Old Man Logan: dal Fumetto al Film

140
2 anni fa

12 minuti

Da Old Man Logan, capolavoro a fumetti di Mark Millar e Steve McNiven, a Logan The Wolverine di James Mangold, film che ha segnato l’addio di Hugh Jackman al ruolo del mutante artigliato. Preparatevi per un viaggio attraverso gli Stati Uniti, riscoprendo iX-Menl fascino di un eroe leggendario dopo un’intera vita di lotte e sofferenze, tra carta e grande schermo.

Era il 2008 quando usciva negli Stati Uniti uno dei “what if” più interessanti della storia recente (e non solo) della Casa Delle Idee.

E non poteva che esserci Mark Millar dietro a tutto ciò, uno degli autori più celebrati e di successo del fumetto contemporaneo, accompagnato come di consueto da un talento (seppur non proprio famoso per la sua rapidità) del mondo dei comics, Steve McNiven, già alla ribalta per il precedente crossover Civil War che ha per sempre cambiato il volto dei supereroi Marvel, in particolare Iron Man e Captain America.

L’idea alla base è semplice e vincente, come spesso accade per le trovate narrative di Millar.

In un futuro distopico l’America è ormai totalmente nella mani dei villains, ovvero dei super criminali, che cinquant’anni prima si sono coalizzati per annientare in un solo colpo tutti i più grandi eroi del pianeta.

D’altronde è la domanda che ci siamo sempre posti tutti da ragazzini leggendo i comics:

Perché mai i cattivi non si alleano mai veramente e non attaccano tutti assieme gli eroi?
Quante volte abbiamo visto l’Uomo Ragno veramente in difficoltà per l’attacco congiunto dei Sinistri Sei?

Ecco se a questi villain di medio rango si fossero aggiunti – tanto per fare un esempio – Dr. Doom, Magneto o il Teschio Rosso, quante speranze avrebbe avuto il tessiragnatele di sopravvivere?

Ed è proprio da qui, da questa idea semplice e piuttosto infantile se vogliamo, che si è innescata la creatività di Millar.

Old Man Logan racconta cosa è successo al mutante canadese dopo il massacro degli eroi, dopo che il dolore per quanto accaduto e la sua diretta responsabilità in tal senso, lo ha portato a non estrarre mai più i suoi artigli di adamantio per dedicarsi alla propria famiglia, la moglie Maureen e i figli Scottie e Jade.

Logan, appesi i panni di Wolverine, ora è un contadino in quella che un tempo era conosciuta come California, ora sotto il controllo di Hulk e della sua deviata progenie, avuta con sua cugina Jennifer Walters alias She-Hulk.

 

 

L’America è stata spartita in zone dopo l’attacco pensato e coordinato da Teschio Rosso, che ora siede sullo scranno più alto della Casa Bianca o di ciò che ne rimane, come leader incontrastato.

La California e tutta la costa ovest è andata a Hulk, immortale e con un esercito di figli a sua disposizione, il mid west è il Regno di Kingpin (in precedenza già dominio di Magneto), il centro degli Stati Uniti è una zona selvaggia condivisa da numerosi gruppi e leader, il mid-east è la Tana di Destino, ad Osborn è spettata la zona di Detroit e tutta la costa est è ora Zona del Presidente, sotto il diretto comando di Teschio Rosso.
Il viaggio di Logan comincerà quando un altro eroe sopravvissuto all’olocausto, Clint Barton alias Occhio di Falco, si presenterà alla sua porta con un incarico molto importante.

 

 

 

 

 

 

Clint deve attraversare gli Stati Uniti per consegnare il contenuto di una importantissima valigetta ed essendo diventato ormai cieco a causa del glaucoma (ma di certo non meno temibile) ha bisogno di una valida guardia del corpo, che sarà ben ricompensata per il servizio.

Logan ha un debito pesantissimo con la progenie di Hulk (Otis e Charlie Banner) che ha promesso di vendicarsi qualora non sia estinto, quindi accetta l’incarico seppur a malincuore per dover lasciare la propria famiglia da sola.

I due attraverseranno tutto il paese, fermandosi in diverse città:

  • San Francisco (dove si scontreranno con gli eredi di Ghost Rider);
  • Las Vegas, ora diventata Hammer Falls, ovvero il luogo dove caddero gli eroi e dove giace ancora immobile Mjolnir; qui incontreranno Ashley, figlia di Clint e nipote di Peter Parker, in guerra con l’attuale Kingpin;
  • le terre ormai selvagge dell’Illinois tra dinosauri fusi con il simbionte di Venom e l’incontro con Emma Frost, divenuta moglie del Dottor Destino;
  • e infine dopo aver passato Osborn City e l’incredibile Cascata di Pym (il luogo dove giace lo scheletro immenso di Hank Pym) i nostri arriveranno a New Babylon, per l’ultimo faccia a faccia con il Signore del Male, il Teschio Rosso, che contempla il suo potere nella sala dei trofei dove ha raccolto tutte gli oggetti appartenuti ai più grandi eroi sconfitti.

