È sempre bello parlare di esordi nel mondo del fumetto, e quello di Lufio con il Cubo del Mille Mondi è davvero un ottimo esordio. Pronti ad affrontare il mondo fantastico di Alazashea e l’inaspettato viaggio di Alex?

Il Cubo dei Mille Mondi per me non è una sorpresa; conosco Lufio e lo tengo d’occhio come da artista già da qualche anno, non a caso con la sua splendida illustrazione è stata la copertina del Giorno del Fumetto 2018.

 

 

Ho assistito indirettamente alla nascita di questo graphic novel e sono stato testimone di alcuni suoi sviluppi quindi lo attendevo con una certa ansia.

Ho ospitato Lufio in una puntata de Il Trono del Re proprio per darvi modo di conoscere un artista che reputo decisamente promettente e con uno stile unico e molto personale, a riprova della bontà del mio interessamento. O di quello di Bao Publishing che lo ha voluto nel proprio roster.

 

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Con Il Cubo dei Mille Mondi Lufio si lancia del tutto in un fantasy, un genere difficile e spesso un po’ troppo affollato, anche tra gli autori italiani, ma mettendoci un’anima ed un entusiasmo così particolari da suscitare curiosità e attenzione.

Alex, che lavoro in un ufficio di recupero e gestione di reperti storici a Londra si sente un estraneo. Vede i colleghi e conoscenti quasi come fossero delle marionette, dei pupazzi tutti uguali. Vive la sua normalità, ma intuisce che in lui c’è qualcosa di diverso e alieno e che lo attira verso un non meglio definibile obiettivo sfocato, appena distinguibile.

La sua vita cambierà quando entrerà in contatto con un misterioso cubo luminescente che gli viene recapitato da un corriere che sembra essere molto più singolare di quello potremmo pensare: in un lampo di luce il nostro Alex, attraverso quello che scopriremo essere il Cubo dei Mille Mondi viene catapultato in una dimensione alternativa, permeata di magia e al cospetto di una “entità” (più che un gruppo vero e proprio) denominata Setta degli Occhi.

Il Cubo dei Mille Mondi - magia

 

Braccato, minacciato e completamente spaesato in un mondo di cui non sa nulla ma che intuisce essere familiare inizia così il viaggio di Alex attraverso Alazashea, alla ricerca della verità.

La verità sulla sua vera identità, sul suo retaggio, su Ellie, compagna di viaggio appartenente alla rara stirpe dei demoni e sulla misteriosa e fondamentale città di Nohra.

Il Cubo dei Mille Mondi è un fantasy, influenzato forse più dalla scuola orientale del genere che non da quella tradizionale europea ed americana.

Il Cubo dei Mille Mondi è un fantasy, influenzato forse più dalla scuola orientale del genere che non da quella tradizionale europea ed americana.

Non a caso nella sua trama e nel suo modo di rivelarsi al lettore si riscontrano delle similitudini con alcuni videogiochi (sicuramente la saga di Final Fantasy o Breath Of Fire) ma soprattutto con un anime, molto popolare, ovvero I Cieli di Escaflowne.

Lufio mi ha sempre confermato un particolare apprezzamento ed ispirazione provato per l’opera di Shoji Kawamori e le analogie si notano fin da subito: il protagonista che viene sbalzato in un modo a lui ignoto ma legato strettamente al proprio destino, difficili situazioni familiari che porteranno i protagonisti a confrontarsi con membri della propria famiglia, misteriose armi ed armature dal design particolare.

Ma ricordiamoci che per creare un’opera fantasy convincente e duratura (e che possibilmente abbia anche numerosi altri sbocchi serve innanzitutto una cosa fondamentale: un ottimo lavoro di world-building.

Ed è qui che Lufio con Il Cubo dei Mille Mondi riesce a mostrare una grande personalità e preparazione, davvero singolare per un esordiente che non arriva dal circuito delel scuole di comics e sceneggiatura, ma quasi del tutto autodidatta.

Il mondo di Alazashea viene da molto distante nel tempo, addirittura da una mappa creata da Lufio stesso nel corso degli anni e delle tante letture (come ad esempio Le Tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu), e al suo interno possiamo trovare numerose influenze stilistiche e culturali.

