Il party game più colorato di casa Nintendo sta per sbarcare finalmente anche su Switch, scoprite come ci è sembrato con la nostra recensione.

Se siete il genere di persona che non si prende troppo sul serio e non disdegna, all’arrivo dei primi freddi, le serate a tombola o Risiko!, dovreste dare una possibilità a Super Mario Party. Questo folle gioco dell’oca a tema mariesco, pensato per le famigliole, rende senz’altro più variegato il parco titoli di Nintendo Switch, dove, a ben vedere, la componente del casual gaming un po’ latita.

Finora a Kyoto si è deciso di concentrare gli sforzi produttivi per appagare chiunque possa definirsi, con un minimo di convinzione, come un giocatore oppure per soddisfare specifiche fasce di utenza: Arms e Mario Tennis Aces sono titoli estremamente tecnici, Donkey Kong Country:Tropical Freeze mette alla prova fino allo sfinimento, Xenoblade e Hyrule Warriors sono prodotti pensati per una nicchia, Kirby e Nintendo Labo puntano quasi esclusivamente ai bambini, Zelda è il capolavoro tanto stupefacente quanto impegnativo, Mario Odyssey e Captain Toad possono essere apprezzati da chiunque, ma non sono quel genere di giochi che riunisce l’intera famiglia in salotto.

L’unica eccezione poteva essere 1-2 Switch, ma sappiamo com’è andata a finire: il titolo, pur a tratti indiscutibilmente originale, era privo di spessore e, non a caso dopo, il lancio si è sgonfiato come un palloncino. Tanto vale spendere l’obolo in una cena al ristorante. Insomma, proprio la console di punta dell’azienda che ha venduto il casual gaming al mondo intero non dispone, ad oggi, di un titolo che rappresenti degnamente questo genere di prodotti, un frullato di assurdità e immediatezza tale da sottrarre le nonne alle repliche dell’Ispettore Derrick, trascinandole, loro malgrado, davanti al televisore con i nipoti. Super Mario Party, ennesimo capitolo di una serie che va avanti da vent’anni, colma il vuoto.

 

 

Selezionato il personaggio in un’ampia rosa di vecchie glorie e scelto il livello di difficoltà tra medio, difficile e molto difficile, chiunque conosca un minimo Mario Party si troverà immediatamente a suo agio. La modalità principale è il classico il gioco dell’oca rivisitato da Nintendo: quattro personaggi – eventualmente controllati da altrettanti amici con un joy-con a testa – tirano a turno un dado per spostarsi all’interno di contorti, assurdi e coloratissimi tabelloni, tutti da scoprire e da sbloccare.

Semplice? Neanche un po’. Un mare di variabili condiziona ogni partita e basta poco per capire che Super Mario Party rifugge il concetto di meritocrazia.

Vince il concorrente che al termine di un minimo di 10 e un massimo di 20 turni, ha collezionato più stelle, comprandole da Toadette in cambio di moneta sonante. L’oro si accumula, anzitutto, finendo sopra a una casella della plancia: quelle blu portano in dote tre monete, le rosse ne fanno perdere altrettante. Semplice? Neanche un po’. Un mare di variabili condiziona ogni partita e bastano pochi minuti per rendersi conto di quanto Super Mario Party rifugga il concetto di meritocrazia: basti pensare, ad esempio, al posizionamento casuale di Toadette, che dopo aver venduto una stella al primo che paga il dovuto, potrebbe decidere di piantare le tende dalla parte opposta del tabellone, magari proprio accanto allo sfidante più incapace, il quale si troverebbe, di colpo, in rimonta.

A seconda del punto in cui si finisce può accadere di tutto!

A seconda del punto in cui si finisce può accadere di tutto: c’è la casella, ad esempio, che aziona il tubo che porta in un’altra zona della mappa o il riquadro che permette di arruolare un altro personaggio, con la conseguenza che si procede tirando due dadi. In alcuni spazi poi troveremo un forziere che racchiude oggetti speciali, come funghi in grado di far avanzare ulteriormente o dadi extra. Già, i dadi: oltre a quello tradizionale con numerazione da uno a sei, ce ne sono di speciali, come i dadi “personali” dedicati a un personaggio, tutti da sbloccare e provvisti di caratteristiche uniche. Per intenderci, con il dado di Tantatalpa potremo all’occorrenza sostituire le caselle da percorrere con monete, col risultato che non finiremo mai in bolletta.

 

Ma una partita a Mario Party non potrebbe definirsi tale senza uno tsunami di mini-giochi, principale fonte di divertimento e di guadagno: alla fine di ogni turno ne dovremo affrontare uno per accedere a monete extra.

Super Mario Party è plastica dimostrazione di come a Kyoto non abbiano mai perduto una delle merci più rare nell’odierna industria: la fantasia. E’ incredibile come gli sviluppatori siano riusciti a tirar letteralmente fuori il sangue dalle rape: gli ottanta minigiochi che compongono il pacchetto – suddivisi in sfide tutti contro tutti, uno contro tre, due contro due e di gruppo – sfruttano come nessun titolo finora uscito per Switch tutte le funzionalità dei joycon, dai sensori di movimento alla vibrazione.

