I Am Not Okay With This, la recensione: rabbia, adolescenza e Stephen King

74
2 anni fa

8 minuti

I Am Not Okay With This

Non poteva mancare la nostra recensione di I Am Not Okay With This, la nuova serie coming of age di Netflix, in arrivo sulla piattaforma proprio oggi, 26 Febbraio, e basata sull’omonima graphic novel di Charles Forsman, già autore della celebre The End of the F***ing World.

Negli ultimi anni Netflix sta dimostrando un grande amore e affezione per serie teen ma dai toni maturi. Veri e propri coming of age vecchio stile, dallo spiccato sapore british, come Sex Education e The End of the F***ing World. Per questo motivo non possiamo che essere entusiasti nello scrivere la recensione di I Am Not Okay With This, perfetta serie figlia di questa onda di tematiche adolescenziale cavalcata da Netflix, in modo egregio, già da un po’.

Certo nel caso di I Am Not Okay With This i presupposti erano già ottimi. La serie, infatti, è tratta dall’omonima graphic novel di Charles Forsman, autore della stessa The End of the F***ing World; ma con la serie con protagonisti i giovani “psicopatici e rabbiosi Alyssa e James”, questa serie che vede protagonisti le star di IT – Sophia Lillis e Wyatt Oleff – ha da dividere anche lo stesso regista, ovvero Jonathan Entwistle.

 

I Am Not Okay With This graphic novel

 

 

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La principale grande differenza che troviamo fra le due serie è che, sebbene I Am Not Okay With This abbia uno stile decisamente simile a quello della precedente serie di Entwistle, manca della nota squisitamente britannica di serie come quelle precedentemente citate. Serie che, a loro volta, devono non poco al primo grande coming of age seriale britannico che ha aperto le porte, successivamente, a tutti gli altri, ovvero Skins.

Eppure, anche in questo caso, al centro della trama troviamo adolescenti arrabbiati, adolescenti incompresi e che si sentono degli alieni. Adolescenti con la percezione del peso del mondo sulle loro spalle. Adolescenti che provano dentro di loro un disagio talmente tanto grande – che gli rende difficile il spiegarsi, esporre i propri sentimenti o anche solo respirare – da essere delle vere e proprie bombe ad orologeria, pronte ad esplodere da un momento all’altro.

 

I Am Not Okay With This

 

Adolescenti che provano dentro di loro un disagio talmente tanto grande da essere delle vere e proprie bombe ad orologeria

E questo è esattamente ciò che in I Am Not Okay With This prova Sydney (Sophia Lillis), una liceale che vive il peggiore dei periodi della sua esistenza. Sydney è costantemente arrabbiata e dentro di sé sa che c’è qualcosa che non va. Un qualcosa che se in un primo momento potrebbe essere ingenuamente scambiato per “pubertà”, all’improvviso inizia a prendere una forma sempre più strana e… misteriosa.

Con il suo broncio disegnato sul volto e l’incapacità di instaurare un dialogo con chiunque, ad eccezione della sua migliore amica Dina (Sofia Bryant), unica capace di farla davvero sorridere, Syd si pone continuamente sulla difensiva nei confronti di tutti ma sempre con l’atteggiamento di chi crede che il mondo sia sbagliato.

A rendere il tutto ancora più spigoloso è la perdita del padre, venuto a mancare poco meno di un anno prima rispetto a quando vengono ambientati gli aventi. Un lutto che Sydney non è mai riuscita ad elaborare del tutto e che, inconsapevolmente, condizionerà la vita della ragazza più di quanto lei stessa possa immaginare.

 

I Am Not Okay With This

 

Ad affiancare Syd come sua controparte troviamo, invece, Stanley (Wyatt Oleff ). A differenza della ragazza, Stan ha sempre una buona ragione per sorridere, per fregarsene, per non pensarci. Gli piace il suo essere eccentrico, il suo avere una cerchia limitata – per non dire inesistente – di amici. L’adolescenza è solo una fase e Stan lo sa. Essere i più cool e sentirsi i più fighi dell’universo è molto facile circondati dalle quattro mura scolastiche; ma la vera vita è fuori di là. I veri “numero uno” si riconosceranno una volta lasciata la propria comfort zone, il nido, una cittadina sicura dove tutti conoscono tutti ed è sempre molto facile giudicare gli altri e mai se stessi.

Altri personaggi – sebbene forse non tanto approfonditi quanto avrebbero meritato – andranno poi a dare sempre più forma alla serie, creando situazioni più o meno possibili capaci di ritrovare all’interno della vita di chiunque, in particolar modo in fase adolescenziale.

Questo non fa però di I Am Not Okay With This una serie unicamente per teen.