 

 

I trofei nella sala di Teschio Rosso sono tantissimi: dall’armatura di Iron Man, alla Cappa di Levitazione di Dr. Strange, dallo scudo di Cap all’elmo di Thor, il costume di Moon Knight e una mano de La Cosa dei Fantastici Quattro, solo per citarne alcuni.

Ma quello che colpisce di più è senza dubbio il costume di Captain America, indossato dallo stesso come gli antichi indossavano le pelli delle grandi prede che avevano abbattuto.

 

 

Old Man Logan racconta la caduta degli eroi, l’annichilimento in particolare di Logan e la sua redenzione, una rinascita che attraversa dolore e sangue.

È un viaggio coast to coast in un mondo devastato alla Mad Max e governato dalla violenza e dal decadimento sociale, a riprova che il mondo governato dai dittatori non potrà mai essere un mondo fiorente.

È un percorso di morte e rinascita dell’archetipo del super eroe che ormai ha abbandonato valori e principi e cerca solo di sopravvivere prima e di vendicarsi poi, disegnato in maniera davvero eccellente da McNiven e raccontato in modo superbo da Millar, il quale riesce sempre a stupirci o a farci sgranare gli occhi di fronte ad ogni nuova entrata in scena.

Lo ammetto: è uno dei miei fumetti Marvel preferiti, profondo quanto basta e mainstream allo stesso tempo, e credo sia anche uno dei migliori “what if” della Casa Delle Idee.
Non averlo mai letto significa essersi privati di un’esperienza di lettura davvero eccellente nel panormara dei supereroi in costume.

Per questo quando cominciarono ad uscire i primi rumors e trailer di Logan The Wolverine, il film di James Mangold che avrebbe decretato il definitivo addio di Hugh Jackman al ruolo del mutante canadese, tutti hanno pensato immediatamente alla correlazione tra le due opere, suscitando l’entusiasmo dei fan.

 

 

 

 

 

 

E in effetti i punti in comune, così come l’ispirazione generale, sono molteplici e la produzione di Logan The Wolverine, così come Mangold stesso, hanno dichiarato più volte di essersi liberamente ispirati ai fumetti.

Il decimo capitolo della filmografia sui mutanti e terzo spinoff dedicato a Wolverine ci racconta di un Logan ormai invecchiato e piegato dalle troppe battaglie del passato.

Nel 2029 i mutanti sono rimasti pochissimi a causa della persecuzione di un gruppo armato anti mutante chiamato Reavers e dal fatto che da ormai 25 anni non nasce più un solo bambino con il gene X.

Nel 2029 i mutanti sono rimasti pochissimi a causa della persecuzione di un gruppo armato anti mutante chiamato Reavers e dal fatto che da ormai 25 anni non nasce più un solo bambino con il gene X.

Logan e Calibano, nascosti dai possibili attacchi dei Reavers, si prendono cura di un decrepito Charles Xavier (interpretato magistralmente da Patrick Stewart), malato di Alzheimer e molto pericoloso nei suoi momenti di crisi. D’altronde è pur sempre il telepate più potente del mondo.

 

 

Logan sarà intercettato da un’infermiera di nome Gabriella, che cercherà in tutti i modi di ingaggiare il vecchio Logan per poter accompagnare lei e la figlia Laura Kinney in un fantomatico luogo a nord chiamato “Eden” in cui sembra sia presente una comunità di mutanti protetta.

Si scoprirà ben presto che Laura non è affatto la figlia dell’infermiera ma frutto di una sperimentazione genetica volta a riprodurre i poteri dei più grandi mutanti della storia a scopi bellici. Come lei anche altri bambini sono stati ridotti in prigionia e utilizzati come cavie da laboratorio.

Laura, in particolare, è violenta e aggressiva e vanta tutte le caratteristiche del proprio “padre genetico”, ovvero Logan in persona. Laura è X-23, l’erede di Wolverine.

 

Lo scontro coi Reavers porterà il gruppo di fuggiaschi ad attraversare il paese, alternando scontri brutali (in particolare con l’arma definitiva della Trainsgen ovvero X-24, un clone perfetto e giovane di Wolverine) a momenti di grande empatia e calore familiare e non mancheranno le vittime, che si sacrificheranno pur di permettere alla nuova generazione di mutanti di avere una vita libera e giusta.

Le interpretazioni sofferte e generose di Hugh Jackman e Patrick Stewart mi hanno fatto innamorare del film sin dalla prima visione al cinema.

Le interpretazioni sofferte e generose di Hugh Jackman e Patrick Stewart mi hanno fatto innamorare del film sin dalla prima visione al cinema. Anche la piccola Dafne Keen (Laura/X-23), nonostante la giovane età, riesce a farsi apprezzare e offre una prestazione attoriale adeguata al ruolo.

