È nelle sale John Wick 3: Parabellum, il film che vede tornare Keanu Reeves nei pani del famigerato sicario per la terza volta.

Essendo ormai diventato a pieno titolo un franchise, il film sviluppa un universo più ampio, ma sempre vincolato a rigide regole di ingaggio.

Il primo John Wick colpiva per il suo minimalismo e la semplicità della sua trama. Una semplicità apparente perchè talmente fascinosa da meritare che si arrivasse al terzo episodio, questo “John Wick: Chapter 3 – Parabellum”.

Essendo ormai diventato a pieno titolo un franchise, il film sviluppa un universo più ampio, ma sempre vincolato a rigide regole di ingaggio. È un mondo articolato in una fantasia destrutturata quello di Parabellum, un organismo che si sviluppa inquieto e si piega su se stesso.

 

 

L’universo espanso
di John Wick

Alla regia troviamo la mano e lo sguardo ormai rodati di Chad Stahelski, l’ex controfigura di Reeves e regista anche dei capitoli precedenti.

Il film riprende da dove ci eravamo lasciati, con John Wick in fuga a New York dopo aver violato le regole dell’ Alto Tavolo, una associazione internazionale di assassini che detta le regole di moderni Samurai, il loro codice di guerrieri.

 

Wick ne ha infranta una nel secondo capitolo spargendo sangue nel Continental, l’hotel di Manhattan gestito da Winston (Ian McShane) e con concierge Lance Reddick; per questo è stato scomunicato e ora una taglia pende sulla sua testa.

Inizia una fuga ipercinetica che parte da una piovosa New York e che ci porta sempre più nei meandri di questo regno spietato quanto rigidamente regolato, fatto di patti di sangue e di rapporti che trascendono il concetto di relazione fra esseri umani.

L’abilità di Stahelski sta nel riuscire, con l’aiuto di una scenografia che crea sfondi ricchi di particolari e oggetti di scena che entrano in azione essi stessi, a coreografare la violenza in modo fluido come fosse un balletto fatto di armi da taglio e proiettili che volano leggiadri in aria.

 

 

Vi è in questo film anche l’introduzione di una figura matronale di maestra di danza/di combattimento interpretata da Angelica Houston che conosce John con un altro nome, aprendo uno spiraglio di luce sul suo passato e le sue origini; e una trasferta a Casablanca nella quale incontriamo una collega di John interpretata da Halle Barry, non particolarmente memorabile in questa pellicola.

C’è persino un viaggio dal valore catartico di Wick attraverso il deserto del Sahara per poi tornare ai più familiari e meglio congeniali al film set newyorchesi.

 

 

Si vis pacem,
para bellum

Le sequenze d’azione godono di particolare eleganza e si concertano con la macchina da presa in continuo movimento.

Le sequenze d’azione godono di particolare eleganza e si concertano con la macchina da presa in continuo movimento. Il combattimento finale si svolge in una particolare sala del Continental estremamente ricca di giochi di luce e di specchi; una sala che nella sua freddezza e nella trasparenza dei suoi confini è metafora dell’universo nel quale si muove lo stesso John Wick.

Se vuoi la pace, preparati per la guerra.

 

Nessuno si prepara alla guerra come il personaggio interpretato da Reeves.

Nessuno si prepara alla guerra come il personaggio interpretato da Reeves ma, se nei precedenti capitoli il motivo era evidente, ora diventa più impalpabile e romantico, ma al contempo funesto.

Per cosa combatte John Wick? Questa volta combatte per qualcosa di immateriale. Si batte per conservare il ricordo di sua moglie. Il film ci mostra la volontà di rivivere in tutti i sensi un amore e un dolore intimo.

Rimane vivo per poter portare con sé l’affetto che ha perso; quelle ferite nell’animo che trasmutano in ogni forma di lesione reale e carnale, sia che venga inflitta ad altri che ricevuta.

Quello che risiede nell’animo di Wick si esprime nel suo mondo con un linguaggio violento come a voler cercare un motivo di vita attraverso la morte.

 

 

 

John Wick 3 è nei cinema italiani dal 16 maggio.