Titans

50
2 anni fa

14 minuti

La serie Titans è sbarcata su Netflix con tutta la rapidità e la spregiudicatezza di una generazione che vuole a tutti i costi allontanarsi dai propri genitori. Eroi ribelli, combattuti e che non risparmiano i pugni. Il riscatto dell’universo DC è destinato a partire proprio da qui?

Nei giorni scorsi, dopo l’arrivo qui in Italia di Titans sulla piattaforma Netflix, mi sono a lungo interrogato sul ruolo dei personaggi per così dire “minori” del gigantesco pantheon DC Comics.

Portare sul piccolo e grande schermo personaggi monumentali come Batman e Superman obbliga ogni volta sceneggiatori e registi a dover sottostare ad alcuni percorsi obbligati.

Non si possono stravolgere le caratteristiche di due eroi che sono radicati nell’immaginario comune e, portandosi sul groppone 80 anni di storia editoriale, si tende sempre a scontentare qualcuno, magari per il poco coraggio dimostrato o per essere usciti dal seminato. Un vero e proprio inferno, insomma.

E questo vale anche per gli altri grandi e storici personaggi di DC, come Flash, Aquaman, Wonder Woman, Joker ecc. Ognuno ha le sue regole da dover rispettare e quando si devia da certi sentieri lo si fa a proprio rischio e pericolo (vedi il caso Aquaman).

Ma tutto cambia se si può lavorare con una certa libertà e coraggio su personaggi che a conti fatti possiamo definire minori, quelli che non sono poi così radicati nell’immaginario comune del pubblico di massa. Quelli (abbastanza) “vergini” o che non sono stati ancora sottoposti all’esposizione mediatica più massiccia.

Tutti conoscono il nome Robin e tutti sanno del suo ruolo di sidekick, ma a parte gli appassionati di fumetti, quanti sanno che sotto il costume con la “R” sul petto si sono avvicendati almeno 4 principali ragazzi, diversissimi per carattere e caratteristiche?

 

 

In questo contesto si incastra appunto il gruppo dei Titans, originale formazione nata a metà degli anni ‘60 dalla penna di Bob Haney e le matite di Bruno Premiani.

E in questo contesto si incastra appunto il gruppo dei Titans, originale formazione nata a metà degli anni ‘60 dalla penna di Bob Haney e le matite di Bruno Premiani, per poter sfruttare le giovani spalle degli eroi principali, dando la possibilità ai ragazzini dell’epoca di immedesimarsi in supereroi giovani, magari quasi coetanei, con storie leggere e divertenti, anche educative.

Robin, Kid Flash, Aqualad e Wonder Girl si resero protagonisti dei fumetti a loro dedicati assieme a diversi compagni di avventure, pur con alti e bassi e qualche chiusura prematura, per circa 10 anni.

A dare una svolta radicale a questo gruppo ci pensarono poi due vecchie volpi del fumetto americano, Marv Wolfman e George Pérez (autori di Crisi sulle Terre Infinite, tra i primi crossover del fumetto americano e leggendario punto di svolta della continuity DC), che nel 1980 introdussero i nuovi character che sarebbero poi diventati una costante del gruppo, oltre a Robin:

  • Raven, ovvero la strega Rachel Roth in eterno conflitto con il padre, il demone Trigon, che intende conquistare l’universo e che ha riversato una parte della sua essenza oscura nella figlia;
  • Starfire, il cui vero nome è Koriand’r, principessa di Tamaran, dotata di poteri energetici devastanti, oltre che della capacità di volare e della superforza;
  • Changeling, in precedenza noto come Beast Boy e parte della Doom Patrol, ovvero Garfield Logan, mutaforma;
  • Cyborg (Victor Stone), che abbiamo già imparato a conoscere nel film dedicato a Justice League.

Il tenore delle storie sotto la guida di Wolfman e dei suoi successori subì diversi cambiamenti, spalancando sempre di più la porta dell’emancipazione di questi personaggi nei confronti dei loro parenti più grandi, figure genitoriali e maestri (come nel caso del rapporto Batman – Robin) che divenivano sempre più stringenti nel corso degli anni.

Ed arriviamo al 2018, con la messa in onda della serie Titans per il circuito DC Universe e qui in Italia – per fortuna – su Netflix.

 

Il trailer parlava chiaro: “Fuck Batman”. Il buongiorno si vede dal mattino insomma e il nostro Dick Grayson sembra essersi decisamente svegliato con una forte dose di simpatia.

