Batman Cavaliere Bianco

38
3 anni fa

11 minuti

Può il Joker guarire dalla sua follia? La nemesi di Batman sarà mai in grado di rinsavire e pentirsi del male compiuto? E se ciò accadesse come reagirebbe il Cavaliere Oscuro di Gotham? Ci pensa Sean Murphy, una delle più talentuose matite al mondo, qui anche in veste di scrittore, a rispondere a queste domande sulle pagine di Batman Cavaliere Bianco, forse la più stravagante visione di Joker che abbiate visto finora.

Il mito di Batman è dovuto anche al grande pantheon di villain che si è sempre trovato di fronte (o portato appresso, come molti a Gotham City credono fermamente).

Enigmista, Pinguino, Clayface, Due Facce, Catwoman, ognuno di loro ha contribuito negli anni a rafforzare la figura dell’eroe mascherato, secondo la semplice regola “più i cattivi sono importanti e forti, più l’eroe che li combatte sarà grande”.

Ma il vero fulcro di tutto rimane la figura enigmatica e grottesca del più importante villain del mondo DC e di certo anche della storia dei comics americani, ovvero il Principe Pagliaccio del Crimine di Gotham City, l’arcinemesi di Batman, Joker.

Joker è l’esatto opposto del Cavaliere Oscuro: caotico e disordinato (anche se i piani che architetta sono a dir poco geniali)

In contrapposizione al rigore estremo dell’Uomo Pipistrello, istrionico e sgargiante nel look, laddove Batman veste letteralmente la notte, Joker si pone in totale antitesi rispetto quasi tutto ciò che rappresenta l’eroe di Gotham.

 

 

 

Ci si è sempre chiesti in effetti quanto i due personaggi siano vicini, complementari e interdipendenti.

Ci si è sempre chiesti in effetti quanto i due personaggi siano vicini, complementari e interdipendenti (basti pensare all’immortale The Killing Joke di Alan Moore), lasciando intuire in alcune interpretazioni legami a volte sconcertanti. Nel film in uscita ad ottobre con Jaoquin Phoenix, ad esempio, le indiscrezioni parlano di un Joker figlio illegittimo di Thomas Wayne e quindi fratellastro di Bruce.

Il progetto di Sean Gordon Murphy si inserisce proprio in queste sottili e affascinanti fessure interpretative, godendo del pieno appoggio da parte di mamma DC Comics che lascia totale carta bianca allo straordinario artista per fornirci questa sua ennesima versione del rapporto tra Joker e Batman.

 

 

Non è una cosa quindi assolutamente nuova  e inedita, prima o poi tutti i grandi autori che hanno lavorato sul Cavaliere Oscuro si sono trovati di fronte alla necessità di mettere le due figure in relazione e di spiegarne le origini o i possibili sviluppi, ma ogni volta che nasce uno di questi “what if” tutti noi appassionati ne siamo attratti con una particolare curiosità, tanto sono monumentali e carismatici i protagonisti in questione.

La storia di Batman Cavaliere Bianco si apre quindi con una scena sorprendente, che vede un Joker completamente ripulito, in giacca e cravatta, senza trucco e manie omicide, varcare i confini dell’Arkham Asylum per far visita a Batman, rinchiuso e incatenato, al fine di chiedergli aiuto per risolvere la più profonda delle crisi che Gotham abbia mai vissuto.

Joker ha un nome e cognome: Jack Napier, lo stesso di Jack Nicholson nel Batman del 1989 di Tim Burton, in un gradito e azzeccato omaggio.

Un flashback ci porta quindi ad un anno prima, con l’ennesimo inseguimento tra Batman e Joker, al quale prendono parte che Nightwing (Dick Grayson) e Batgirl (Barbara Gordon).

Batman, ancora più brutale e risoluto del solito, non esita a devastare i tetti delle case popolari del quartiere in cui sta avvenendo l’inseguimento, rischiando di investire operai e civili innocenti pur di catturare il suo nemico.

Toccherà proprio a Barbara e in parte a Dick essere la voce della coscienza di uno scatenato Bruce tentando di riportarlo all’autocontrollo.

Niente da fare, Batman sembra inarrestabile, questa volta il Joker deve essere fermato.

Messo alle strette, Joker rivelerà tutta la sua lucida follia, dandoci una spiegazione, un po’ verbosa ma di certo esaustiva, del vero rapporto simbiotico tra lui e il Cavaliere Oscuro.

Joker, sotto i violenti colpi di Batman, spiegherà di fronte alla Bat-famiglia, al Commissario Gordon e degli attoniti detective Bullock e Montoya che il vero nemico di Gotham City indossa il manto del Pipistrello.

 

 

Il tuo vigilantismo non riguarda la giustizia…si tratta di controllo: aggiustare questa città è il tuo patetico modo di recuperare i brandelli della tua anima… il crimine è diventato la tua terapia e Gotham la tua vittima, ci hai trascinati in un Halloween perenne!

