Dunque, cosa c’è da sapere su Clubhouse?

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2 mesi fa

7 minuti

Tutto quello che devi sapere su Clubhouse, il nuovo social network che stanno provando tutti. Tranne te, perché nessuno ti ha ancora invitato.

Per la prima volta dopo molti anni, si è creato un discreto hype per un nuovo social network che non sia esplicitamente targhetizzato verso la GenZ. Si chiama Clubhouse ed è un servizio di chat audio: niente post, niente storie, ma solo la possibilità di creare o partecipare a conversazioni audio in tempo reale.

Esiste da circa un anno, ma in Europa se ne è iniziato a parlare soltanto in questi giorni. A dirla tutta, se ne è iniziato a parlare fuori dai magazine specializzati in tech o business solo in questi giorni un po’ ovunque, USA inclusi. Il fatto che Elon Musk si sia scornato con il CEO di Robinhood proprio su Clubhouse e davanti a 5000 utenti ha aiutato.

Nota a margine: sia Robinhood che Clubhouse hanno in comune che trai loro principali finanziatori c’è la venture capital Andreessen Horowitz, ma questa è un’altra storia.

L’altra grande aspetto da tenere a mente è che Clubhouse in questo momento è disponibile solo su iOS (niente Android) e non è aperto a tutti — il che contribuisce a gran parte del suo fascino. Come tutte le cose segrete ed esclusive.

Ci si può iscrivere soltanto se si è stati invitati da una persona che è già dentro. Non serve spiegarvi quanto sia una strategia di marketing brillante.

Se la scarsità vende le felpe di Supreme, può farlo tranquillamente anche con un social network. Con la differenza che al social network fornisce anche un ottimo alibi per giustificare la base utenti minuscola che ci si aspetta da una piattaforma appena nata.

Non ci sono pochi utenti perché non se lo fila nessuno, ma perché è e-s-c-l-u-s-i-v-o. Non male.

 

La prima volta di Clubhouse sulla stampa

Come alludevo poco sopra, in realtà il social non è spuntato fuori esattamente dal nulla. La prima volta che è iniziato a rimbalzare sulle pagine dei media è stato lo scorso luglio. Suo malgrado, perché la storia è interessante ma non particolarmente gradevole né per il social, né per le persone coinvolte.

Ma facciamo un passo indietro. Fino a poco, pochissimo fa, Clubhouse aveva un numero infinitamente piccolo di utenti. Questa estate erano poche migliaia, tutti o quasi di nazionalità americana. Chi erano questi eletti? Le persone che prima di tutte hanno credute nell’app: i grandi investitori della Silicon Valley.

 

 

Proprio questa peculiarità aveva reso Clubhouse un piccolo ritrovo virtuale per chi conta nel mondo del tech americano. Un posto dove poter togliersi anche qualche sassolino, lontano da orecchie indiscrete. Oppure no. Così era successo che una conversazione particolarmente accesa tra alcuni imprenditori del tech contro “lo strapotere” e l’incompetenza giornalisti americani abbia fatto il giro del web, dopo essere stata pubblicata da VICE.

Tra le altre cose, si parlava anche di mettere una taglia in bitcoin per screditare una giornalista del NY Times, rea di aver fatto un’inchiesta sulle condizioni di lavoro all’interno di una startup. Poco dopo erano emerse altre questioni che portavano tutte allo stesso problema: nonostante la piccola community, Clubhouse aveva un problema di moderazione.

Vista così, il social sembrava un treno pronto a deragliare e schiantarsi molto velocemente. E invece eccoci qui. Clubhouse è l’argomento caldo del momento e tutti non vedono l’ora di ricevere un invito e provarlo.

 

Quindi, cosa si fa su Clubhouse

Come dicevamo in apertura, su Clubhouse ci sono solo contenuti audio e in diretta. Non ci sono post o storie, ma stanze dedicate a specifici argomenti, dove gli utenti sono divisi in speaker, moderatori e ascoltatori. Se quest’ultimi vogliono intervenire possono farne richiesta, segnalando ai moderatori di voler prendere la parola.

 

Guarda il video di Itomi che spiega come funziona Clubhouse:

 

È possibile seguire gli altri utenti per venire avvisati ogni volta che organizzano o partecipano ad una stanza. Oltre al fatto che bisogna ricevere un invito, esistono altre due regole per iscriversi: 1) bisogna avere più di 18 anni; 2) bisogna usare esclusivamente il proprio nome vero. Niente nickname.

