Top 10 Serie TV 2017

3 anni fa

9 minuti

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Ultimi giorni dell’anno in cui saremo intenti tra regali, infiniti pranzi di famiglia, domande scomode dei parenti, cosa fare o non fare a Capodanno, ma non dimentichiamoci chi ci ha tenuto davvero compagnia durante tutto quest’anno: le serie tv. Ebbene, andiamo a vedere quali sono state le migliori serie tv del 2017.

In questi ultimi giorni di 2017 è tempo di classifiche e, ovviamente, fare la scalata delle “migliori dieci” – che sappiamo non accontenteranno nessuno – tocca anche alla serie tv.

Anno molto interessante, in cui la serie di genere ne ha fatto da padrone, accompagnata dalla tematiche importanti, il girl power e anche i grandi ritorni.

Dall’epica trasposizione alle grandi regie, passando per le novità in sala anni ’80, andiamo a vedere quali sono state le migliori serie tv di questo 2017.

 

 

 

Tredici

ideata da Brian Yorkey

Non metto in dubbio che nell’arco del 2017 siano uscite serie meglio scritte, dirette e interpretate di Tredici, ma credo che Tredici rappresenti una serie fondamentale per il nostre periodo storico.

Una serie che affonda le mani in tematiche come bullismo e cyberbullismo che, mai come in questi anni, si stanno diffondendo come un cancro non solo tra gli adolescenti, favorito dall’incremento dei social media.

 

 

Tredici è stata una serie che nella sua imperfezione è riuscita a raccogliere attorno a sè uno spettro enorme di spettatori, dagli adolescenti – pubblico primario a cui si è rivolta – agli adulti, passando per i genitori e per quelle persone che, almeno una volta nella vita, hanno provato una delle molteplici sensazioni provate e vissute dai protagonisti.

 

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Tredici è assolutamente una delle migliori serie del 2017, perché senza retorica, con un linguaggio estremamente efficace, adatto alla società di adesso, ci ha fatto sentire tutti vittime e carnefici, complici e aguzzini. Ci ha colpiti, come un pugno nello stomaco!

 

 

 

Legion

ideata da Noah Hawley

La vera sorpresa nel campo comic televisivo è stata sicuramente questa serie, Legion. Un protagonista atipico, mai portato sullo schermo, ma che ha saputo subito trovare un posto nel cuore dello spettatore -magari compiacendo anche il lettore.

 

 

Una serie particolare, in quanto particolare è stato fin da subito la messa in scena, il muoversi nello spazio e nel tempo. A tratti psichedelica, per altri versi disturbanti. Un prodotto che fin dal suo esordio ha saputo lasciare il segno, colpendo e incuriosendo fino alla fine.

 

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Tra i tanti prodotti audiovisivi sui supereroi, Legion resta sicuramente uno dei migliori visti quest’anno.

 

 

 

Glow

creata da Liz Flahive e Carly Mensch

Il premio per miglior guilty pleasure del 2017 fa sicuramente al scintillante Glow, una serie a ritmo di anni ’80, brillantini e donne sul ring.

 

 

Ma nel suo abito scintillante e glitterato, tra i fumi della lacca, Glow è riuscita a dare un ritratto a tutto tondo dove le protagoniste si mettono in gioco, corrono il rischio, e lo fanno proprio con uno degli sport maschili per definizione: il wrestling.

 

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Una delle serie più femministe di questo 2017 – anno in cui la voce femminile è stata declinata in modi assai differenti – dove lo stereotipo stesso è l’arma per abbattere il luogo comune. Da vedere tutta d’un fiato!

 

 

 

DARK

creata da Baran bo Odar e Jantje Friese

La più intrigante serie dell’anno. Misteriosa, dal fascino old school ma che sa indagare in tematiche già comuni nell’ambito seriale e del cinema, con uno stile tutto nuovo e sorprendete.

 

 

DARK è la prima serie Netflix di produzione tedesca, dove la regia di genere europeo si fa sentire in tutta la sua forza, trovando una struttura narrativa convincente e coinvolgente. In bilico tra il thriller e la fantascienza, dove al primo posto viene messo il viaggio nello spazio e nel tempo e un mistero che si ripropone di generazione in generazione.

 

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A vincere il tutto e per tutto su DARK sono le atmosfere, inquietanti e disturbanti. Un prodotto Netflix da assaporare in un massimo di tre giorni.

 

 

 

Feud

creata da Ryan Murphy

Questa serie è stata letteralmente creata per gli amanti del cinema d’altri tempi. Se siete dei cinefili, con quella punta di gossip nell’anima, avrete adorato questa serie inquadrata dal punto di vista di una della faide più storiche del cinema: quella tra le dive Joan Crawford e Bette Davis.

La serie si snocciola attorno alla produzione dell’horror psicologico di Robert Aldrichm Che fine ha fatto Baby Jane?, e vede come protagoniste le meravigliose e bravissime Jessica Lange e Susan Sarandon.

 

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In bilico tra il ritratto intimista e un rotocalco della cronaca di Hollywood, Feud è indubbiamente tra le novità più convincenti di questo 2017, dove la mano di Ryan Murphy si fa sentire più possente che mai.

