Tatuaggi all’estero: la mia esperienza in Giappone

3 anni fa

11 minuti

Storia semiseria del mio tatuaggio giapponese e consigli utili per farsi tatuare all’estero. Questo è l’anno del Giappone. Almeno quattro miei contatti Facebook sono andati in Giappone, i miei colleghi vanno in Giappone, il primissimo Nerd Trip di Lega Nerd ha portato i suoi partecipanti in Giappone. Anche io sono stata in Giappone e lì mi sono fatta tatuare.

La pianificazione del viaggio è partita ad aprile mentre la partenza era prevista per l’otto di settembre e nel mezzo gente che si divertiva nella terra del Sol Levante, contando che le ferie di settembre hanno sostituito quelle di agosto, la mia estate è stata abbastanza triste.

Tra le tante cose che mi ero prefissata di fare nel mio viaggio c’era la visita ad un Onsen naturale, le fonti termali giapponesi. Durante la mia attenta pianificazione dell’attività, che si svolgeva prima ancora di aver cercato appartamenti e prenotato il pass per i treni JR, mi imbatto in un grosso problema: negli Onsen non sono ammesse persone tatuate.

Negli Onsen giapponesi più tradizionali non sono ammesse persone tatuate.

Il motivo di tale regola deriva dal collegamento tra criminalità organizzata e tatuaggi, quindi vietare l’accesso a fonti termali e talvolta palestre serve per tenere fuori sgradite presenze. A parte piccoli tatuaggi su braccia e polsi sulla schiena ne ho uno (in realtà sono due molto vicini) che non può essere coperto con un cerotto o altri bendaggi che ne impediscano la vista.

 

Nishimuraya Hotel Shogetsutei Kinosaki (wikipedia.org)

 

Badate bene, di Onsen tattoo friendly in Giappone ce ne sono molti e non è così difficile organizzare una visita anche se avete qualche tatuaggio, ma dopo aver appreso questa importante notizia sfogliando la mia Lonely Planet, mi sono spazientita: “ma ti pare che una ragazza occidentale che pesa neanche 60 chili possa essere un membro della Yakuza?” mi sono detta, “eppure esistono alcuni luoghi, specialmente con una clientela non proprio giovanissima, dove questa regola è ancora valida” mi ha raccontato David, traduttore dello studio di tatuaggi giapponese al quale mi sono rivolta e figura emblematica nella mia avventura, del quale vi racconterò tra poco.

Le regole però vengono estese a tutti seguendo quella coerenza ed inflessibilità tipicamente giapponese.

Dopo il duro scontro con la cocciutaggine nipponica, io che non sono da meno in quanto a testa dura, ho preso una decisione impulsiva: se non posso entrare in un Onsen perché sono tatuata allora tanto vale aggiungere un tatuaggio nuovo!

Tutti i tatuaggi fatti fino a quel momento erano soggetti molto semplici e realizzati tutti in nero solido, nessun colore o sfumatura, ma l’idea di avere sulla pelle un tatuaggio a colori mi ha sempre fatto sognare; uno dei soggetti che fin dall’adolescenza mi è frullato per la testa è il fiore di ciliegio.

 

Fiore di ciliegio (pxhere.com)

 

Il tatuaggio è qualcosa di strettamente intimo e anche il soggetto più banale per chi lo sceglie ha un significato profondo.

Un fiore delicato, su esili ramoscelli e con un significato personale molto importante perché sotto il ciliegio del mio giardino ho passato i momenti più felici della mia infanzia.

La mia prima altalena, i giochi fatti con mio fratello, le corse con tutti i miei animali domestici. Poi quel ciliegio tanto caro a mio nonno si è ammalato, come mia nonna, e la settimana dopo aver detto addio a sua moglie mio nonno ha fatto tagliare l’albero. “È un segno del destino” ho pensato, anche perché il tutto succedeva nella settimana del mio compleanno.

Non sono una persona religiosa o spirituale ma nei miei slanci di romanticismo mi piace credere alle coincidenze, auto convincendomi che se volevo soddisfare quel desiderio nascosto quello era il momento giusto. “Così il ciliegio non appassirà più” commenterà mio nonno una volta tornata dal Giappone.

