I coralli stanno morendo in tutto il mondo e i ricercatori cercano di salvarli ricorrendo alla stampa 3D.

Le recenti variazioni climatiche stanno sconvolgendo visibilmente il nostro ecosistema, oceani compresi. Con le barriere coralline morenti, studiosi della Cambridge University e della University of California San Diego hanno unito le forze per creare coralli artificiali capaci di ospitare la crescita delle alghe, nella speranza di arginare l’emissione di gas serra.

Grazie alla loro abilità nel ridistribuire i raggi di luce, i coralli offrono un supporto ideale per la crescita delle alghe. Quest’ultime ricambiano il favore generando con la fotosintesi zuccheri che vanno alimentare il proprio ospite. Un vero rapporto simbiotico che ha ispirato il dottor Daniel Wangpraseurt, ricercatore a capo del progetto.

Attraverso la stampa 3D e un’incubatrice, Wangpraseurt ha creato dei “coralli bionici”, strutture artificiali che sono riuscite a sostenere una crescita di microalghe cento volte più rapida di quella vista in natura.

Abbiamo sviluppato il tessuto e lo scheletro artificiali del corallo con una combinazione di gel polimeri e idrogel dopati con nanomateriali cellulosi, così da replicare le proprietà ottiche dei coralli viventi. La cellulosa è un biopolimero abbondante; è eccellente nel disperdere la luce e lo abbiamo usato per ottimizzare l’erogazione di luce all’alga fotosintetica.

ha dichiarato la dottoressa Silvia Vignolini, co-autrice della pubblicazione.

Queste stampanti 3D non hanno che pochi secondi per creare attraverso la luce delle strutture dettagliante fino alla scala micrometrica, le tempistiche sono essenziali: le cellule viventi con cui sono formati i coralli artificiali non resisterebbero a lungo, lontani dal loro terreno di coltura. Sarebbe come “tenere un pesce fuori dall’acqua”, dice il professor Shaochen Chen, ricercatore che ha contribuito al progetto.

 

 

Il rapido degrado delle barriere coralline sta spingendo sempre più scienziati a trovare soluzioni o rimedi per prevenire l’estinzione di un intero ecosistema marino. Altri istituti hanno provato a fare riprodurre gli antozoi in cattività o a introdurre “cerotti” intelligenti da applicare direttamente sulle zone danneggiate della creatura. D’altronde difendere la flora marina si dimostra essenziale.

Anche le alghe, come le piante di superficie, assorbono anidride carbonica al momento della fotosintesi. Garantire l’ottimizzazione della crescita delle alghe e la preservazione di quelle esistenti contribuirebbe dunque ad arginare le ripercussioni negative dei gas serra, ovvero a spezzare il ciclo del cambiamento climatico che sta oggi minacciando la sopravvivenza dei coralli.

 

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