Damien Chazelle apre i battenti della 75° Mostra del Cinema di Venezia con il suo attesissimo First Man, una pellicola enorme, potente, decisamente differente dai film che il regista ci ha presentato fino a questo momento.

Ho deciso di dividere questa recensione in due parti: nella prima parte trovate un mio commento al film, inevitabilmente di parte e particolarmente appassionato visto il mio interesse verso l’argomento trattato e tutto quello che ci gira attorno.

Nella seconda parte invece trovate la recensione di Gabriella, più sul pezzo da un punto di vista tecnico/cinematografico. Spero apprezziate questo modo di affrontare questo film su Lega Nerd: sono convinto che per questo genere di film il nostro pubblico abbia bisogno di punti di vista differenti.

Gabriella ha visto il film ieri mattina a Venezia durante la proiezione stampa mentre io ho avuto la fortuna di vederlo in occasione della cerimonia apertura del Festival ieri sera.

Ma, prima di tutto, riguardatevi il trailer:

 

 

 

 

Prima Parte

Antonio Moro

 

First Man è il film che molti di noi aspettavano. Un mix perfetto di dramma, ricostruzione storica e action che racconta la vita di Neil Armstrong dai primi test con l’X15 fino al primo passo sulla Luna (da cui il titolo)

Damien Chazelle sorprende tutti e tira fuori un filmone che non mi aspettavo: avevo si tantissime aspettative visto il tema trattato e vista la qualità indubbia del regista, ma First Man sorprende con uno stile e una concretezza stellare (pun intended).

La storia di come siamo arrivati a portare l’uomo sulla Luna è tra le più appassionanti ed incredibili che si possano trattare.

La storia di come siamo arrivati a portare l’uomo sulla Luna è tra le più appassionanti ed incredibili che si possano trattare e, inutile dirlo, sono assolutamente di parte su questo argomento. Ne abbiamo parlato tante e tante volte su Lega Nerd in moltissimi approfondimenti: gli aneddoti, curiosità, sorprese, contrattempi, lutti ed epifanie sono letteralmente infiniti.

 

 

 

 

I problemi e i drammi affrontati da Armstrong sono comuni ai tanti uomini e donne che hanno intrapreso il meraviglioso ed incredibile viaggio verso la Luna.

Chazelle riesce a farne un sunto storicamente accurato puntando tutto su uno dei suoi tanti protagonisti: i problemi e i drammi affrontati da Armstrong sono comuni ai tanti uomini e donne che hanno intrapreso il meraviglioso ed incredibile viaggio verso la Luna.

Il film si spacca tra il racconto dell’avanzamento scientifico e tecnologico affrontato dalla Nasa e la storia personale degli astronauti e delle loro famiglie, sottoposti per anni ad incredibili pressioni.

Armstrong è la scusa per raccontare quello che ha dovuto affrontare l’uomo per arrivare sulla Luna: l’enorme sfida tecnologica e scientifica, quella politica ed economica, quella personale e psicologica.

 

First Man
Attraverso tante riprese in prima persona unite ad un sonoro strepitoso riusciamo a capire, almeno un po’, cosa si provasse a stare dentro ad un X15 a oltre 7000km orari fino ad una altezza di oltre 100km, in volo suborbitale.

Riviviamo la paura, la tensione, l’incertezza di quegli esperimenti al limite della capacità umana, fisica e tecnologica.

Mettiamo piede in prima persona dentro ad una navicella Gemini, ci infiliamo in quel piccolo sedile e soffriamo di claustrofobia quando vediamo il tecnico che ci chiude sulla faccia lo sportello di ingresso. Proviamo la tensione del conto alla rovescia e improvvisamente ci rendiamo conto di essere dentro ad una scatoletta mentre sotto il nostro culo comincia ad accendersi un razzo Titan alto 30 metri.

 

 

E poi il programma Apollo. La leggenda. La morte di tanti amici astronauti, il dramma delle loro famiglie mentre tu continui a combattere contro tutto e tutti, contro l’opinione pubblica, contro la fisica, contro il buon senso, contro la tua stessa famiglia, tua moglie, i tuoi figli, il tuo futuro, la tua vita.