 

Joker spiega che con il suo genio avrebbe potuto facilmente sconfiggere tante volte Batman, ma che ha volutamente frenato i suoi piani di conquista pur di rimanere vicino alla figura amata, in un distorto rapporto di amore/odio.

Il piano di Joker era fin dall’inizio quello di attirare tutti i pezzi del puzzle all’interno di uno stabilimento farmaceutico dove erano stoccate delle misteriose pillole e Batman finisce proprio per caderci in pieno.

Dopo aver massacrato di colpi Joker lo obbliga ad ingoiare un quantitativo esagerato delle stesse, ignorandone gli effetti ed arrivando quasi ad ucciderlo per soffocamento.

Il punto di non ritorno è stato oltrepassato, la linea rossa varcata.

Dopo un lungo ricovero avverrà il miracolo: Joker si riprenderà, abbandonerà del tutto il trucco da clown, le manie ossessivo compulsive e l’attitudine criminale.

Tornerà ad essere semplicemente Jack Napier, nel pieno possesso del suo equilibrio, delle sue straordinarie facoltà intellettive e con una volontà di ferro.

 

 

Le pillole sembrano aver definitamente curato la follia di Joker e come prima cosa il nuovo Jack si metterà al lavoro per dimostrare legalmente di fronte ad una Corte la colpevolezza degli atti sconsiderati di Batman: danneggiamenti a proprietà pubbliche, lesioni a civili, aggressioni fino al tentato omicidio nei suoi confronti.

L’impianto di accusa è incredibilmente solido e convincente, tanto che (in maniera un pochino forzata, narrativamente parlando, anche se funzionale ai fini della storia), l’opinione pubblica comincia a schierarsi con questo Jack Napier che affascina con le sue arringhe di fronte alle telecamere.

In questo “elseworld” Joker non è mai stato veramente incriminato di omicidio. Tutti sanno che le accuse che gli sono state rivolte sono ben fondate, ma nessuno è mai riuscito a provare nulla.

In questo “elseworld” Joker non è mai stato veramente incriminato di omicidio. Tutti sanno che le accuse che gli sono state rivolte sono ben fondate, ma nessuno è mai riuscito a provare nulla.

Quindi facilmente Jack Napier riesce a passare dalla parte del manico del coltello, diventando accusatore e non accusato, difensore dei diritti dei più poveri abitanti di Gotham del quartiere di Backport e spiegando a tutti che Batman è il male, una calamita per le disgrazie della città, un ispiratore di criminali folli e stravaganti che cercano nella lotta con lui una sorta di realizzazione personale.

Jack spiegherà che le zone in cui il Crociato Incappucciato combatte finiscono per diventare oggetto di speculazioni immobiliari, dato che diventano zone a rischio Batman, vengono ricostruite coi soldi pubblici ma poi finiscono nel mirino delle spregiudicate sfere alte della città.

 

 

Per Batman è l’inizio della caduta. Alfred è in fin di vita e solo una pericolosa alleanza con Mr. Freeze sembra offrire una speranza. Dick e Barbara si stanno allontanando sempre di più e anche Gordon, pressato dai vertici pubblici, non può più garantire vicinanza all’eroe mascherato.

Per Jack Napier, invece, è l’inizio di una nuova vita con la dottoressa Harleen Quinzel, lontano dal crimine e dalla schizofrenia malata che ha sempre caratterizzato il loro rapporto. Adesso finalmente sembrano amarsi sinceramente.

La forza di volontà di Jack Napier è straordinaria, simile se non addirittura identica a quella dimostrata da Bruce Wayne nel compiere la sua crociata contro i malvagi, rovesciando quindi letteralmente i ruoli.

Jack Napier, ex Joker, si erge a difensore dei diritti di Gotham City: Jack Napier è il suo Cavaliere Bianco.

Arriverà ad armare la polizia di Gotham per affrontare le minacce con le stesse armi di cui dispone Batman e ordine un piano sottile ed efficace per completare il suo quadro d’insieme.

Ma qualcuno ovviamente non ci sta: una seconda Harley Quinn, la cui identità non è quella della psicologa Quinzel, rivuole il suo folle amante pagliaccio e farà di tutto per farlo riemergere. Dovesse bruciare la città stessa.

L’impianto narrativo di Batman Cavaliere Bianco risulta affascinante nonostante non sia esattamente una trovata originale o mai tentata prima.

La volontà di invertire i ruoli tra Joker e Batman è una strada percorsa tante volte, non solo in DC Comics ma addirittura in passato da Mark Millar e Steve McNiven con il celebre Nemesis, fumetto che mostrava un miliardario rimasto orfano alla Bruce Wayne intraprendere la strada opposta per diventare il più spietato e risoluto criminale della storia.

