Chi si sta mangiando il Sagittario?

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30 Marzo 2020

La via Lattea si sta divorando con lentezza ma senza sosta la galassia nana del Sagittario. Per scoprirlo sono state usate tecniche proprie della polizia scientifica.

Questa è la storia di un delitto stellare che si sta consumando a una lentezza cosmica da miliardi di anni.

La cosa curiosa è che si conosceva l’assassino, o meglio l’assassina visto che si tratta della nostra Via Lattea, ma non l’assassinato.

Uno studio dell’INAF di Bologna che sta per essere pubblicato su Astronomy & Astrophysics ha fatto luce sulla vicenda identificando la galassia nana del Sagittario come la vittima di questo cannibalismo tra galassie.

Il metodo che è stato usato per identificare la galassia è simile alla bloodstain pattern analysis, ossia lo studio delle tracce ematiche che può essere utilizzato dalla polizia scientifica per ottenere informazioni sulla scena di un crimine.

Solo che qui al posto del sangue ci sono le stelle.

O meglio: al posto delle tracce ematiche ci sono le cosiddette code mareali, al posto del luminol si usano, come traccianti, particolari stelle dette RR Lyrae e al posto delle macchie ci sono gli ammassi globulari.

Identificare delle tracce lasciate dalla galassia per capire cosa la Via Lattea si stia inghiottendo

L’obiettivo era quindi identificare delle tracce che facessero chiaramente comprendere quale galassia la Via Lattea si sta inghiottendo.

Per fare ciò, sono stati osservati quali fra gli ammassi globulari che si trovano nell’alone galattico sono associati alle code mareali della galassia nana del Sagittario in modo da comprendere se le sono stati strappati dalla Via Lattea.

Gli ammassi globulari studiati sono stati undici. Alcuni hanno per nome solo una sigla, come M54 o Ngc 2419. Altri invece sono più evocativi, come Terzan 7 o Palomar 12.

Sono tutti registrati nella banca dati di Gaia, il satellite dell’Esa per l’astrometria: un enorme database che raccoglie i dati identificativi di ogni stella osservata. La quantità di dati è mastodontica perchè si tratta di oltre un miliardo di soggetti per ognuno dei quali sono registrati sei numeri: tre componenti che ne indicano la posizione e tre componenti che ne descrivono il moto. È così possibile identificare in maniera univoca ogni oggetto celeste.

Sono state tracciate le due code mareali della galassia nana del Sagittario e gli ammassi globulari

Grazie a questi dati, il team guidato da Michele Bellazzini dell’INAF di Bologna, è stato in grado di tracciare sia le due code mareali della galassia nana del Sagittario sia gli ammassi globulari in sei dimensioni (cioè con tutti i sei parametri precedentemente citati), stabilendo così quali ammassi globulari facciano effettivamente parte delle code mareali.

Degli undici ammassi studiati, sei sono risultati appartenenti alla galassia nana, per  tre c’è ancora incertezza anche se sono considerati buoni candidati e due, invece, hanno probabilmente un’altra origine.

Fondamentale per la buona riuscita dell’indagine è stato il ricorso alle RR Lyrae: stelle che, grazie a una peculiare relazione fra il loro periodo di pulsazione e la loro luminosità assoluta, possono essere usate per misurare distanze galattiche. Questa informazione è fondamentale per gli astronomi per comprendere quanto le code mareali o gli ammassi che le ospitano siano distanti.

Bellazzini dichiara a Media Inaf che l’indagine è ancora in corso ma è stato effettuato “un passo importante nella ricostruzione della storia di assemblaggio dell’alone galattico e del sistema di ammassi globulari della Via Lattea”.

 

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lunedì 30 marzo 2020 - 19:38
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