Un matrimonio e parecchi funerali: Dylan Dog 399 e 400, la recensione

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1 anno fa

9 minuti

Oggi sposi! Che bello, che felicità, che… no, aspetta un attimo. Il mondo sta per finire, il mondo è impazzito, il mondo (non) si può salvare.

Benvenuti nella Terra sull’orlo della distruzione di Dylan Dog, che abbiate seguito o meno il ciclo della Meteora che ha segnato gli ultimi numeri della serie regolare.

Siete lettori assidui? Saltiamo i convenevoli. Siete lettori a intermittenza o gente che riprende in mano la serie solo per i grossi eventi? Ciao, saltiamo i convenevoli

 

 

Spoiler Alert

Questo articolo non farà spoiler enormi, ma ci saranno dentro importantissime informazioni che riguardano i numeri 399 e 400 di Dylan Dog, perché le recensioni “sordocieche” non è che ci piacciano molto.

Per cui, care amebe, se volete proseguire lo farete a vostro rischio e pericolo.

Altrimenti, salvate l’articolo e gustatevi dopo la lettura. 

Well, anzi, “pozzo”, dopo il doveroso Spoiler Alert, si parte.

 

 

 

 

 

Dylan Dog 399: Oggi Sposi

Dylan Dog 399 cover

La variant cover del numero 399 in vendita a Lucca

 

Suona la marcia nuziale, ma come al solito la storia si apre con il bel Dylan che flirta con la Morte, che stavolta ne ha ben donde di farsi vedere, dato che la meteora che sta per schiantarsi sulla Terra le procurerà un lavorone.

Dopodichè il vecchio Bloch sistema il farfallino al sorridente Dylan che si appresta a pronunciare il fatidico “sì” durante le ultime ore del nostro pianeta, con una imminente diretta in mondovisione che farebbe sudare anche il più reale dei reali.

Ma a orchestrare tutto, tranquilli, c’è lui: John Ghost. 

Ghost è stata una delle maggiori introduzioni nel cast regolare della gestione Roberto Recchioni, e anche una delle più enigmatiche.

 

Dylan Dog 399 insalata

Classic Dylan is classic.

 

Agente del Caos, Ozymandias in sedicesimo, deus ex machina all’occorrenza, adesso rivela tutto quello per cui ha complottato in un lungo spiegone intelligentemente intervallato nella struttura narrativa da alcuni salti indietro nel tempo.

Siamo quindi fumetto-trasportati a vedere cose avvenute a poche ore/pochi giorni dal matrimonio di Dylan Dog, un matrimonio che potrebbe salvare la Terra, ma anche no, chi lo sa.

Nel mezzo, una lotta senza quartiere tra i quartieri di Londra in fiamme con la minaccia dei vampiri nazisti, vagamente più minacciosi dei surfisti nazisti della Troma.

Se vi piace vedere 5 persone + Jenkins con il liquidator che fanno fuori una moltitudine di cattivissimi succhiasangue dai canini affilati, accomodatevi. C’è un momento di gloria pure per l’ineffabile Lord Wells che in quattro e quattr’otto neutralizza una minaccia tentacolare.

 

Dylan Dog 399 liquidator

Jenkins nuovo influencer dei super liquidator

 

E torniamo al punto.

Chi si sposa Dylan Dog? 

Lo scopriremo solo leggendo, ma sarà tutto molto, molto “alla Dylan” – quello che si innamora in tempi record – e sempre “alla Dylan” – quello inguaribile romantico, idealista e che arriva dopo secoli a capire cose elementari.

Dai, tanto lo sappiamo tutti: indipendentemente da come andranno le cose, alla fine Dylan si deciderà a sposare Groucho, la persona che gli è sempre stata accanto no matter what.

Un gesto simbolico ma sentito, molto meno pretestuoso di quello che si poteva pensare alla vigilia leggendo i giornali, con la bomba sganciata sapientemente al primo giorno di Lucca Comics & Games e che ha creato un putiferio sui social.

Com’era giusto che fosse il Recchioni sornione se la rideva sotto il completo da Peaky Blinder che indossa ormai come uniforme e, sostenuto da un roster di disegnatori da paura, Corrado Roi, Angelo Stano, Nicola Mari, Luca Casalanguida, Sergio Gerasi, Marco Nizzoli, porta tutta la banda e centinaia di ospiti laddove desidera… quasi all’altare.

Che poi non sia un altare nuziale ma sacrificale quello è un altro discorso… 
Dylan Dog 399 groucho

Come fai a non voler sposare uno così?

 

Se non avete letto gli ultimi numeri della serie regolare, sarete investiti da un tornado di asterischi (io li ho sempre amati) con “Vedi Dylan Dog n…” che vi faranno capire quanto più o meno stringente è diventata la continuity

Una storia valida, decisamente “sospesa” tra passato e futuro, quasi di raccordo, probabilmente presa da sé non memorabile né quintessenziale… ma questo perché chiude molti cerchi e prende elementi a piene mani da numeri precedenti. 

Il cuore della vicenda, comunque, si conserva intatto e sa toccare corde emotive particolari quando è il momento.

Forse un pochino sbrigativo il finale e opachi alcuni comprimari (Carpenter come al solito, non ce ne voglia), ma tutto sommato se dovessi riprendere a leggere Dylan Dog lo farei da qui con soddisfazione e voglia di leggermi tutto quello che c’è stato prima.

