Ragnatele: i ragni le coprono di tossine per stordire e uccidere la preda

6 Agosto

Ragnatele

I ragni ricoprono le ragnatele di neurotossine per sottomettere e uccidere più facilmente le proprie prede che restano intrappolate.

Un nuovo studio rivela che i ragni rilasciano sui fili delle proprie ragnatele delle neurotossine. La tela del ragno è qualcosa di affascinante: è ciò che di più leggero e resistente si trova in natura. Oltre alla leggerezza e resistenza le ragnatele sono anche molto appiccicose ed elastiche.

Le caratteristiche fisiche dei fili rendono la ragnatela unica e sufficientemente pericolosa come trappola. In fase di tessitura però per aumentarne l’efficacia i ragni cospargono i fili di neurotossine che stordiscono e uccidono la preda.

Una ricerca dell’Università di San Paolo ha analizzato le molecole rilasciate dalle ghiandole produttrici i fili dei ragni Trichonephila clavipes scoprendo che queste contengono delle neurotossine.

Una volta trasudate dalle ghiandole del ragno queste tossine insieme agli acidi grassi vengono sospese sui fili delle tela che la rendono appiccicosa.

I ricercatori hanno estratto questo composto di acidi grassi e tossine e hanno scoperto che oltre ad essere letali le tossine quando iniettate, gli acidi grassi permettono a queste di penetrare nel corpo della preda attraverso il contatto.

 

I risultati della presente indagine possono essere rilevanti per gli scienziati in diverse discipline delle scienze della vita, dell’ambiente e della tossicologia, formando un database e facilitando la progettazione di studi futuri

ha affermato il biologo molecolare Fanciele Grego Esteves dell’Università di San Paolo. 

Le ragnatele di questi ragni funzionano come una trappola e da sole possono sottomettere e addirittura uccidere le prede.

 

Altri ricercatori sostengono la necessità di maggiori ricerche e prove che queste tossine funzionino effettivamente in modo rapido ed efficace solo per contatto e il team prevede di approfondire questo aspetto.

L’articolo dello studio è stato pubblicato su Journal of Proteome Research.

 

 

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giovedì 6 Agosto 2020 - 14:33
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