 

 

La guarigione di Joker e il percorso di redenzione di Jack Napier prendono il sopravvento su tutto, mettendo Batman in ombra, sminuendolo e ridicolizzandolo anche per certe scelte compiute: in effetti le azioni di Batman sembrano spesso insensate o esagerate e Jack ce lo continua a dimostrare con capacità dialettiche importanti.

Sean Gordon Murphy, che non tornava alla scrittura dal 2012 con il suo Punk Rock Jesus, riesce comunque a trovare strade molto interessanti per la stesura di Cavaliere Bianco, raggiungendo l’apice, quantomeno in questo primo volume (di 2), nel raccontarci la storia d’amore tra Jack e Harleen.

I due sono splendidi nella loro quotidianità e nel loro sincero bisogno di ricostruirsi una vita normale.

 

 

Si potrebbe dire che Batman sia decisamente un personaggio in ombra in questo fumetto, ma la verità è che la sua brutalità e la sua rigidità estrema, gli fanno perdere tantissimi punti di fronte all’esuberanza e la brillante intelligenza di Jack/Joker.

Un po’ come è accaduto nel secondo film di Nolan, in cui la caratterizzazione de personaggio e l’interpretazione di Heath Ledger finirono per mettere in secondo piano quello che sarebbe dovuto essere protagonista.

Appunto Sean Murphy lo fa apposta e, nonostante alcuni espedienti di trama non stupefacenti (la seconda gelosa Harley Quinn che rivuole il suo fidanzato o gli ostentati comizi cittadini di Jack Napier che puzzano di bruciato fino a Metropolis) il fumetto risulta godibile e scorrevole in maniera piacevole, se pensiamo che alal guida c’è un artista noto soprattutto per il suo strabiliante talento alle matite che non per le sceneggiature (in effetti a volte i dialoghi sono un pochino troppo lunghi e stancanti).

Veniamo proprio al punto di forza maggiore di Cavaliere Bianco: Sean Murphy è straordinario, in una forma divina, roba da 10 su 10.

Ogni tavola, da quella più piccola alle splash, è un capolavoro di dettaglio ed inquadrature. Le espressioni dei visi, sempre taglienti, colgono nel segno, lo storytelling, sia nelle scene statiche che nelle sequenze action più movimentate sempre perfetto.

 

 

Sean Murphy è un talento pazzesco. Lo pongo nella mia top ten disegnatori, senza alcun dubbio. È un piacere fermarsi nella lettura dei balloon per ammirare gli straordinari disegni che compongono questo fumetto. I dettagli sono davvero la forza di un disegnatore eccellente che non disdegna anche il mech design regalandoci, ad esempio, un garage di Batmobili decisamente stupendo.

 

 

L’accoppiata poi con Matt Hollingsworth ai colori è assolutamente perfetta, con atmosfere davvero azzeccate e palette adatte al tenore della storia, sempre oscuro e decadente ma affascinante e sontuoso  nelle diverse scene.

 

 

 

 

In definitiva questo primo volume di Batman Cavaliere Bianco mi ha lasciato una sensazione davvero piacevole, pur non brillando particolarmente per originalità di trama riguardo il rapporto Joker/Batman, nonostante l’indubbio fascino che questo tema comporta.

Nell’undicesimo episodio della serie Titans (di cui potete leggere la recensione qui) si assiste ad una dimensione da incubo in cui Batman perde assolutamente il controllo arrivando ad attentare alla vita di Joker. Se vi è piaciuto quell’episodio riscontrete, soprattutto all’inizio di questo fumetto, diversi punti in comune con la serie distribuita su Netflix.

Ma per fortuna l’incipit narrativo imbastito da Sean Murphy è decisamente più interessante. La concentrazione sul personaggio di Jack Napier, il rapporto con Harley Quinn e i disegni da urlo, rendono Batman Cavaliere Bianco una lettura interessantissima da tenere al centro del mirino!

 

 

 

81
ME GUSTA
  • I disegni di Sean Murphy sono incredibili. Difficilmente trovare un altro talento come lui nel comicdome americano. Puro spettacolo per gli occhi.
  • Anche i colori di Hollingsworth sono azzeccatissimi.
  • L'inversione di ruoli tra Joker e Batman è sempre un tema affascinante. In questo caso la non assoluta originalità è compensata da alcuni dettagli molto belli, come la storia d'amore tra Jack e Harleen.
  • Il fumetto è scorrevole e appassionante, nonostante alcuni difetti non invalidanti
FAIL
  • Spesso i dialoghi sono eccessivamente verbosi, specie negli spiegoni di Joker/Jack Napier.
  • Non è un'idea originalissima invertire i ruoli tra Bats e Joker.
  • Alcune trovate narrative sono abbastanza scontate.
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