Poi, come ogni fine del mondo imminente, che poi è un po’ la stessa atmosfera del matrimonio, ci sono tragedia e commedia.

E siccome la vita è una tragicommedia, non si poteva che finire con un matrimonio e con la morte. Totale.

La meteora arriva per baciare la Terra.

Ci vediamo dall’altra parte.

 

 

 

 

Dylan Dog 400: E ora, l’Apocalisse!

Dylan Dog 400 cover

Il volumone del n. 400

 

Il numero 400, presentato a Lucca in un’edizione di pregio ed effettivamente una goduria da sfogliare e leggere in formato gigante, è quanto di più “classico” (virgolette d’obbligo) ci si possa aspettare da un numero celebrativo.

E che celebrazione! La fine e l’inizio.

Ma andiamo con ordine.

La meteora è caduta, il mondo è in rovina, i sopravvissuti sono pochi, la realtà è un apostrofo rosa tra le parole “L’Apocalisse”.

E allora viviamola, questa apocalisse: un universo sospeso tra il post-atomico e i romanzi di Stevenson, l’avventura e l’orrore, la letteratura picaresca e i drammi teatrali elisabettiani, il cinema e i videogiochi.

Roberto Recchioni scrive prendendo a piene mani il suo repertorio di cultura popolare e citazioni “alte e basse”, e lo fa eseguendo un’operazione a cuore aperto sul corpo artistico di Sclavi, probabilmente uno dei più grandi e “vecchi” postmodernisti (e nerd veri, puri, cristallini) della storia italiana. 

Tra Blade Runner e Super Mario Bros, tra Star Wars e Tin Tin, tra Go Nagai e Alien, l’uomo che ha creato il nostro Indagatore dell’incubo è stato uno dei primi, strabordanti frullatori della cultura pop in un fumetto divenuto mainstream, e in questo il passaggio di testimone con il nuovo curatore non può che essere visto come un fattore di continuità.

 

Dylan Dog 400 02

Evidente, piuttosto e anzichenò

 

Perché dicevo che questo numero 400 è “classico”? Beh, perché ci sono tanti elementipilastro della leggenda dylaniata (il tema della memoria, il passato, il Galeone, Morgana…) e l’elemento “meta” che è sempre piaciuto a Tiziano Sclavi e del quale lui è stato sublime interprete nei numeri più importanti della storia dylaniata.

Qui siamo talmente meta che si arriva al meta-qualsiasi cosa. Al meta… che l’altra metà non si sa dov’è, ma neppure quale sia, perchè l’altra metà del meta potrebbe essere qualunque cosa.

Ovviamente è un rischio calcolato: come se non avesse già fatto incazzare abbastanza parte del fandom con la sua gestione negli ultimi anni e con la ciliegina sulla torta del matrimonio del numero 399 – come già esplicato – Recchioni porta al limite le capacità di sopportazione del lettore medio con una storia che definire di rottura è poco.

“Classica” e “di rottura”, quindi. E non sembri una contraddizione di termini, perché questa storia sembra essere definitivamente l’Alfa e l’Omega di Dylan Dog.

Quella dove si uccide il padre, e non in senso figurato. 

 

Dylan Dog 400 01

C’è pure Monkey Island.

 

Lo scontro tra la creatura e il creatore sarà cruento, e lascerà sul campo un tributo di sangue. Togliamo l’elefante dalla stanza: c’è così tanto Cuore di Tenebra/Apocalypse Now da far uscire il napalm dagli occhi.

Nelle orecchie invece Wagner lascia il posto a dialoghi presi di peso da opere letterarie che spaziano da Whitman a Shakespeare.

Ma Recchioni gioca pulito e come sempre dichiara ogni fonte e ne riconosce l’importanza, in un gioco di equilibrismo che fa quadrare storia originale con testi esistenti e un progetto narrativo peculiare con pezzi di immaginario che da Tarkovskij arriva a Kubrick.

Questa la natura del numero: una summa di elementi costitutivi dell’universo dylandoghiano, autori affini nello spirito, già visti, citati, sfruttati, anime che in altre epoche e in altri-quando sarebbero potuti diventare degli indagatori dell’incubo.

Una storia capitale e una pietra d’angolo già intuibile per il Dylan che fu e che sarà, che si inserisce alla perfezione e a testa alta nella galleria dei numeri “importanti”.

Con un sempre più efficace Angelo Stano, graziosamente protagonista a suo modo da una parte e dall’altra del tavolo da disegno, leggere questo viaggio oscuro è un’esperienza.

 

Dylan Dog 400

Martin Sheen scansate (o annega)

 

Cerco di non andare a utilizzare le stesse parole che ci sono nel (bel) volumone che contiene la storia (cartonato 22×31 cm, 19 euro), tanto dello stesso Recchioni quanto delle interviste a lui e a Stano che concludono questa odissea.

Odissea dalla quale Dylan torna a casa, torna forse alle origini, origini che non sono le stesse che conosciamo (ovviamente) e che riemergono da un passato oscuro, pronte per regalare un futuro ancora più originale e sorprendente.

Perché, come appare chiaro, da ora in poi questo non è più – stavolta davvero – il Dylan Dog di Tiziano Sclavi, ma il Dylan Dog di Roberto Recchioni.

E non resta che dirsi…

Gna!

 

 

 

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