 

 

 

Godless

creata da Steven Soderbergh e Scott Frank

È una degli ultimi arrivati su Netflix, ma è riuscita fin da subito a far concordare pubblico e critica di tutto il mondo. Godless conserva il sé la tradizione della pellicola western, trasmettendo i valori di un tempo passando, ma da una prospettiva più moderna che vede – nuovamente – nella donna la sua protagonista per eccellenza.

Una serie non particolarmente adatta al binge watching, ma che si fa apprezzare assaporandola lentamente. La storia, infatti, vuole condurre lo spettatore verso una visione molto più approfondita che lo possa portare a una riflessione più grande.

 

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A partire dalle sue interpretazioni di altissimo livello, continuando con la cura per la regia, l’uso del colore e della fotografia, l’omaggio al cinema western presente ma non invadente, Godless è veramente un prodotto di grande spessore.

 

 

 

Mindhunter

ideata da Joe Penhall

Avvicinandoci sempre di più al podio, impossibile non trovare nella top five il magnetico Mindhunter, che porta lo spettatore direttamente nella mente dei serial killer, trasportando sullo schermo fatti, ricerche, interviste e personaggi realmente esistiti e che tutt’ora esistono.

La nascita del termine “serial killer”, della scienza legata alla serialità e lo studio che c’è per poter capire cosa spinge una persona a uccidere più e più volte. Mindhunter è una vera e propria tesi di criminologia, che si prende tutto il tempo per insegnare, per dare gli strumenti necessari al suo pubblico per poter comprendere e mettersi alla pari dei due protagonisti.

 

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Minuziosa, dettagliata e carismatica. Una regia coinvolgente e perfetta, dove lo stile di David Fincher si fa sentire in ogni singola inquadratura. Una serie perfetta, che strizza moltissimo l’occhio al cinema di genere.

 

 

 

Twin Peaks: The Return

creata da Mark Frost e David Lynch

Medaglia di bronzo per una serie che non ha certo bisogno di presentazioni e che il suo solo nome giustificherebbe la propria presenza in qualsiasi classifica: Twin Peaks.

 

 

Dopo 27 anni (come preannunciato dalla stessa Laura), Mark Frost e David Lynch si sono riuniti per dare nuovamente vita ai personaggi della serie incentrata sulla misteriosa morte di Laura Palmer. Questa volta, però, l’incubo di Twin Peak è ancora più terrificante e David Lynch non si risparmia nessun colpo per una serie che, a distanza di anni, è ancora capacissima di sorprendere.

 

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Una stagione molto più matura, in cui dopo tanti anni non solo trova nuovamente sfogo il genio di Lynch, ma dove anche Frost può approfondire vecchi e nuovi segreti.

 

 

 

The Handmaid’s Tale

ideata da Bruce Miller

La medaglia d’argento spetta alla serie rivelazione dell’anno, direttamente tratta dall’omonimo romanzo del grande Margaret Atwood. Una critica alla società americana (e non solo) travestita da distopia, in cui nuovamente le donne sono al centro di tutto.

Si parla di identità, di diritti, di sfruttamento. Si parla dell’essere donne, madri e figlie. Una società patriarcale in cui, il vero potere, è concentrato nell’essenza stessa dell’essere femminile, ma che man mano sembrerebbe voler andare verso la scomparsa.

 

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Una serie che ha conquistato molti premi, grazie anche all’incredibile interpretazione di Elizabeth Moss. Controversa, dal finale capovolto e che gioca moltissimo con l’empatia dello spettatore – in particolar modo quello femminile – chiedendogli di sostituirsi ai protagonisti della storia.

The Haindmaid’s Tale è una serie dalla diverse chiavi di lettura che portano a molteplici interpretazioni. Sicuramente una di quelle serie da vedere almeno due volte.

 

 

 

American Gods

ideata da Bryan Fuller e Michael Green

E la serie migliore di questo 2017 non può non essere – almeno per la sottoscritta – quella che maggiormente ha rispecchiato i canoni della perfezione. Bryan Fuller e Michael Green sono riusciti a dare vita in immagini alle simboliche e oniriche visione di Neil Gaiman, confezionando con American Gods una delle migliori trasposizioni degli ultimi anni.

 

 

Il grottesco diventa la bellezza portante di questa serie, dove le sue immagini sembrano un insieme di sogni e di incubi. Affreschi idilliaci dal recondito significato che mettono in discussione la fallibilità dell’uomo e il suo continuo bisogno di evolversi, cambiare, mescolandosi, eternamente insoddisfatto, dimenticando la sua identità.

 

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A padroneggiare sulla serie sono le grandiose interpretazioni di ogni singolo personaggio, a a cominciare da Ian McShane nei panni di Mr. Wednesday.

Una serie davvero complicata, ma che sa fornire i giusti mezzi per farsi capire dallo spettatore.

Ovviamente non aspettatevi di voler capire tutto senza dare niente o senza applicarvi, come ogni racconto di Neil Gaiman, American Gods vuole un pubblico attivo, attento, che sappia cogliere le sfumature disseminate lungo il percorso del racconto.

Un’orgia di colori, di sangue, violenza, sentimenti. Un’inno alla decadenza e alla bellezza, all’ipocrisia e alla disperazione. Una serie esteticamente perfetta e che nel complesso ha ben pochi rivali da temere.

 

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