 

In effetti fin da subito si viene investiti dalla furia – abbastanza sconsiderata – di questo Robin, che malmena i criminali con una brutalità davvero inusuale, specie per il personaggio di Dick Grayson.

Tant’è che per i primi episodi svolge il suo lavoro di detective, stereotipandosi nel classico tenebroso hard boiled, simpatico come un’ernia, combattuto tra l’essere un poliziotto e un vigilante.

In effetti fin da subito si viene investiti dalla furia – abbastanza sconsiderata – di questo Robin, che malmena i criminali con una brutalità davvero inusuale, specie per il personaggio di Dick Grayson.

Il ragazzo è evidentemente afflitto da squilibri interiori, infatti perde fin da subito la caratteristica che lo ha reso famoso nei fumetti con Batman: non ride, non fa battute, non smorza i toni. Come direbbe Deadpool “è così Oscuuuuro”.

Dick ha abbandonato Batman da un bel po’, perché è convinto di diventare come lui (ma magari…), eppure non riesce ad abbandonare il costume da ragazzo meraviglia. L’ombra del mentore e la necessità di esercizio aerobico costante lo tengono bloccato in una sorta di limbo; solo l’incontro con gli altri 3 protagonisti sarà determinate per il suo “sblocco”.

Nelle prime puntate la personalità di Dick sembra essere addirittura decisamente più vicina a quella del Jason Todd dei fumetti, violento ed incontrollabile, fino a quando nella serie non comparirà proprio quest’ultimo in carne ed ossa, sciroccato come pochi.

 

 

Gli sceneggiatori (tra cui spicca Geoff Johns, presidente di DC Entertainment e famosissimo autore di fumetti oltre che televisivo), ci tengono a convincerci dall’inizio che questa seria non ha nulla a che fare con la divertente serie Teen Titans e il suo spinoff Teen Titans Go.

Gli sceneggiatori (tra cui spicca Geoff Johns, presidente di DC Entertainment e famosissimo autore di fumetti oltre che televisivo), ci tengono a convincerci dall’inizio che questa seria non ha nulla a che fare con la divertente serie Teen Titans

e il suo spinoff Teen Titans Go.

E lo fanno in maniera un pochino troppo ostentata, con ettolitri di sangue e quintali di ossa rotte. Ma su questo punto ci arriveremo.

In maniera graduale la serie ci presenta le “nuove” versioni dei personaggi principali, inizialmente divisi ma destinati tutti a ritrovarsi per far fronte comune alla minaccia principale della storia: un’organizzazione misteriosa, probabilmente dedita a qualche culto demoniaco, intende rapire Rachel Roth e sfruttarla per richiamare suo padre sulla Terra.

 

 

 

 

Incontreremo quindi Kory Anders, vamp dai vestiti davvero di pessimo gusto disco/vintage che ricordano i colori e certe forme del costume originale, dotata di grandi poteri latenti ma completamente priva di memoria. Condizione che però non le impedisce di fare battute da fumetto pulp degli anni ’30 ai malcapitati di turno.

Starfire, oltre ad aver cambiato colore delle pelle (da arancione a nero) ha maturato una speciale attrazione per la violenza e l’omicidio, a volte anche del tutto gratuito verso persone che non meritavano certo questo trattamento. Beve, fa la dura e scostante, finirà a letto con Dick perché la televisione del motel è rotta, andrà in berserk (coerentemente con il suo scopo originale) e si ergerà a difensore della giovane Rachel. Una buonissima prova attoriale per Anna Diop.

Ma Starfire resta uno stereotipo che cammina… Male visto come l’attrice tiene le gambe incredibilmente divaricate in ogni scena.

 

 

 

 

 

Rachel Roth, alias Raven, è la classica ragazzina adolescente tutta problemi e look dark.

Rachel Roth, alias Raven, è la classica ragazzina adolescente tutta problemi e look dark. Veste come una emo dei primi 2000, non sorride mai ed è continuamente in fuga da qualche tipo di pericolo che ancora non comprende appieno.

Prima le uccidono la madre adottiva (non una madre qualunque ma Sherilyn Fenn che ancora oggi viene a farmi visita in sogno la notte), poi il suo alter ego oscuro la aiuta avvertendola preventivamente dei pericoli, tuttavia ricordandole ogni secondo quanto sia inutile e di lasciare ad esso il controllo.