Un viaggio impossibile che ha alla fine premiato il coraggio, l’intelligenza e la passione di questi uomini con un successo al primo tentativo che, ben pochi, pensavano fosse davvero possibile.

First Man non è forse un film per tutti. Purtroppo il grande pubblico molto probabilmente non si emozionerà e non si commuoverà come ho fatto io ieri alla prima di Venezia. Non apprezzerà il modo, davvero nuovo, con cui Chazelle ha raccontato questa straordinaria storia e, purtroppo, questo film non incasserà mai come uno dei tanti inutili blockbuster che affollano le sale di tutto il mondo.

Ma è un film che parla al cuore di chi come me e tanti altri è appassionato e sa apprezzare il lavoro, la passione, il coraggio estremo e il genio di quegli uomini e donne che, letteralmente, avevano “The Right Stuff”.

Esce a fine ottobre. Se siete uno di noi lo dovete andare a vedere, magari due volte. O tre.

 

 

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Seconda Parte

Gabriella Giliberti

 

Dopo la trionfale apertura di due anni fa con La La Land, Damien Chazelle – accompagnato da Ryan Gosling – ritorna ad aprire il Festival di Venezia, questa volta con un film dove non si balla e non si canta, ma si continua a sognare e a rincorrere le stelle; o meglio la luna.

Stiamo ovviamente parlando di First Man, la pellicola basata sulla vita di Neil Armstrong e della sua impresa, assieme alla NASA, che ha visto l’uomo mettere per la prima volta piede sulla luna. Ma First Man non è semplicemente la storia dello sbarco sulla luna, obiettivo finale di una delle più grandi avventure e traguardi per l’umanità; First Man è la storia degli uomini e delle donne, dei sacrifici, delle sofferenze e delle gioie che, dal 1961 al 1969 hanno portato proprio Armstrong e il suo Apollo 11 ad arrivare fino alla luna.

Damien Chazelle non firma “semplicemente” una pellicola molto lontana dai toni, i colori e l’emozioni di film con Whiplash o La La Land, ma dirige il film. Un biopic sul mondo infinito dello spazio che si distacca dai più recenti capolavori, come per esempio Gravity di Alfonso Cuarón – regista che vedremo protagonista con il suo Roma nella seconda giornata di Festival – e che porta sul grande schermo una storia che lascia meravigliati, sospesi, spaesati ma anche rapiti.

Un’apertura che subito delinea il mood del film, dal montaggio affilato, il suono tagliente e quasi sempre ambientale, le immagini veloci, i dettagli ravvicinati dei personaggi in costante bilico tra la vita e la morte.

Lo sbarco sulla luna diventa un obiettivo da perseguire, non solo su un fronte politico e rivoluzionario, ma anche come forma di redenzione per il suo protagonista e per tutti gli altri personaggi presenti nel film.

 

First Man

 

Una sorta di cammino verso l’accettazione della morte e l’accettazione della vita.

Una sorta di cammino verso l’accettazione della morte e l’accettazione della vita, di fronte al magnifico spettacolo di camminare sulla luna con alle spalle l’universo. Il film si apre con un’incredibile sequenza molto claustrofobica – che andrà a ripetersi in diversi momenti all’interno della pellicola – con Armstrong al suo primo tentativo di arrivare nello spazio. Una scena molto intensa, sebbene veloce. Quasi violenta, dove sangue freddo e panico si incrociano nello sguardo del protagonista che cerca di ritornare sulla terra, senza subire danni.

Neil Armstrong è un ingegnere, un bravissimo ingegnere, forse troppo distratto a detta dei suoi superiori. Una distrazione che copre proprio con quel lavoro, la meticolosità del dettaglio, del calcolo, affinché tutto – anche in una simulazione di volo – vada a buon fine.

Il lavoro diventa l’arma di Armstrong per allontanarsi dalla tragedia che alleggia sulla sua famiglia. La morte di cancro della figlia Karen segna profondamente Neil e sua moglie Janet (Claire Foy) sebbene la sofferenza e il dolore vengano sempre rappresentati all’interno di una sfera intima e privata.

