Recensione The 7th Continent: un’avventura da tavolo per gli amanti dei librogame

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12 mesi fa

8 minuti

Questa settimana vi proponiamo la recensione di The 7th Continent, un interessante mix tra boardgame e librogame che vi catapulterà in una terra misteriosa alla ricerca di un rimedio per una maledizione che vi affligge.

In questo periodo complesso molti appassionati di boardgames hanno dovuto rassegnarsi all’idea di provare la versione in solitario di molti dei giochi che adorano, se non per interesse profondo quantomeno per scacciare la noia da reclusione.

Quello che molti hanno scoperto è che il trend di creare versioni da giocatore singolo non è un caso e che molti giochi funzionano bene anche senza la partecipazione di nessun altro giocatore. Non c’è momento migliore per parlare, quindi, di uno dei giochi con la versione in solitario più apprezzata degli ultimi anni.

In questa recensione di The 7th Continent svicereremo questa esperienza a metà tra il librogame ed il gioco da tavolo, che ci cala nei panni di esploratori in un misterioso continente inesplorato.

 

 

 

 

In the jungle, the mighty jungle

The 7th Continent è un gioco collaborativo per 1-4 giocatori, dove l’obiettivo è esplorare una landa selvaggia e sopravvivere alle sue insidie. È infatti il 1907 e appena tornati dalla prima spedizione in questa terra misteriosa al largo delle coste dell’Antartide qualcosa non quadra. Vi ci vuole poco per capire che siete stati maledetti e sarete costretti a ritornare in questi luoghi inesplorati alla ricerca di una soluzione alle vostre afflizioni.

Una volta scelto il vostro personaggio, dovrete esplorare il “settimo continente” risolvendo le Carte Esplorazione e mettendo sul tavolo le Carte Avventura numerate (divise in Carte Terreno e Carte Evento Permanente), andando a formare via via la plancia di gioco che rappresenta i territori esplorati.

 

Le carte messe sul tavolo vanno a creare la mappa del gioco

 

Durante ogni turno, i giocatori decidono chi è il personaggio attivo, che potrà compiere un’azione tra quelle che possono essere viste sulla Carta Terreno sulla quale sta il segnalino, la Carta Evento Permanente unita a quella Carta Terreno o tra le carte che ha in mano o nell’inventario il giocatore che controlla quel personaggio.

Per compiere queste azioni sarà necessario pescare dal Mazzo Azioni, che rappresenta la forza di volontà dell’intero gruppo. Quando viene fatta un’azione di qualsiasi tipo bisogna pescare il numero di carte indicato dal simbolo azione ed ottenere sulle carte pescate un numero di successi pari o superiore a quello indicato. Se ci si riesce, si applicano le conseguenze nel contenute nel riquadro bianco della carta, altrimenti si applicano quelle nel riquadro nero.

 

Dentro la scatola troverete carte. Tante carte.

 

Solitamente nel riquadro nero non c’è nulla di buono, e le conseguenze per il fallimento possono essere anche gravi. Se volete provare ad evitare la sorte maledetta potete decidere di pescare più carte di quelle richieste ma ricordate: il Mazzo Azione non è infinito e quando lo avrete esaurito ogni vostra azione potrebbe essere l’ultima.

Fortunatamente ci sono Abilità ed Oggetti che vi permettono di ridurre il numero di carte da pescare o di aumentare il numero di successi: il settimo continente è la natura selvaggia nella sua declinazione più inarrestabile e solo collaborando sarete in grado di sopravvivere.

 

Un esempio di azione: per avere successo, dovrete pescare almeno due Carte Azione ed ottenere almeno una stellina

 

Man mano che passeranno i turni accumulerete esperienza, con cui potrete acquistare nuove carte più potenti da aggiungere al vostro Mazzo Azione, ma non basterà a sopravvivere. Dovrete procacciarvi il cibo, costruire nuovi oggetti ed in generale tirare fuori le vostre doti da Bear Grylls se volete porre fine alla vostra maledizione. Non basterà una sola partita per vedere tutta la storia: ogni maledizione in The 7th Continent porta molte ore di gameplay e va giocato in diverse sessioni per goderne appieno.

Un pratico e rapido sistema di salvataggio vi permette di riprendere in meno di un minuto da dove avete lasciato, ricacciandovi nel pieno dell’azione e resettando alcuni eventi che diventeranno di nuovo disponibili dopo che vi sarete accampati per la notte. Le sessioni continueranno fino a quando non riuscirete a sconfiggere il gioco ed a rimuovere la maledizione…o morirete provandoci.

 

I differenti tipi di azioni che potranno fare i vostri personaggi. “Pregare”, talvolta, è l’unica cosa che si può fare

 

 

Esplorazioni e maledizioni

The 7th Continent è un gioco senza paragoni, un’esperienza di esplorazione e sopravvivenza che ricorderà ad alcuni una sorta di librogame sotto steroidi. La scatola può sembrare piccolina ma il peso considerevole vi farà capire immediatamente che i ragazzi della Serious Pulp non scherzano: con quasi 900 carte solo nella scatola base il contenuto di questa mattone non vi lascerà presto a secco di avventure.

