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Il Crazy Horse Memorial

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1 anno fa

7 minuti

Il Crazy Horse Memorial quando sarà terminata sarà la più grande scultura nella roccia mai costruita al mondo, dedicata al grande condottiero Lakota Cavallo Pazzo. Si trova in Sud Dakota nelle Black Hills a pochi chilometri dal Mount Rushmore, il Monumento ai Presidenti Americani.

Il Crazy Horse Memorial è una scultura larga 195 metri ed alta 172: se vogliamo fare un paragone con la scultura “gemella” a pochi chilometri, le famose teste scolpite sul Monte Rushmore sono alte solamente 18 metri.

Queste dimensioni possono solo far pensare a quanto sarà grandiosa la scultura che da più di sessant’anni è in realizzazione in Sud Dakota. La storia della scultura più grande al mondo, nelle terre sacre dei nativi, è una storia che nasce da molto lontano e che affonda le radici nelle diatribe e lotte tra bianchi e indiani che hanno popolato metri di pellicole cinematografiche e centinaia di pagine di libri.

A pochi chilometri dal Monte Rushmore c’è il Crazy Horse Memorial, la scultura più grande al mondo che rappresenta Cavallo Pazzo

Iniziamo subito con il dire che questa scultura è in costruzione dalla fine degli anni quaranta. Il costruttore appoggiato dai capi Lakota era Korczak Ziolkowski, già assistente dello scultore polacco Gutzon Borglum nei lavori di scavo del Monte Rushmore, che nel 1940 sottopose un modello della scultura da lui progettata al Capo Henry “Orso in Piedi” della riserva di Pine Ridge.

Solo nel 1946, dopo lunghe trattative, i nativi americani diedero il loro benestare, a patto che la scultura venisse realizzata nelle Black Hills. La scultura rappresenta Cavallo Pazzo in sella al suo destriero, con i capelli al vento, l’immancabile piuma legata al viso e il braccio sinistro proteso in avanti.

 

© Crazy Horse Memorial Foundation

 

La prima esplosione nella montagna, a inaugurare i lavori di scavo, avvenne il 3 giugno 1948, alla presenza di una decina di anziani reduci della battaglia di Little Big Horn.

Il suo scultore muore nel 1982 ed è ora sepolto proprio di fronte alla montagna. La sua vedova, Ruth, è morta nel 2014 ed ora sono i loro figli, che in parte vivono ancora oggi presso il memorial a portare avanti l’incredibile opera con il sostegno di decine di migliaia di sostenitori sparsi in tutto il mondo.

 

Le montagne sacre utilizzate per il Monte Rushmore (foto ©Alessio Vissani)

 

Ma per quale motivo l’uomo bianco doveva realizzare un monumento dedicato ad un grande condottiero Lakota proprio nelle colline sacre?

Una delle ipotesi più accreditate è quella che l’uomo bianco dovesse riparare alla “provocazione” della realizzazione, in territorio sacro indiano, del Monumento ai Presidenti Americani chiamato Mount Rushmore.

Una riparazione alla provocazione, comunque con un’altra provocazione, in quanto non tutti i nativi sono felici di questa scultura soprattutto legata proprio alla figura di Cavallo Pazzo, uno dei pochi capi Lakota di cui non si hanno ne foto ne illustrazioni, quindi molto difficile da rappresentare, ma soprattutto un capo molto radicato nella spiritualità e nel rispetto di Madre Terra (come tutti i nativi del resto) quindi forse avulso all’idea di realizzare un tributo distruggendo a suon di dinamite un’intera montagna.

Moltissimi nativi americani non sono d’accordo nella realizzazione di quest’opera perché si è deturpato un habitat naturale a suon di dinamite.

 

Una maquette del Crazy Horse Memorial finito (foto ©Alessio Vissani)

 

Personaggio leggendario a cui sono stati dedicati molti libri e attribuite capacità magiche, come quella di essere invulnerabile ai proiettili, la sua vita si svolse nella seconda metà del 1800, ai tempi in cui le guerre tra nativi e bianchi non erano giochi tra bambini stile cow boy e indiani ma bensì una quotidiana realtà.