 

First Man

 

Sia Neil che Janet, entrambi personaggi molto più avanti rispetto agli anni sessanta in cui si ambienta la storia, sono due esseri umani apparentemente freddi, ma che semplicemente non amano condividere la propria emozione, in particolar modo il dolore. I loro sono sguardi lunghi e silenziosi, complici. Nella solitudine dei loro pensieri, dei loro sguardi nel vuoto, trovano la forza di sfogare quel dolore. Quel senso di debolezza e disequilibrio che Armstrong annulla proprio attraverso suo lavoro.

E sarà un fortuito annuncio di reclutamento della NASA a portare Neil Armostrong a fare il suo primo passo verso la Luna. Un percorso lunghissimo, costellato di enormi perdite e sofferenze.

Il film riesce a trovare un proprio equilibrio proprio grazie a questa introduzione – giusta e non smielata – della sfera umana e privata dell’uomo. Chazelle cerca di missare, riuscendoci benissimo, scene dense di tecnicismi con scene di vita famigliare.

First Man è un vero e proprio ritratto della forza e fragilità di un uomo, della sua famiglia, ma anche della forza di un complesso, di un team che a partire dal primo progetto Gemini fino ad arrivare alla mitica missione dell’Apollo 11 che ci ha portato sulla Luna.

Incredibile il lavoro compiuto da Ryan Gosling, in particolar modo sulla mimica. Un uomo silenzioso, ma che dallo sguardo ed espressioni del viso comunica i suoi turbamenti, il suo dolore ogni volto che il suo mondo si spezza, la speranza di regalare alla piccola Karen quel tanto agognato passo sulla luna.

First Man è un film molto più grande della premessa su carta, ma anche una pellicola molto diversa da qualsiasi tipo di aspettativa. Dove ragione e cuore viaggiano sullo stesso binario, parallele, apparentemente pronti a scontrarsi, ma poi fidati collaboratori fino alla fine della corsa.

 

First Man

 

A questo si aggiunge anche la meravigliosa Claire Foy, sicuramente in un ruolo più in ombra rispetto a come siamo stati abituati a vederla in The Crown, ma comunque non meno significativo. Una donna forte, una moglie coraggiosa e con la testa alta, una madre premurosa ma anche realista. Sicuramente una donna molto diversa dal tipico modello della donna anni ’60, anticipando non di poco quella che sarà una figura ben più moderna della moglie – madre che vediamo – o almeno dovremmo – vedere oggi.

Indubbiamente in questo film manca una componente musicale importante rispetto ai film precedenti, ma questo non vuol dire che Chazelle trascuri il suono: anzi, utilizza il suono ambientale, il rombo dei motori, i rumori dei problemi tecnici, in modo amplificato all’interno della narrazione, portando lo spettatore direttamente nello schermo.

Come già detto, assieme a un montaggio più serrato ed essenziale, i colori cupi e freddi – sempre in opposizione a La La Land – dominano l’intera pellicola. Sequenze decise, a volte violente, frenetiche portano a trattenere il fiato fino alla fine, in un doppio finale per nulla scontato e che lascia con gli occhi lucidi. Forse questo l’unico vero accenno alla sua cinematografia, racchiuso in un bacio filtrato da una parete di vetro, il silenzio assordante, gli sguardi che si rincontrano.

E First Man rivela, nel suo finale, la sua vera natura: non una pellicola patriottica, su una storia ormai entrata nel passato collettivo, ma un film basato sulla crescita interiore, l’elaborazione del lutto, la realizzazione di un sogno… anche quando è tra le stelle.

 

First Man arriva nelle sale italiane il 31 Ottobre grazie a Universal Pictures.

 

La Mostra del Cinema di Venezia si terrà al Lido dal 29 Agosto all’8 Settembre. Noi di Lega Nerd, come ogni anno, seguiremo la mostra per tenervi costantemente aggiornati con news, recensioni, interviste e recap live dal Lido. Segui il nostro hub dedicato: leganerd.com/venezia75