La storia che emerge da ogni partita vi rapisce e spesso rendersi conto del passare del tempo diventa difficile. Davvero, una volta che avrete indossato l’elmetto da esploratore sarà difficile toglierlo. Un po’ perchè vedere il continente che piano piano si rivela sotto i vostri occhi è uno spettacolo eccezionale, un po’ perchè si sente il peso di ogni decisione e ci si appassiona a quella che è una storia dove la responsabilità delle scelte nel bene o nel male la prendiamo noi.

 

Ogni personaggio ha le sue peculiarità, e ce n’è per tutti i gusti

 

Certe volte si ha la sensazione (un po’ spaesante) di non sapere che fare. Come un videogioco sandbox decidere quale via prendere non è facile: uccidere questo NPC non rischierà di bloccarmi delle opzioni in futuro? provare a scalare quella montagna è davvero una buona idea? l’azione che sto per compiere vale il rischio di sforzarmi troppo e di trovarmi senza Carte Azione poi?

La narrativa che ne viene fuori è meravigliosa, un’esperienza che davvero non ha eguali nel mondo dei boardgame. Nella scatola base troveremo 3 maledizioni, “The Voracious Goddes”, “An Offering to the Guardians” e “The Bloody Hunt”. Solo con queste avremo a disposizione diverse ore di gameplay che richiederanno molte sessioni per essere godute appieno. Se poi vi vorrete avventurare oltre ci sono i pack di espansione, che al costo di una ventina di euro vi offrono una nuova maledizione che viene integrata con la scatola base e che vi permetterà di vivere avventure in nuovi territori del settimo continente.

 

I dadi non vanno tirati, non vi preoccupate: servono a segnare quanti utilizzi rimangono sul’oggetto a cui si riferiscono

 

 

Un’avventura singolare

Bisogna trovare il pelo nell’uovo, tuttavia, perchè analizzare un gioco senza toccare i suoi difetti è rendere un servizio incompleto. Il principale difetto di The 7th Continent è che si tratta di un’esperienza in solitario mascherata da gioco giocabile in gruppo.

Nel gioco in solitario potrete assaporare al 100% tutto quello che The 7th Continent ha da offire, ed anche in 2 giocatori il gioco regge abbastanza bene. In 3 ed in 4 giocatori…mettiamola così, abbiamo lodato fino ad adesso la similitudine di questo boardgame coi librogame, quanti sono i librogame che funzionano bene con più di una persona in contemporanea? La risposta è: gran pochi.

Senza un ordine di turno ferreamente definito e con la possibilità per un singolo personaggio di fare più turni di fila, l’esperienza in multiplayer può diventare frustrante per chi non viene ascoltato. In tanti giochi cooperativi c’è il rischio di avere un alpha player che prende tutte le decisioni e meno è fissa la struttura di un turno più diventa facile.

Le espansioni in genere aggiungono una maledizione, le sue carte corrispettive ed una decina di ore di gameplay

 

Ci sono alcune peculiarità della versione multigiocatore che sicuramente vale la pena esplorare (ad esempio la maledizione “The Crystal Song” introduce una modalità con un traditore segreto che si dovrà adoperare per eliminare ed ostacolare i suoi compagni) ma alla fine dei conti The 7th Continent è prevalentemente un gioco in solitaria a cui è stata attaccata una modalità multiplayer. Non che ci sia nulla di male, ma è giusto metterlo in evidenza per chi lo volesse acquistare.

Altra pecca, più di ordine logistico questa volta, è la mancanza di una versione italiana. Serious Poulp (la casa editrice) è francese e The 7th Continent esiste solo in lingua francese ed inglese.

La sua forte dipendenza dalla lingua renderà impossibile giocare se non siete familiari con una di queste lingue, ma l’esperienza di gioco forse da sola merita una rispolverata ai libri di scuola.

 

E se passata la smania di esplorare vi verrà quella di costruire, entro quest’anno potremo veder arrivare il kickstarter per il sequel, The 7th Citadel

 

The 7th Continent è un qualcosa di unico nel panorama dei giochi da tavolo. Appassionante, coinvolgente ed originale, vi trascinerà in un folle viaggio per terre inesplorate e non vi lascerà andare facilmente.

Se volete provare un gioco da tavolo in solitaria, questo è quello giusto da prendere senza dubbio.

E quando vi ritroverete nella giungla immersi fino al collo di pericoli allora capirete la catchphrase che accompagna questo titolo: “Explore. Survive. You are the Hero!”

Update
Serious Poulp ci ha scritto per avvisarci che non solo i problemi logistici, conseguenza dell’emergenza Covid-19, ora sono stati risolti, ma anche che ora è disponibile la spedizione gratuita per l’Italia. Un motivo in più per farsi prendere dalla febbre dell’esplorazione.

 

 

80
ME GUSTA
  • Meccaniche che si spiegano in pochi minuti, facili da capire ma duttili nella partita
  • Scatola compatta, con inserti che rendono deployment e teardown veloce
  • Un'esperienza di esplorazione e sopravvivenza senza eguali
  • Modalità in solitario da 10/10...
FAIL
  • ...Mentre la modalità multigiocatore rende meno
  • Non disponibile in italiano
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