Boyd Holbrook (l’agente Murphy di Narcos) interpreta il capo della squadra armata dei Reavers, ruolo che gli risulta congeniale, ma in generale il film soffre dell’assenza di un villain di peso. Però il tutto è piuttosto “voluto” visto che il vero nemico di Logan, in questa pellicola, sarà Logan stesso e la sua intenzione di farla finita. Il decadimento del suo corpo per l’avvelenamento da adamantio lo sta letteralmente consumando, al punto che il nostro ormai non vede più un futuro e conserva un proiettile di adamantio per l’estremo gesto.

 

 

Da questo punto di vista è anche interessante il confronto con il brutale X-24, il suo clone perfetto, che rispecchia quello che in parte Wolverine è stato e quello che sarebbe potuto essere se avesse scatenato tutti i propri istinti violenti.

La pellicola pellicola di James Mangold condivide con il fumetto una parte dell’atmosfera distopica e decadente. Anche in Logan The Wolverine il mondo sembra ormai essere del tutto privo di supereroi.

Il nostro mutante preferito è invecchiato, il suo fattore rigenerante non funziona più bene come un tempo e Logan sente la fine avvicinarsi.

 

 

Le differenze con il fumetto sono enormi, basti semplicemente pensare al coinvolgimento di tutti i grandi villain (e degli eredi degli stessi) nell’opera di Mark Millar e al fatto che questi siano ovviamente del tutto assenti dal film di Mangold (ci sono solo i mutanti per ovvi problemi di licenze diverse, al tempo della separazione tra Fox e Disney), ma le due opere condividono uno spirito comune forte e subito riscontrabile.

In entrambe assisteremo alla caduta e alla redenzione di uno degli eroi più borderline della storia della Casa Delle Idee, seppur con due epiloghi totalmente differenti.

Quando nel fumetto Wolverine arriverà a scontrarsi con Hulk, quello che ne scaturirà sarà un finale esplosivo e forse anche sorprendente che di fatto ha aperto una cosa importante nella continuity Marvel.

Nei comics Wolverine è morto nel 2014 per mano di Charles Soule e Steve McNiven (salvo poi risorgere recentemente e tornare nella continuity) e nel periodo di sua assenza, dopo la fusione delle varie dimensioni, è stato sostituito proprio da “Old Man Logan”, il Wolverine proveniente dalla dimensione creata da Mark Millar.

 

 

 

 

 

 

Questo è stato possibile grazie al finale apertissimo della serie di Millar che, da bravo volpone, sa sempre come tenersi aperte numerose opportunità e rilanci o trasposizioni cinematografiche.

Il film invece ha segnato una fine netta, romantica, ottimamente scritta (seppur molto tradizionale) per un personaggio che ha saputo farsi amare, più per merito forse dell’attore che non delle pellicole in cui ha recitato la parte.

Logan The Wolverine è di gran lunga un film superiore rispetto i due che lo hanno preceduto (X-Men Le Origini – Wolverine e Wolverine L’Immortale), dai toni più adulti e appassionanti, pur senza rinunciare ad una attitudine mainstream.

Una curiosità: nel film Logan comincerà a dubitare dell’esistenza di Eden, il fantomatico rifugio per mutanti, visto che tale luogo è presente nei fumetti Marvel che Laura porta sempre con sé. In effetti il pensiero di Logan parrebbe essere corretto, visto che tutto potrebbe essere frutto della fantasia di una bambina che ha avuto solo pochi fumetti nella vita per evadere dalla propria prigionia.

Ebbene questi fumetti sono stati frutto ad un certo punto di una caccia sul web da parte di molti fan e collezionisti.

 

 

Ahimè gli albi in questione non esistono. Sono stati creati appositamente da Dan Panosian, artista Marvel e Image (ha lavorato sugli X-Men e ad esempio sul recente e bellissimo Slots pubblicato da saldaPress), che ha realizzato ognuno dei fake comics come props di scena. Questo ce lo ha rivelato durante la sua permanenza ala scorsa edizione di Lucca Comics and Games.

Quindi a meno che non vogliate i props originali di scena (ammesso che siano da qualche parte) dovrete accontentarvi solo delle illustrazioni che pubblicherà il nostro bravo Dan Panosian.

In un universo cinematografico come quello del MCU dove ogni pellicola rimanda ad un’altra e dove i finali sono sempre costantemente aperti e collegati con qualcos’altro (basti pensare al recentissimo Spider-Man Far From Home) è bello poter vedere una degna conclusione come quella rappresentata da Logan The Wolverine, una conclusione assolutamente “tradizionale” ma che non cozza con lo spirito di un cinecomic che, in fondo, vuole solo farci innamorare degli eroi protagonisti, proprio come accade nei fumetti.

Se foste ancora in dubbio, Old Man Logan (Vecchio Logan in italiano) è semplicemente uno dei migliori fumetti “what if” di casa Marvel di sempre, mentre Logan The Wolverine, secondo il sottoscritto, è essenzialmente il miglior film dedicato al mutante di adamantio e uno dei migliori di tutto il franchise dedicato agli X-Men.

SNIKT!

 

 

 

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