The Boys 2, la recensione del quinto episodio

7 mesi fa

5 minuti

Homelander The Boys episodio 5 recensione

La recensione del quinto episodio di The Boys 2, che mostra decisamente il fianco alle debolezze emerse nel quarto episodio.

Ed eccoci arrivati alla recensione del quinto episodio di The Boys 2, dopo aver parlato dei primi quattro episodi, di cui sotto trovate la copertura. La scorsa settimana avevo evidenziato qualche problema in qualche passaggio, che qui purtroppo si ripercuote e si propaga alimentando un episodio ingessato e non particolarmente brillante, probabilmente il peggiore della stagione.

 

 

Ovviamente da qui in poi ci saranno spoiler fino al quarto episodio, siete avvertiti. Non darò ovviamente anticipazioni sul quinto, visto che è probabile che non siate tra coloro che già hanno avuto modo di vederlo.

 

The Boys 2 recensione quinto episodio

 

Allora, iniziamo questa recensione del quinto episodio di The Boys 2 facendo un bel recap. Nello scorso episodio avevamo scoperto qualcosa in più della subdola Stormfront, che decenni prima prendeva il nome di Liberty, un'”eroina” macchiatasi di omicidi a matrice razzista che non sono mai emersi grazie all’imposizione di Vaught.

Scomparsa dalla circolazione nel progredire dei decenni e evidentemente in qualche modo immune all’invecchiamento

Scomparsa dalla circolazione nel progredire dei decenni e evidentemente in qualche modo immune all’invecchiamento, Liberty è quindi diventata Stormfront, avvalendosi degli strumenti di propagazione social per ricostruirsi in una figura accentratrice di attenzione, capace di sfruttare sapientemente odio e sentimenti “di pancia” e di malcontento per costruire un vero e proprio esercito di seguaci.

Il dialogo con Homelander della precedente settimana è su questo davvero illuminante, evidenziando l’idea geniale nel costruire un personaggio che da una parte porta avanti lo stesso focus sulla cultura delle celebrità della serie, mentre dall’altra invece gli si contrappone portandolo ad una nuova dimensione se possibile ancora più inquietante, oltre che chiaramente più attuale e politica.

Oltre a questo, nella scorsa recensione avevo anche sottolineato come alcuni passaggi incominciassero davvero a non funzionare, specie (ora posso dirlo) quello – centrale – tra Butcher e la moglie Becca, che è talmente tirato via e sbagliato nei tempi da straniare chi guarda, per poi porre sotto un grande punto interrogativo la consistenza del leader dei The Boys. Lo stesso succede, ma con magnitudine molto diversa, pure con Annie e Hughie, dove la scrittura sembra correre contro il tempo con fare anche un po’ pretestuoso, per evitare che le cose vadano dove devono andare prima della conclusione del climax (percepibile, ma in questo secondo atto lentissimo) della stagione.

 

Black Noir

 

Ebbene, in particolare per Butcher, quei problemi deflagrano portando probabilmente all’episodio peggiore di questa stagione, dove è impossibile non notare un eccessivo insistere di momenti patetici e/o eccessivamente drammatici concentrati su Billy e tra Billy e Hughie, pedanti e stucchevoli specie se contestualizzati al tono della serie. Un piangersi addosso e una voglia di autolesionismo che può essere anche coerente con il presente stato del personaggio (che viene anche approfondito con qualche riferimento), ma che stona con il ritmo e con l’impostazione della serie finora, bloccandola in una impasse abbastanza fastidiosa.

Quella bolla, pronta a scoppiare grazie alla presenza di Black Noir (ricorderete dallo scorso episodio che sta inseguendo Butcher), prometteva potenzialmente di premere l’acceleratore sull’azione – un po’ sulle righe del finale del terzo episodio, per capirci -, ma tutto viene mezzo mozzato nel divenire e non si osa quanto probabilmente si dovrebbe per alzare il ritmo di un’ora fin troppo compassata.

Abbastanza scollata ormai e ridondante la stessa situazione di Annie (Starlight), che ormai sembra essere un personaggio trascinato in maniera fin troppo forzata all’interno delle dinamiche di Vaught e dei Sette; ugualmente scollato dal resto pure A-Train, che qui è praticamente una leggera digressione fine a sé stessa, sebbene probabilmente si appoggerà ad altri sviluppi.

Dico questo in questa recensione del quinto episodio di The Boys 2 perché è chiaro che la serie stia costruendo un finale col botto

Dico questo in questa recensione del quinto episodio di The Boys 2 perché è chiaro che la serie stia costruendo un finale col botto, che farà leva con tutta probabilità sulle frizioni interne ai Sette più che sui The Boys, e non a caso le parentesi più interessanti di questa puntata sono quelle dedicate alle interazioni tra Homelander e Stormfront, insieme a qualche discreta chicca per quanto riguarda il personaggio di Maeve, che va in una certa direzione fin dalla prima stagione. Attraverso Maeve, Kripke e relativo team non si lasciano scappare qualche azzeccata frecciatina ai soliti luoghi comuni dell’intrattenimento mainstream moderno, con la sua strumentale attenzione ai temi sociali del contemporaneo.

 

Homelander Stormfront

 

Su Homelander e Stormfront invece poco da dire, è chiaramente un importante episodio di transizione per il loro rapporto, che senza dubbio si ripercuoterà pesantemente nell’esito delle ultime battute; come era lecito aspettarsi, si continua a costruire intelligentemente su quanto appena accennato nella quarta puntata, calcando la mano sulle differenze tra i due in merito all’approccio al proprio seguito e arrivando finalmente ad una soluzione netta.

La scena migliore dell’episodio (a metà) insegue proprio Homelander e questa sua maturazione attraverso la follia e il conflitto con il simbolo che rappresenta (pure in ottica “meta”), raccordandosi poi in seguito ad un finale dell’episodio da applausi, immediatamente iconico (l’inquadratura che chiude il tutto è davvero memorabile e instant-cult). Al solito in tutto questo è centrale la sfacciata e disinvolta interpretazione di Aya Cash (il cui personaggio trova pian piano maggiore spazio) e ovviamente anche quella di Antony Starr, che continuo a ritenere impressionante, inquietante e perfettamente in ruolo negli attimi di sadismo, violenza e perversione.

Sensazioni miste dunque in questa recensione del quinto episodio di The Boys 2, per quello che è a tutti gli effetti una puntata debole, forse la più debole di questa stagione, che sembra però iniziare a preparare un finale esplosivo, come già ampiamente prevedibile fin dalle rivelazioni precedenti.

Non mi/ci resta che aspettare che il (secondo) climax di questa stagione prenda finalmente il volo per un ultimo trittico di episodi che riscatti più di qualche inciampo.

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