto è vero che in questa puntata c’è proprio un coniglio e uno scantinato a fare da sostituto alle gallerie sotterranee scavate nella terra. Anche perché quei cunicoli bui sono sempre stati la mente di Wanda.

 

 

Fin dalla sigla, che ricorda Modern Family, citata anche nello stile di regia, il settimo episodio, girato come un mockumentary (un finto documentario), ci fa capire che questa è la serie di Wanda, creata da Wanda Maximoff. È sempre stato tutto nella sua testa. Al cuore della storia c’è però un nucleo oscuro, nerissimo, molto lontano dalle risate delle sitcom: fino a ora l’allegria forzata era riuscita a sovrastare la disperazione di Wanda, ma adesso non è più possibile. Non si ride più: nonostante le gag, le citazioni agli anni 2000 (siete autorizzati a commuovervi per i joystick della console di Billy e Tommy che cambiano) tutto è molto più cupo, più serio. Il crollo di Wanda messo in scena quasi come fosse reality show ci fa capire che ci stiamo liberando dall’illusione e avvicinando alla realtà.

 

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E la profonda verità alla base della serie Marvel è che WandaVision è sempre stata un’elaborazione del lutto e un cercare di contrastare la depressione che la perdita porta con sé.

È detto chiaramente nello spot dedicato al farmaco Nexus (e qua si chiama in causa direttamente la serie tv Loki, con protagonista Tom Hiddleston, in cui sappiamo che ci saranno gli Esseri Nexus, monitorati dall’Autorità Varianza Temporale), antidepressivo la cui tagline è: “Perché il mondo non ruota attorno a te. O sì?!”. Wanda è provata, psicologicamente e mentalmente, e non soltanto perché la scorsa settimana l’avevamo lasciata mentre espandeva i confini dell’Hex. Gli autori sono anche riusciti – chissà quanto volontariamente – a inserire la parola “quarantena”, che oggi assume un significato molto forte per tutti noi. WandaVision è riuscita a intercettare questa grande crisi che stiamo vivendo. Magia?

 

 

 

WandaVision: è tutto un circo

Se Wanda comincia a prendere coscienza del fatto che qualcuno la sta manipolando, o che comunque chi la circonda potrebbe non rivelarsi chi dice di essere (a cominciare da suo fratello Pietro), Visione è sempre più consapevole dell’inganno in cui è stato coinvolto. Lo ritroviamo insieme agli agenti FBI inglobati dall’anomalia creata da Wanda: tra loro c’è anche Darcy Lewis (Kat Dennings). Sono stati tutti “riscritti” in un modo che Federico Fellini (e Tim Burton) avrebbe apprezzato molto: fanno parte di un circo.

La metafora non è nemmeno troppo sottile: anche perché Tyler Hayward (Josh Stamberg), il capo dello S.W.O.R.D. ha sempre finto di voler risolvere il problema. In realtà voleva proprio Visione, da poter usare a suo piacimento come arma. Stufo di essere usato letteralmente come un pupazzo da tutti, il sintezoide cerca risposte dalla scienziata: e non sono cose che avrebbe voluto sentire. Visione, lo dice lui stesso, “is not amused”.

 

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Non è contenta nemmeno Monica Rambeau (Teyonah Parris), che insieme a Jimmy Woo (Randall Park) riesce a mettersi in contatto con la parte della S.W.O.R.D. più vicina agli ideali di sua madre Maria: fornita di mezzi tecnologici più adeguati, si lancia senza pensarci un attimo nell’Hex, nonostante gli avvertimenti di Darcy sul suo mutamento cellulare. L’ostinazione e la determinazione di questa ragazza sono davvero ammirevoli: anche Captain Marvel sarebbe fiera di lei (arriverà entro la fine di questa stagione? O dovremo aspettare il film Captain Marvel 2 per vederle finalmente insieme?).

 

 

 

Wanda è la villain?

Ci siamo chiesti più volte, e ce lo chiediamo di nuovo in questa recensione del settimo episodio di WandaVision, se Wanda fosse in realtà la villain della serie e, addirittura, di questa Fase Quattro del Marvel Cinematic Universe. Dopo ammiccamenti e suggestioni, in Breaking the Fourth Wall (nella versione italiana Infrangere la quarta parete) viene detto esplicitamente. Già dal titolo era immaginabile: infrangere la quarta parete si riferisce sia al fatto che Wanda sembra parlare direttamente agli spettatori, sia al fatto che la “parete infranta” è quella della Fase Quattro della Marvel. L’ambizione è più alta, il pubblico è più maturo e può reggere una protagonista che parla di malattia mentale e forse  porterà (auto)distruzione. È la stessa Scarlet Witch/Wanda a chiederselo: forse sono già la cattiva. Forse tutto questo me lo sono meritato. Forse non è una supereroina, o una supermamma come al definisce la vicina Agnes (Kathryn Hahn), ma è semplicemente qualcuno che ha avuto davvero una brutta giornata di troppo e ne è rimasta vittima.

Se la follia è come la gravità, chi ha dato “la piccola spinta” a Wanda Maximoff? Qualcuno che le è sempre stato vicino.

 

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Ormai è chiaro: Kevin Feige e la creatrice di WandaVision Jac Schaeffer (che ha scritto anche Captain Marvel e Black Widow) non hanno paura di nulla: se i supereroi rappresentano ciò che vorremmo essere, o i modi con cui elaborare e affrontare le sfide della vita che ci sembrano insormontabili, questa miniserie è come una lunga seduta psicoanalitica. Tutti abbiamo momenti di fragilità, tutti possiamo esplodere, tutti abbiamo il diritto di sentirci tristi, di non dover fingere per forza di stare bene dopo aver subito un trauma. È incredibile la profondità che accompagna l’intelligenza di scrittura di WandaVision.

È quasi come se WestView avesse abbracciato ognuno di noi, senza che nemmeno ce ne accorgessimo.

 

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Ed è forse anche per questo che due attori bravi e sensibili come Elizabeth Olsen e Paul Bettany hanno dato il meglio di se stessi: è incredibile come siano un tutt’uno con i loro personaggi, al punto da stare letteralmente cambiando sotto i nostri occhi di puntata in puntata. Hanno intuito le grandi potenzialità di questo viaggio folle negli abissi della depressione e del lutto e ci stanno portando per mano fino in fondo alla tana del Bianconiglio.

L’attesa per il finale è ormai quasi insostenibile: a maggior ragione ora che c’è stata la conferma della durata di un’ora per ognuno degli ultimi due episodi. Non possiamo che armarci di pazienza. Nel frattempo non spegnete la tv prima della fine dei titoli di coda: è di nuovo tempo di scene post-credits.

 

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