 

Alazashea Mappa

Questa è Alazashea, dove ha luogo la storia de Il Cubo dei Mille Mondi

La mappa de Le tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu

La mappa de Le tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu: Zamonia

 

Ci sono elementi provenienti dalla cultura e religione orientale, come l’induismo e il taoismo, ci sono richiami agli stili visti nei paramenti dei rappresentanti dell’impero di Dorok di Nausicaa della Valle del Vento (con richiami quindi alle culture Maya e precolombiane), ma anche influenze di tecnologia e mech design che potrebbero avvicinarsi non solo ai citati giochi di Final Fantasy ma anche ai Masters Of the Universe.

Anche se viene mostrato “poco” di questo mondo si percepisce una credibilità e una costruzione di fondo davvero singolari che rendono Il Cubo dei Mille Mondi un’opera interessante, specie considerando che è un esordio puro.

La trama è piuttosto lineare, lasciando al lettore alcuni colpi di scena non incredibilmente sorprendenti ma piacevoli ai fini della lettura. I tre personaggi principali sono ben delineati e “corretti” rispetto alla tradizione narrativa dei loro rispettivi ruoli, ma le altre figure comprimarie riescono a ricavarsi un posto nelle menti dei lettori anche in virtù dello stile di disegno di Lufio, cuore di questo libro.

Eccoci arrivati al punto focale di questo libro: Lufio ha uno stile di disegno particolarissimo, pop, morbido e incredibilmente ricco di dettagli che difficilmente passa inosservato nel lettore.

 

E l’ho detto fin dall’inizio; ho notato Lufio proprio in virtù di questo suo stile estremamente particolareggiato e personale, in cui si percepisce qualche forma di influenza nipponica (specie nelle espressioni) ma del tutto mischiata a qualche componente di origine franco belga, non del tutto identificabile.

Mi sono trovato diverse volte ad ammettere che non mi è possibile a trovare una similitudine diretta e concreta per paragonare lo stile di disegno di Lufio. Questo è davvero un bel segno che denota una personalità già piuttosto formata come disegnatore, più che come autore completo.

Questa sua caratteristica ha anche però un rovescio della medaglia.

Le tavole, quando sono fortemente riempite di particolari, tendono ad essere un pelino troppo statiche, ed è un effetto abbastanza prevedibile.

i dettagli di Lufio

 

Forse in queste fasi si nota la mancanza di una preparazione scolastica adeguata da parte di Lufio, che incappa in un errore in realtà assai frequente anche in persone più esperte.

Forse in queste fasi si nota la mancanza di una preparazione scolastica adeguata da parte di Lufio, che incappa in un errore in realtà assai frequente anche in persone più esperte.

Però, attenzione, questo non pregiudica il fatto che su certe tavole si rimane a bocca aperta dallo stupore. Non solo il design dei costumi o degli ambienti, ma l’inserimento di colori interessanti, effetti di luce e letteralmente una montagna di particolari rendono questo fumetto un discreto spettacolo per gli occhi, dall’attitudine leggera nell’approccio (quasi da opera young adult) ma dal peso specifico notevole.

Lufio quindi pare avere le idee ben chiare su quale sarà il suo percorso evolutivo e io lo spingendo già da qualche anno perché vedo in lui una scintilla che mi fa davvero ben sperare.

 

World Building

Il Cubo dei Mille Mondi è davvero un esordio incredibilmente interessante,

ricco di prospettive future e commercialmente valido, dato che si colloca come opera fantasy tendenzialmente di genere young adult ma con strizzatine d’occhio davvero notevoli al pubblico di amanti dei manga o di certi anime.

Personalmente gli auguro tutto il bene possibile, un bene che non credo tarderà a manifestarsi con un bell’esordio come quello che ho tra le mani in questo momento.

 

 

71
Il Cubo dei Mille Mondi: il fumetto d’esordio di Lufio
Recensione di Giovanni Zaccaria
ME GUSTA
  • Lufio costruisce un universo fantasy promettente
  • I disegni sono davvero particolari e originali
  • Opera valida sia per un mercato young adult che per una fetta di lettori più matura, amante dei vari Final Fantasy, Escaflowne e simili
  • E' davvero un esordio molto buono
FAIL
  • Lufio abbonda di particolari al punto che abbastanza di frequente cristallizza il dinamismo delle tavole
  • Una trama lineare che però fa il suo dovere. Si poteva osare di più, ma resta godibilissima
  • Una sezione finale con lo studio dei personaggi e un approfondimento editoriale su Alazashea sarebbe stato estremamente gradevole.