Nella terra di Cavallo Pazzo c’era l’oro che ha cambiato la storia dei Lakota e di quelle terre. Questo metallo, nascosto nel cuore delle colline del Sud Dakota, considerate un luogo sacro dai nativi, è riuscito a modificare accordi già presi e a cambiare per sempre la vita di un popolo. I Nativi per questo hanno lottano ma hanno perso, i bianchi hanno preso il controllo delle Black Hills e confinato l’Antico Popolo nelle Riserve dove ancora oggi vivono.

Per festeggiare la vittoria gli Yankee realizzarono il Monte Rushmore, lo sculture del Crazy Horse Memorial ha accettato gratuitamente questo lavoro per ricordare a tutti con un’opera la vera storia delle Black Hills

Per celebrare quelle vittorie gli Yankee decisero di “costruire” in una montagna sacra i visi dei quattro presidenti americani ma un giorno un’artista, già coinvolto nella costruzione del Monte Rushmore, ricevette una richiesta e pensò che quella richiesta (che accettò gratuitamente) poteva cercare di cambiare le cose o comunque ricordare con un monumento a tutti la storia delle Black Hills.

 

 

Il Crazy Horse Memorial (foto ©Alessio Vissani)

 

 

Dopo più di sessant’anni,
un’opera ancora incompiuta

Le motivazioni sono varie, innanzitutto il problema è strutturale nella roccia delle Black Hills molto dura e difficile da lavorare in più per volere dei Lakota, nessun finanziamento pubblico deve essere utilizzato per la sua costruzione (o meglio distruzione come evidenziano molti nativi contrari a quest’opera).

All’opera lavorano 11 persone e ciò che fa andare avanti la realizzazione sono le donazioni private e gli introiti del complesso. Questi soldi inoltre vengono sostenuti anche per altri progetti nell’ambito della nazione Sioux, come ad esempio una Università dei Nativi Americani, presente nella zona dell’installazione.

La difficoltà sta proprio nello scolpire un’intera montagna, basta un piccolo errore per sacrificare decenni di sforzi.

La roccia delle Black Hills è dura e difficile da lavorare e “scolpire” un’opera di queste dimensioni occorre moltissimo tempo: per fare la bocca ci sono voluti due anni

Per renderci conto della grandezza dell’opera soltanto la realizzazione delle labbra ha richiesto due anni di lavori. Ad oggi l’opera è incompiuta (soltanto il viso è terminato) e non ha una data di fine e forse è anche questo che rende quest’opera così ambita e ammirata.

Tutto per far risaltare la differenza tra i bianchi, che con i soldi del Governo e centinaia di lavoratori in 14 anni hanno realizzato i visi del Monte Rushmore ed i Nativi che, con le loro sole forze, stanno realizzando un’impresa letteralmente titanica.

Tuttavia il destino del Crazy Horse Memorial potrebbe rimanere un cantiere-sogno visitabile ma che in qualche modo restituisce dignità e occupazione ad una parte del popolo Lakota che tante sofferenze ha patito dall’avanzata del popolo bianco e che negli anni hanno saputo innamorarsi di questa particolare statua.

 

Visitare il Crazy Horse Memorial
Il biglietto di ingresso è di $12 a persona. La scultura nella montagna è visibile da lontano e di profilo. Se si vuole essere accompagnati più vicino si paga un altro biglietto da $4 a testa. La visita al sito (senza salire alla scultura) necessità di circa 1 ora e mezzo/2 ore. La missione del Crazy Horse Memorial Foundation è proteggere la cultura e le tradizioni dei Nativi e supportare l’armonia tra persone e nazioni. Oggi il luogo dove Ziolkowski iniziò a lavorare sono sede di un museo e di un centro culturale, con gift shop, bar e ristoranti. Ma anche di un’università, la Indian University of North America, con relativo campus. Un’altra possibilità ancor più suggestiva è anche partecipare agli special tour “Face to Face” che permettono di salire sul monumento in costruzione, fino all’altezza del viso.

Il bus che parte per l’escursione al Crazy Horse Memorial (foto ©Alessio Vissani)

 

 

 

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