CORONAVIRUS

OMS dichiara: test positivi dei pazienti COVID-19 guariti non è reinfezione

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7 Maggio

I pazienti affetti da COVID-19 e dichiarati guariti che in seguito sono risultati nuovamente positivi alla malattia non sono soggetti a reinfezione, ma stanno ancora espellendo le cellule polmonari morte: lo ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della sanità all’AFP.

I funzionari della sanità sudcoreana hanno segnalato oltre 100 casi in aprile di persone che, dopo essere dichiarati guariti, sono stati trovati nuovamente positivi al test per SARS-Cov-2, sollevando preoccupazioni sul fatto che i pazienti che si erano ripresi potessero cadere in una reinfezione.

Siamo consapevoli che alcuni pazienti risultano positivi dopo il loro recupero clinico

ha detto un portavoce dell’OMS ad AFP (Agence France Press), senza fare specifico riferimento ai casi sudcoreani.

Da quello che attualmente sappiamo – e questo si basa su dati molto recenti – sembra che questi pazienti stiano espellendo cellule morte dai loro polmoni, come parte della fase di recupero.

Le persone infettate dal nuovo coronavirus iniziano a generare anticorpi a partire da circa una settimana dopo l’infezione o l’insorgenza dei sintomi.

Ma non è ancora chiaro, dicono gli esperti, se il corpo costruisce sistematicamente un’immunità sufficiente per scongiurare un nuovo attacco da parte del virus e, in tal caso, per quanto tempo duri tale immunità.

Per quanto riguarda i pazienti guariti che sono risultati negativi e poi, settimane dopo, positivi, sono necessarie ulteriori ricerche, secondo l’OMS.

Abbiamo bisogno di una raccolta sistematica di campioni da pazienti guariti per capire meglio per quanto tempo hanno rilasciato virus vivi

ha detto il portavoce che continua

Dobbiamo anche capire se questo significa che possono trasmettere il virus ad altre persone perché essere portatori di un virus vivo non significa necessariamente che possa essere passato a un’altra persona.

In una recente intervista con la BBC, l’epidemiologa di malattie infettive Maria Van Kerhove, che fa parte del programma di emergenza sanitaria dell’OMS, ha spiegato che

Mentre i polmoni guariscono, ci sono parti di essi che stanno espellendo cellule morte. Sono questi frammenti a rendere positivi i test. Non si tratto di un virus infettivo, non è una riattivazione. In realtà fa parte del processo di guarigione.

Se questo significhi immunità perenne o che essi abbiano comunque una forte protezione contro la reinfezione non lo sappiamo ancora.

Per alcuni virus, come il morbillo, coloro che lo contraggono sono immuni per la vita.

Per altri coronavirus come la SARS, l’immunità dura da pochi mesi fino a un paio d’anni.

 

 

 

Silvia De Stefano

Silvia De Stefano a.k.a. silviads

Laureata in Fisica, dottorata in Scienze dei Materiali. Mi sono occupata per quasi 10 anni di ricerca scientifica nell'ambito della biofisica. Attualmente insegno fisica e matematica nella scuola secondaria superiore e collaboro con la casa editrice De Agostini per la realizzazione di libri di testo. Ho un master in Giornalismo Scientifico e Comunicazione Istituzionale della Scienza conseguito all'Università di Ferrara. Sono stata per otto anni vice presidente di Scientificast, blog e primo podcast indipendente scientifico in Italia. Sono multitasking di natura: non mi sono mai occupata di sola scienza, anche se, forse per deformazione mentale, la vedo un po' in tutto quello che ho intorno. Amo il mare, il cake design e tutte le persone con mentalità aperta e che non si arrendono davanti alle difficoltà.
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giovedì 7 maggio 2020 - 9:16
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