Ed è qui che forse il paragone con la precedente The End of the F***ing World si fa più accentuato, proprio perché anche questa serie ha il grande potere di essere una serie profonda, matura e che va molto al di là della tematica trattata. Una serie che parla all’adolescente di adesso ma anche all’adolescente che siamo stati. Una serie che riesce a creare un punto di contatto con lo spettatore, al di là poi dell’età.

 

I Am Not Okay With This

 

 

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Spigolosa assolutamente nelle situazioni proposte, nel disagio che i personaggi si ritrovano a vivere, ma ammantando il tutto con uno stile più “pastelloso”, quasi nostalgico, tipico poi della spensieratezza di quegli anni che ci dipinge sempre tutti quanti un po’ come esseri bipolari. Un attimo prima arrabbiati con il mondo intero, e l’attimo dopo pronti a toccare il cielo con un dito. Questo stile un po’ naive da cui è ammantata la serie di Jonathan Entwistle, non può farci non pensare a grandi classici coming of age degli anni ’80, un po’ come Breakfast Club o Una Pazza Giornata di Vacanza.

E in questo sano citazionismo, simile più ad una sensazione che ad un vero e proprio omaggio, non può mancare in questo caso una sfumatura di mistery che strizza volutamente l’occhio, questa volta viaggiando più verso l’omaggio vero e proprio, al classico di Stephen King Carrie, di cui conosciamo tutti molto bene la magnifica trasposizione di Brian De Palma nel 1976. Perché di Carrie al cinema ce n’è uno solo e uno soltanto.

 

I Am Not Okay With This

 

Il mistero, che inevitabilmente avvolge Syd e tutto ciò che le sta accadendo, diventa qualcosa di sempre più penetrante e presente nella scena, man mano che la serie va avanti, pur non prendendo mai realmente una forma tangibile, senza però mancare di sorprendere lo spettatore con qualche colpo di scena e svolta inaspettata. Ma sicuramente tutto ciò è solo un assaggio. Si, perché inevitabilmente, e con molta più coerenza di una seconda stagione di The End of the F***ing World, I Am Not Okay With This avrà una sua seconda stagione.

 

Scorrevole, armonioso, ben ritmato e intrigante. I Am Not Okay With This è una delle prime grandi scoperte di questo 2020. Super coinvolgente ed estremamente pop.

 

Nostalgico ma senza diventare “l’ennesimo Stranger Things“. Sa trovare una propria dimensione, creando un suo universo al quale è molto facile appassionarsi, grazie anche alle splendide interpretazioni dei suoi interpreti, prima fra tutti la giovanissima Sophia Lillis che se già in IT ci aveva fatto innamorare con la sua Bev, in questi primi anni di grandi esperienze si sta mostrando essere un’attrice incredibilmente capace e in costante crescita. Una “piccola” Amy Adams che potrà darci delle enormi soddisfazioni e che già da adesso si sta conquistando il suo posto nel cuore di tanti spettatori, con personaggi differenti tra loro ma estremamente freschi, sfruttando sapientemente la sua immagine ancora fanciullesca.

 

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Ciliegina sulla torta è la colonna sonora che anche in questo caso ha un carattere molto deciso e che sa perfettamente rispecchiare il mood della narrazione e della scena, sottolineando quella sensazione – tipica di serie come Sex Education – dove si lascia volutamente indefinito lo svolgimento spazio-temporale, proprio perché di fronte a storie e situazioni senza tempo.

 

 

Con i suoi otto episodi tra i 20 e i 30 minuti, I Am Not Okay With This si conferma essere, in relazione alle serie teen più mature di Netflix, un vero gioiellino tutto da scoprire. Una perla che, a voler trovare il pelo nell’uovo, finisce troppo in fretta, portando lo spettatore a voler fin da subito una seconda stagione.

Una perla che finisce troppo in fretta, portando lo spettatore a voler fin da subito una seconda stagione

Un perfetto bilanciamento di ruoli e coinvolgimento da parte dei personaggi e da parte dei loro interpreti. Giovani star che stanno compiendo un ottimo lavoro e di cui sentiremo presto parlare anche in altri lidi. Intanto una cosa è cera, se continua su questo genere di storie e narrazione e stile, Netflix potrebbe seriamente riscattarsi dalle (troppe) serie e film non perfettamente riusciti e che, troppo spesso, fanno pensare all’utente che la grande piattaforma pensi troppo alla quantità e poco alla qualità. Piccole scoperte come I Am Not Okay With This fanno ben sperare per un futuro seriale più sorprendente e piacevole.

 

I Am Not Okay With This è disponibile su Netflix dal 26 Febbraio
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