La recensione di Isola, il fumetto di Brendan Fletcher e Karl Kreschl, è il fantasy che aspettavamo: poetico, misterioso, deciso nella narrazione, con un world-building di grande spessore, a metà tra il sogno e Princess Mononoke.

La recensione di Isola, il fumetto di Brenden Fletcher e disegnato da Karl Kreschl. È uno dei titoli Image Comics che più aspettavo in Italia, non solo per la mia dichiarata passione per il fantasy ma proprio per la sua natura, poetica, sognante ricca di un fascino che si trova in poche altre opere, sia letterarie che visive o videoludiche.

La serie dei due amici d’infanzia Fletcher e Kerschl, e pubblicata in Italia da Bao Publishing, si è aggiudicata un premio Eisner nel 2019 come migliore nuova serie e riesce sin dalle prime pagine a catturare in maniera particolare, pur presentandosi con una trama molto criptica e misteriosa e non correndo come i tempi attuali imporrebbero.

 

 

Già perché se non lo avete notato ci troviamo in un momento storico in cui prevalgono due modi ben distinti di narrare i fumetti.

Il primo cavalca i modi e le tempistiche della comunicazione moderna, quelli del “tutto e subito”, catapultandoci nel cuore degli eventi fin dalle primissime pagine e approfondendo poi in un secondo step spesso tramite la tanto abusata formula dei flashback; capita spessissimo e non solo alle serie più commerciali, quasi per la paura che se fin da subito non si espone il menù completo i lettori non si sentano invogliati a consumare l’intero pasto.

Il secondo invece è a partenza lenta, lentissima, certi autori sembrano non mettere mai la seconda, creando preamboli davvero infiniti, salvo poi applicare dei cambi di andatura molto repentini e improvvisi; è decisamente meno frequente rispetto al precedente ma si riscontra spesso in autori di grosso calibro che “prendono tempo” per poter creare qualcosa di autoriale e apprezzabile, scordandosi a volte le tempistiche del commercio moderno.

La soluzione sta nel sapersi orientare con equilibrio tra due percorsi agli antipodi, prendendosi il giusto tempo e che utilizzando gli strumenti a propria disposizione (in primis l’ispirazione degli autori e la contestualizzazione) per coccolarci, incuriosirci e darci il tempo di assimilare personaggi, ambientazioni, contesti ecc.

Isola, il fumetto di Fletcher e Kerschl, riesce ad affascinare con numerose caratteristiche uniche e facendosi perdonare un inizio per la verità non propriamente limpidissimo.

E anche se la narrazione in questo caso comincia per l’appunto in media res (rientrando in sostanza nel primo caso descritto qualche riga più in alto), Isola, il fumetto di Fletcher e Kerschl, serie iniziata nel 2018 e giunta alla decima uscita negli States, i cui primi cinque capitoli sono racchiusi nel volume prodotto e pubblicato da Bao Publishing di cui parliamo in questa recensione, riesce ad affascinare con numerose caratteristiche uniche e facendosi perdonare un inizio per la verità non propriamente limpidissimo.

 

Isola è un fantasy puro, estremamente debitore della poetica miyazakiana ed in particolare di Princess Mononoke, che è stato sia fonte d’ispirazione che scintilla creativa per stessa ammissione degli autori

(Fletcher infatti ammette che la classica lampadina si è accesa durante una corsa su un tapis roulant mentre ascoltava la splendida colonna sonora di Joe Hisaishi)

La storia narrata in questo primo volume è ancora avvolta in un manto di foschia, ma riesce comunque ad affascinare.

Rook è un soldato, fiera del suo ruolo e leale nei confronti della sua regina di nome Olwyn, regnante di Maar. Ma la sua regina è caduta vittima di una potente maledizione che l’ha trasformata in una bellissima tigre dagli occhi umani e dagli atteggiamenti decisamente poco selvaggi.

 

 

L’impresa è disperata: Rook deve riportare la sua regina sul trono di Maar per impedire quella che si annuncia essere una guerra catastrofica per un territorio già provato e devastato da un precedente scontro, ma prima dovrà raggiungere il fantomatico e leggendario luogo chiamato Isola per sciogliere la maledizione e poter di nuovo riabbracciare la sua amatissima sovrana.

Lungo il loro viaggio, tuttavia, Rook e Olwyn incontreranno diverse persone facenti parte di tribù ed etnie diverse, in un’atmosfera fantastica dove il mistero e la magia la fanno da padroni e dove il world building è importante tanto quanto la narrazione stessa.