La confusione regna sovrana così come il bisogno di essere aiutata, anche se il potere di cui è capace farebbe impallidire persino Zatanna e John Constantine. Sarà lei il fulcro della vicenda, dalla fuga all’incontro con Dick (che diverrà una figura quasi genitoriale per lei), al ritrovato nucleo famigliare provato con Hawk e Dove, fino alla mezza cotta per Garfield. Vi saranno venute in mente decine di storie con questo personaggio. Stereotipato.

 

 

Beast Boy, ovvero Garfield Logan, è un simpatico ragazzo mutaforma, membro della speciale famiglia di freak che noi conosciamo come Doom Patrol.

Beast Boy, ovvero Garfield Logan, è un simpatico ragazzo mutaforma, membro della speciale famiglia di freak che noi conosciamo come Doom Patrol.

Vive assieme a Negative Man, Robotman, Rita Farr e il dottor Caulden in una magione in mezzo al bosco e l’episodio in cui questa verrà in contatto con Rachel è uno dei momenti più azzeccati e interessanti di tutta la prima stagione.

Di Garfield c’è poco da dire: il personaggio è davvero appena accennato, funge da supporto adolescenziale a Rachel (per la quale proverà una cotta), è impaurito ad usare i propri poteri e per tutto il tempo sarà più un peso che una risorsa. Più inutile che stereotipato.

Ma la Doom Patrol è tutt’altra cosa: la disfunzionale famiglia di eroi fa un’entrata davvero d’effetto, trasformando l’episodio in un tripudio di follia e colori. Un Circ Du Soleil vagamente steampunk. E pensare che in fin dei conti è solo una marchetta per introdurre la serie di prossima uscita su DC Universe.

 

 

 

Hawk e Dove, ovvero Hank Hall e Dawn Granger, una coppia con una difficile ed interessante storia alle spalle che per affrontare il dolore provato nella vita decidono di indossare dei costumi e diventare vigilantes.

Infine nel cast di personaggi si inseriscono due eroi minori, Hawk e Dove, ovvero Hank Hall e Dawn Granger, una coppia con una difficile ed interessante storia alle spalle che per affrontare il dolore provato nella vita decidono di indossare dei costumi e diventare vigilantes.

Hanno dei trascorsi importanti con Dick (soprattutto la bellissima Dawn) e la storia di come abbiano deciso di indossare dei costumi è un momento davvero molto ben costruito all’interno della serie.

La cosa singolare è che in mezzo al cast dei personaggi principali risultano essere gli unici davvero motivati e verosimili. Hawk e Dove inizialmente intendono perseguire solo chi si è macchiato di atti di pedofilia e solo in seguito si dedicheranno alla lotta al crimine più generalizzata. I personaggi sono incredibilmente umani e credibili, con tutte le debolezze e i sentimenti del caso e sembrano più sani di mente di tutti i protagonisti messi assieme.

E quindi come mai in mezzo a queste forzature, a personaggi parecchio stereotipati, a continuity sballate ci è piaciuta questa serie? Perché l’abbiamo seguita fino in fondo e ci siamo appassionati?

Bisogna anche notare che gli episodi più interessanti e meglio riusciti sono senza dubbio il quarto con la comparsata della Doom Patrol, il nono con la struggente storia di Hawk e Dove e l’undicesimo ambientato in una ipotetica Gotham City da incubo; ovvero tutti episodi che non riguardano direttamente i nostri protagonisti o che introducono altri personaggi sotto i riflettori.

Nonostante questi fattori, il successo di questa serie può essere identificato nella voglia da parte del pubblico di conoscere nuovi personaggi, di avere nuova carne da mettere sul fuoco, in un universo vasto e complesso.

Robin ha sempre sofferto il complesso di inferiorità nei confronti di Batman (che chiameremo simpaticamente “sindrome della spalla”), tant’è che sarà il primo editorialmente parlando ad assumere una nuova identità segreta (Nightwing). Rachel, Beast Boy e Starfire sono delle novità per il pubblico, per non parlare della Doom Patrol o della coppia Hawk e Dove.

Volti nuovi, poteri nuovi, ma caratteristiche e ruoli già conosciuti. Tutti elementi corretti per far affezionare il pubblico.

 

 

L’elemento violenza (con più di qualche citazione a Snyder e momenti molto Watchmen) è quello che più mi ha fatto storcere il naso.

