Microsoft, Satya Nadella: “Lavorare da casa? Non è un bene per la salute”

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19 Maggio

Il Big Tech è diviso sul lavoro da casa, se Twitter vuole riconoscere questo diritto ai suoi lavoratori, il N.1 di Microsoft non è d’accorso: “non fa bene alla salute mentale”.

Il CEO di Microsoft Satya Nadella interviene sulla questione a pochi giorni dall’annuncio del CEO di Twitter, che aveva manifestato l’intenzione di permettere ai suoi dipendenti di lavorare da casa anche dopo la pandemia.

Satya Nadella parla esplicitamente della salute mentale, e del rischio che lavorare da casa in modo prolungato possa aumentare i rischi di depressione ed esaurimenti nervosi.

Una delle cose che mi sta facendo pensare in questo momento in cui stiamo lavorando tutti da remoto è che forse stiamo bruciando completamente il capitale sociale che abbiamo costruito in tutto questo tempo. Come si fa a misurare una cosa del genere?

Nadella ammette che non è un discorso semplice, spiegando che cose come l’esaurimento nervoso, la salute mentale e il valore che si crea quando si costruisce una comunità di umani, e non solo di lavoratori, sono di difficile misurazione.

La scelta di proiettare sul telelavoro tutto ciò che è possibile non è priva di conseguenze, e rischia di trasformare (non necessariamente in peggio) per sempre l’economia e il mercato immobiliare delle grosse città.

Negli USA esistono metropoli che sono ormai diventate off-limits per la classe media. Senza un salario mensile ad almeno quattro zeri, l’idea di poter permettersi un bilocale a San Francisco o nel resto della Bay Area è tanto ingenua quanto quella di pensare di comprarsi casa con vista su Piazza San Marco senza essere pluri-milionari.  È la ragione per cui Google aveva scelto di investire 1 miliardo nella creazione di unità immobiliari con prezzo calmierato. Non che si tratti di un’iniziativa risolutiva, ma fa ben intendere la consapevolezza che le grandi aziende hanno delle conseguenze create negli anni dalla loro presenza.

Se per i lavoratori del Big Tech viene a meno l’esigenza di vivere nei pressi degli HQ delle loro aziende —che più che uffici sono dei campus a tutto tondo, con ogni servizio immaginabile—, se le grosse aziende non hanno più bisogno di stipare i loro impiegati e dirigenti nei grattacieli ipergalattici della mela morsicata, forse, sostiene più di qualcuno, ci si può immaginare un ritorno all’accessibilità. Ovviamente non esistono automatismi, e non è detto che gli spazi lasciati liberi dai felpati iper-salariati della Silicon Valley non vengano occupati dal turismo mordi e fuggi, o banalmente da chi vuole avere casa nelle grandi metropoli per ragioni di status e comodità.

Anche Square, l’altra azienda gestita da Jack Dorsey, seguirà le orme di Twitter lasciando ai dipendenti la libertà di lavorare da casa. Nel frattempo, nonostante le reticenze di Microsoft, anche le altre aziende e il mondo della politica si chiedono se lavorare da casa debba diventare un diritto.

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martedì 19 maggio 2020 - 15:00
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