Nell’universo di Isola vi sono sciamani, animali mistici forse ricettacoli di antiche divinità incarnate, potenti stregoni e società divise da cultura, usi, costumi e obiettivi diversi. Il tutto con una natura spesso incredibilmente rigogliosa e vitale, quasi fosse un personaggio a sé stante che riempie gli occhi e le mente.

Se vi fermate un secondo a riflettere, quello che vi ho descritto è di fatto perfettamente adattabile alla Principessa Mononoke dello studio Ghibli.

Non vuol dire che ci troviamo di fronte ad un clone del film di Hayao Miyazaki, anzi, Isola, il fumetto, riesce a godere di luce propria, trovando espedienti originali e una costruzione dell’universo decisamente interessante e curioso da scoprire.

ISOLA pagina 7

 

Non capita spesso nel fantasy, un genere in cui si è davvero sperimentato di tutto. Parlando di fumetti recenti potrei citare Monstress di Marjorie Liu e Sana Takeda (in Italia pubblicato da Mondadori Oscar Ink), altra opera in cui il world building è assolutamente importante e davvero dettagliatissimo, oppure Coda di Simone Spurrier e Matias Bergara (edito da Boom negli States e importato da Panini Comics).

Se nella prima metà del volume faremo fatica a capire con precisione lo svolgersi degli eventi, appena entreranno in scena i cacciatori, Pring della tribù dei Moro e i flashback dedicati ad Olwyn saremo rapiti dall’atmosfera unica di Isola di Brenden Fletcher.

Un’atmosfera che sicuramente deve molto all’eccellente parte grafica, dato che i disegni di Karl Kreschl sono realmente favolosi e magnificamente colorati dalla colorista canadese Msassyk (Michele Assarasakorn).

Da un’opera fantasy ci aspettiamo lo stupore, la meraviglia, la sontuosità degli ambienti e delle creature e Kreschl ci dona proprio tutto questo.

 

 

Isola di Brenden Fletcher splash

 

 

Le tavole hanno un ottimo dinamismo e raggiungono anche picchi di eccellenza

Pur affidandosi ad una gabbia piuttosto lineare e a poche (ma incisive) splash page, non si può non rimanere affascinati dal lavoro del disegnatore canadese, già vincitore di due premi Eisner, che sa unire un’estetica indie con numerose influenze sia orientali che vicine alle tendenze supereroistiche Marvel e DC Comics.

Le tavole hanno un ottimo dinamismo e raggiungono picchi di eccellenza quando entrano in scena gli animali mistici di cui vi ho parlato a partire proprio dalla splendida tigre Olwyn, che nei colori mi ha simpaticamente ricordato Cringer dei Masters Of The universe (la fifona tigre del principe Adam). Quando questi animali si muovono, l’intera pagina sembra in qualche modo seguire questi movimenti, restituendo uno stupendo senso di dinamicità che caratterizza un po’ tutta la narrazione per immagini.

Ne voglio ancora. E presto. E questo dovrebbe bastare per chiarirvi la mia opinione su questa serie di cui ho sentito tanto parlare e che ha pienamente soddisfatto le mie aspettative.

ISOLA pagina 6

 

In America è già uscito il secondo TPB quindi non credo dovremo aspettare molto prima che Bao Publishing (che ha ben realizzato il volume comprendendo anche la minisaga prequel e alcuni sketch preparatori con note degli autori) pubblichi il secondo volume italiano di Isola, il fumetto di Brenden Fletcher e Karl Kreschl.

Amo il fantasy ma mi rendo conto essere un genere davvero difficile da costruire oggi, con la mole impressionante di storie raccontate in molteplici ambiti.

Isola mi ha ricordato il fascino provato nei primi momenti di opere come Horizon Zero Dawn e ho come la sensazione che quello che ho letto finora sia solo la punta dell’iceberg di qualcosa veramente imponente e affascinante.

Non posso che essere felice di aver letto questo piccolo gioiellino e sento di consigliarvelo caldamente.

 

 

 

80
Isola, la recensione: il fantasy che stavamo aspettando
Recensione di Giovanni Zaccaria
ME GUSTA
  • Un fantasy curato e affascinante
  • Disegni e colori assolutamente eccellenti
  • Un lavoro di world-building davvero impressionante
  • L'opera emana un fascino magico
FAIL
  • La prima metà del volume risulta piuttosto criptica e di difficile comprensione, ma recupera presto, complice anche un grande fascino narrativo