Qualche esempio? In Dadoburger il controller va impugnato come se fosse il manico di una padella e, quando il telecomandino vibra leggermente, significa che il dado di vitello a schermo è cotto a puntino, e allora bisogna farlo saltare per cuocerlo dall’altro lato sollevando il joy-con. In Triciclismo ogni personaggio siede su un triciclo che va ai due all’ora e per pedalare occorre muovere il pad in orizzontale compiendo dei piccoli otto. Nel divertentissimo Lotta per la foto un Koopa con una reflex immortala il momento: prende più punti chi, tra gomitate e spintoni, alla fine occupa più spazio di tutti nell’istantanea.

 

 

I minigiochi sono i veri protagonisti di tutte le altre modalità disponibili. Minigiocathlon e Sfida di pannelli offrono gradite varianti sul tema: nella prima si compete – anche online, purché, ovviamente, si sia sottoscritto il relativo servizio a pagamento – per ottenere il punteggio più alto in un filotto di cinque minigiochi. Nella seconda invece vince chi riesce a occupare la porzione più estesa di un tabellone quadrato: gli spazi vengono assegnati in base alle vittorie ai minigiochi e al posizionamento delle caselle conquistate.

In Palco del Ritmo si avvertono le influenze dell’era Wii e, non a caso, le sfide presenti nella sezione sfruttano al massimo i controlli di movimento. Si tratta di minigiochi ritmici, che, a partire dal livello di difficoltà medio, ossia “remix”, diventano particolarmente impegnativi. Prendete, ad esempio, Coreografie di gruppo: stando in piedi bisogna mettersi in posa e mimare, impugnando i joycon, i movimenti che compie un personaggio.

Nella modalità Acque selvagge conta solo il gioco di squadra: dovremo scendere per le rapide di un fiume, muovendo i telecomandini come se fossero un remo e bisogna imparare a coordinarsi con gli altri concorrenti, perché quando il tempo scade, la spedizione si conclude. Durante il tragitto conviene tenere gli occhi aperti per scoprire percorsi nascosti, evitare le minacce della fauna ittica e, soprattutto, per far scoppiare palloncini partecipando ai minigiochi di tipo cooperativo, che mettono in palio preziosi secondi extra in base alla prestazione.

 

 

 

 

La Sala dei Giocattoli di Toad, infine rappresenta senza dubbio la componente più sperimentale del pacchetto, ma anche la meno immediata: si tratta di una manciata di mini-giochi diversi da tutti gli altri, che permettono di utilizzare Switch in modi estremamente creativi. In MiniBaseball appoggiando la console sul tavolo la telecamera riprende la mezzaluna di gioco dall’alto; se, addirittura, si dispone di due macchine, una riproduce la visuale del lanciatore e l’altra del battitore.

In Banana Split si gioca con due Switch affiancate e occorre ricostruire le immagini di banane divise fra i due schermi nel minor tempo possibile.

Tirando le somme, vien fin troppo facile, sulle prime, abbandonarsi dolcemente alla corrente di Super Mario Party. Eppure dopo qualche ora di gioco, l’approccio quantitativo seguito dagli sviluppatori mostra qualche cedimento: non tutti i mini-giochi divertono e, soprattutto, la stragrande maggioranza di essi si rivela completamente priva di profondità, non esistendo la benché minima curva di apprendimento.

Alcune attività risultano troppo semplicistiche – come Tiro alla fune, che si risolve in una bieca ripetizione di un tasto, riportando i più attempati ai tempi dei traumi al pollice davanti a Track and Field – altre, invece, semplicemente non funzionano. Corsa rotolabarile, per dirne una, sarebbe pure carina ma il rilevamento dell’inclinazione del joycon è fin troppo impreciso. Ecco, forse il vero problema di Super Mario Party è l’aggettivo “carino”, che può, a ben vedere, riferirsi al 90% dei giochini, ma manca la bomba, l’intrattenimento che giustifica ore e ore davanti alla console.

In conclusione riteniamo che Super Mario Party sia un’esplosione di creatività e colori. Esteticamente parlando il prodotto è curatissimo e appagante, tutto scorre alla perfezione, fermo restando che per far girare a dovere una produzione del genere non sono certo richiesti miracoli tecnici. La varietà è impressionante e il titolo saprà intrattenere, almeno per un paio d’ore, nonne e prozie. Fino a quando qualcuno non chiederà di tornare alla tombola, si intende.

80
Super Mario Party
Recensione di Luca Fabbri
ME GUSTA
  • E' il Mario Party più corposo di sempre
  • Tante modalità da scoprire
  • Nei mini-giochi la fantasia degli sviluppatori è encomiabile
  • In gruppo diverte sempre
FAIL
  • Da soli non ha alcun senso
  • Non tutti i mini-giochi sono divertenti
  • Profondità completamente assente