Parkinson: identificati due tipi di malattia?

45
2 anni fa

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Il Parkinson è da sempre ritenuto come una delle principali malattie neurodegenerative attualmente conosciute, dopo l’Alzheimer. Recenti studi potrebbero però indicare alcune interessanti novità in merito a questa malattia.

Secondo uno studio di neuroimaging funzionale, alcuni ricercatori avrebbero scoperto che in alcuni pazienti affetti dal morbo di Parkinson, i danni neurologici inizierebbero a livello del sistema nervoso periferico dell’intestino (il sistema nervoso enterico), per poi arrivare in un secondo momento a coinvolgere il cervello e il sistema nervoso centrale. In altri pazienti, invece, i danni neurologici inizierebbero in corrispondenza del sistema nervoso centrale, come ampiamente riconosciuto da sempre. Si identificherebbero, a questo punto, due diversi tipi di malattia, con meccanismi patogenetici differenti tra loro.

Lo studio ha altresì evidenziato come si presenti una grande varietà tra i sintomi riportati dai pazienti. Lo studio condotto, in particolare, avrebbe coinvolto un numero piuttosto ristretto di campioni: si tratterebbe di 37 persone affette da Parkinson o considerate a rischio, in un’età compresa tra i 50 e gli 85 anni.

Nonostante la dimensione contenuta dell’indagine, gli scienziati ritengono che sia stata sufficiente a dimostrare l’enorme variabilità della malattia in esame. Gli scienziati avrebbero così classificato, in base a questa ricerca, l’origine del Parkinson in due modi: una a livello intestinale, l’altra a livello cerebrale.

Sempre nello studio, un significativo numero di partecipanti hanno riscontrato disordini nella fase REM del sonno: il team di ricercatori suggerisce che questo potrebbe portare la tendenza a sviluppare la variante di Parkinson che origina al di fuori del sistema nervoso centrale.

A questo punto potrebbero aprirsi numerosi scenari: se esiste infatti una variante del Pakrinson originata a livello intestinale, si potrebbe in futuro fermare la malattia ancor prima che arrivi a livello del sistema nervoso centrale, in cui è indubbiamente più difficile da fronteggiare.

 

 

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