L’elemento violenza (con più di qualche citazione a Snyder e momenti molto Watchmen) è quello che più mi ha fatto storcere il naso.

In tal senso la voglia di avvicinarsi ad altre serie Netflix come Daredevil e Punisher è evidente, ma se nella citate serie Marvel l’atmosfera molto realistica giustifica certi spargimenti di sangue, in Titans c’è un’esagerazione spesso ostentata.

Il distacco violento con le atmosfere per bambini della serie Teen Titans Go! (quella maggiormente conosciuta dal pubblico) e le serie CW (Arrow, Flash, Super Girl) ha un retrogusto dannatamente forzato e in alcuni casi anziché spingere sulla credibilità, rende ancora più assurde certe scene.

Un esempio? Il bipolarismo di Dick Grayson è abbastanza disorientante, dato che un istante prima è un amico premuroso e attento ad ogni passo e l’istante dopo si imbratta di sangue massacrando dei poveri poliziotti già stesi.

Per non parlare poi di quel matto di Jason Todd che oltrepassa il confine della giustizia in maniera assolutamente non giustificabile.

 

 

L’universo in cui è inserito Titans risulta oltremodo affascinante.

Non giudico le performance attoriali, per quello i miei colleghi sono decisamente più preparati di me, ma valuto l’intera sensazione generale che viene trasmessa.

E in mezzo ad alcuni aspetti che ho trovato negativi (tuttavia non invalidanti) devo assolutamente ammettere che l’universo in cui è inserito Titans risulta oltremodo affascinante.

Gli eroi esistono, i vecchi sidekicks come Dick Grayson e Donna Troy sono cresciuti ma su di loro continua ad aleggiare l’ombra dei rispettivi mentori, mancano ancora i veri super villains ma, dopo aver visto l’episodio finale nella versione “alternativa” di Gotham, sappiamo che possono arrivare da un momento all’altro.

E proprio in riferimento all’ultimo episodio, sfido chiunque ad affermare di non essersi gasato a vedere un Batman scatenato che finalmente ha preso la decisione definitiva di eliminare il Joker dopo i tanti massacri perpetrati, mostrando l’Arkham Asylum, la Batcaverna e la città dell’eterna notte.

 

 

Un “what if” decisamente interessante che risponde all’eterna domanda: “cosa accadrebbe se Batman dovesse perdere definitivamente il controllo?”

Un “what if” decisamente interessante che risponde all’eterna domanda: “cosa accadrebbe se Batman dovesse perdere definitivamente il controllo?” Insomma più che i singoli episodi a funzionare in Titans è l’intero universo nel quale sono inseriti, fatto di personaggi nuovi e abbastanza freschi sui quali incombe il peso dell’eredità dei più conosciuti predecessori.

Un universo che non lesina sul fan service per gli accaniti lettori di fumetti e che oltre a rappresentare una novità nel modus operandi Warner e DC in generale, apre le porte a tantissime possibilità narrative. Oltre ad essere qualcosa di ancora nuovo e poco conosciuto in merito ai nomi coinvolti.

La creazione di un unico universo narrativo per il DC Extendend Universe sembra essere ormai un progetto naufragato e a questo punto ci sta bene così. Ad ognuno il suo.

Sacrificando una continuity vasta (ma esponenzialmente difficoltosa col passare del tempo) si sta optando per diversi tipi di pubblico con prodotti mirati, che tengono conto dei fumetti e sfruttano terreni vergini (quanto a characters) per colpire il pubblico e infondere nuova curiosità, lontano dal territorio “teen oriented” che sembra aver fatto la fortuna di Marvel sul piccolo schermo.

Personalmente sono molto curioso di poter assistere alla seconda stagione di Titans e ancora di più per la serie della Doom Patrol, affamato come tanti di rinnovate possibilità e cicli narrativi.

 

Quindi saranno i personaggi minori a salvare DC e in generale le serie legate ai supereroi?

Probabilmente si, almeno finchè continueranno a sprecare potenziali ottimi colpi con cinecomics mediocri che sfruttano senza merito grandi archi narrativi fumettistici.

Ma è ancora troppo presto per dare una risposta del genere.

Nel frattempo godiamoci il bipolarismo di Dick Grayson, i vestitini porno trash di Kory Anders, il gacchino sempre uguale di Garfield Logan e le emo paranoie di Rachel Roth.

Sono decisamente meglio di quello che ci saremmo aspettati.

 

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