Chi la sta usando ne sottolinea l’unicità, oltre che il fatto che è relativamente semplice e immediata da usare. All’iscrizione Clubhouse ci chiede di selezionare alcuni argomenti d’interesse, in modo da ricevere alcuni suggerimenti sulle stanze in cui entrare.

Tutte le conversazioni sono criptate e ‘spariscono’ non appena la stanza viene chiusa. L’unica eccezione avviene nel caso in cui uno dei partecipanti decida di aprire segnalare un problema ai moderatori. In quel caso la conversazione rimane sui server di Clubhouse e sarà soggetta a scrupolose verifiche.

Il giornalista di The Verge Casey Newton ha spiegato che uno dei punti di forza dell’app è la spontaneità delle interazioni. Spesso non sembra di ascoltare un podcast, né c’è quella pretesa di fruire di contenuti professionali — cosa invece legittima su Twitch o su realtà come Anchor. Poco importa se l’audio di uno degli speaker o degli ospiti intervenuti per parlare è gracchiante.

La qualità è quella di una chiamata telefonica e va benissimo così. Ovviamente non mancano l’eccezioni, né chi in Clubhouse ci ha visto l’opportunità per creare un varietà o qualche format d’interviste con appuntamento fisso. Ad esempio il Good Time show che ha visto per ospite Elon Musk pochi giorni fa diventerà un podcast live ufficiale della a16z, un fondo d’investimento.

 

 

Il Post invece ha notato come per il momento la maggior parte delle stanze siano in inglese, oltre al fatto che gli argomenti sono quelli che ci si aspetta dal nucleo originale degli utenti dell’app: tanto business, crescita personale, tech, media e giornalismo.

Itomi l’ha provata per Lega Nerd, trovate le sue impressioni nel video poco più sopra.

 

 

Cosa ne sarà di Clubhouse?

Come per tutti i social appena nati, è difficile prevedere il fallimento o il successo dell’iniziativa. Sicuramente, Clubhouse ha dalla sua alcuni importanti vantaggi. Intanto non è un’alternativa a Facebook o ad Instagram, ma ha una sua identità ben definita.

In secondo luogo ha già fatto innamorare gli investitori. Con appena poco più di 2 milioni di utenti (molti dei quali sono VIP), Clubhouse è già valutata sopra il miliardo di dollari (è un unicorno, come si dice in gergo) dopo la chiusura dell’ultimo round d’investimenti che ha visto la Andreessen Horowitz mettere sul piatto altri 100 milioni. Parliamo dello stesso fondo che ha fatto la fortuna, trai tanti, di Facebook e AirBnB.

Per il momento è la novità di cui parlano tutti e il concetto delle stanze private per parlare sta piacendo. Certo, come per tutti i social appena nati l’incubo che un Big decida di emulare e cannibalizzare Clubhouse è dietro l’angolo. Nel senso che Twitter lo sta già facendo. Letteralmente.

 

 

Un piccolo dubbio per gli impallinati di privacy

Concludiamo con un appunto da noiosoni. E il GDPR? Ok, Clubhouse non è ancora aperto a tutti, ma significa che può fare a meno di rispettare la normativa europea sulla privacy? Se lo è chiesto la giornalista Carola Frediani nell’ultima puntata della sua newsletter Guerre di Rete, dopo che Garante per la protezione dei dati di Amburgo ha avanzato alcuni importanti dubbi:

Secondo Johannes Caspar, Clubhouse non soddisferebbe i requisiti del Regolamento europeo sulla privacy (GDPR), in quanto la sua dichiarazione sulla protezione dei dati non terrebbe conti di tali requisiti, non verrebbe nominata una persona di contatto e in più l’app obbligherebbe a condividere la propria rubrica con il servizio se si desiderano invitare altre persone, una funzione centrale dato che il servizio si basa su inviti, riferisce la testata tedesca Handelsblatt. E non è chiaro come vengano usati quei dati, scrive anche la tedesca DW. Vista la crescita degli utenti europei e italiani, sarebbe interessante vedere che ne pensano anche gli altri garanti.

Anche per questo, i dubbi che Clubhouse possa abbandonare l’approccio “solo su invito” tanto presto sono molti. Oggi Clubhouse ha superato il traguardo dei primi 2 milioni di utenti, ma se vorrà sedersi per davvero al tavolo dei grandi dovrà per forza risolvere anche questa questione.

 

The Gateway è il magazine settimanale di Lega Nerd che vi parla del mondo della tecnologia e dell’innovazione.

 

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