Quindi dopo aver trovato uno studio di tatuaggi che mi convincesse ho subito chiesto un consulto ad Alice Aimaretti, artista concittadina, proprietaria dell’ Alice Juno Tattoer nonché angelo custode della mia pelle. Qui sotto potete vedere uno dei suoi lavori più nerd.

 

Posted by Alice Aimaretti on Thursday, July 28, 2016

 

Il confronto con il tatuatore di fiducia è un passo essenziale che consiglio a tutti e probabilmente senza l’approvazione di Alice non credo avrei proceduto oltre, nonostante l’artista giapponese si sia rivelata mostruosamente brava.

Lo studio che ho scelto è lo Studio Muscat di Shibuya, un piccolo tempio dei tatuaggi situato a 10 minuti a piedi dalla stazione JR di Shibuya.

 

 

Paese che vai usanze che trovi dice il detto e i Muscat sono particolarmente ferrei: solo lavori su prenotazione, concordati prima e pagati in parte con caparra.

La mia richiesta è stata gestita da David, il traduttore dello studio che intrattiene i rapporti con i clienti stranieri. Ci siamo accordati su soggetto, dimensioni, posizione e colori

Poi è giunta la prima prova da affrontare.

Dopo aver concordato precisamente il lavoro da fare mi è stato fatto un preventivo e spiegate le modalità di pagamento. Il mio tatuaggio è costato 66.000 yen (circa 500 euro) dove 10.800 pagati come caparra che, ovviamente, non sarebbe stata restituita se non mi fossi presentata all’appuntamento o il tatuatore non fosse stato in grado di eseguire il lavoro, ad esempio per colpa di uno sfogo cutaneo o una scottatura… motivo per cui mi sono fatta tutta l’estate all’ombra senza mai prendere il sole (utilizzando la scusa “l’abbronzatura è per i plebei e non per l’aristocrazia” ndr).

Non ho potuto vedere il disegno del mio tatuaggio fino al giorno dell’appuntamento.

La prova di fiducia non era certo il costo del tatuaggio, chiunque abbia fatto almeno un tatuaggio sa che questi costano (giustamente), ma il non poter vedere il mio tatuaggio fino al giorno dell’appuntamento: in sostanza dovevo pagare una caparra e prendermi un impegno da 500 euro senza sapere se il mio tatuaggio mi sarebbe piaciuto.

Accetto, pago, fast forward al giorno dell’appuntamento.

 

 

Ad attendermi il giorno dell’appuntamento c’era Asao, un donna sulla quarantina che si è presentata con lo stencil del mio tatuaggio quasi tenesse in mano un bouquet di fiori, è stato subito amore.

Per lei probabilmente meno visto che ad aspettarmi c’è stata la seconda prova dell’avventura, ampiamente non superata. In passato il tatuaggio sulla schiena l’avevo fatto con l’aiuto di una pomata anestetica, medicinale che si compra in farmacia (con o senza ricetta, dipende ovviamente dal farmaco) e perfettamente legale.

In Giappone, con mio grande sconforto, ho scoperto che queste sono illegali,

se durante un’indagine gli agenti sanitari trovassero degli anestetici anche blandi in studio potremmo chiudere ed essere perseguiti per legge

mi racconta David via email dopo il mio viaggio in Giappone.

 

 

I problemi iniziano intorno agli anni 2000 quando comincia a prendere piede la moda del tatuaggio estetico: contorno labbra, eyeliner permanente e infoltimento sopracciglia sono pratiche comuni nell’estetica ma non possono essere praticate con gli strumenti di un tatuatore.

Che sia dermabladig, dermopigmentazione o tricopigmentazione non parliamo di tecniche eseguibili con la macchinetta da tatuaggi. Eppure queste ai tempi venivano eseguite senza scrupoli da più tatuatori non specializzati in trucco estetico e a seguito di numerose denunce avvenute nelle più grandi città, è stata creata una legge che tutelasse i cittadini.

In Giappone i tatuaggi sono considerati una pratica medica e per tanto il tatuatore necessita di una licenza medica

Volendo parlare nuovamente della testa dura dei Giapponesi, la legge prevede che non si possano eseguire tatuaggi senza una licenza medica: in Giappone per tatuare dovete essere laureati in medicina, clausola che crea un forte svantaggio per tutta la categoria professionale.

David però mi spiega anche che in Giappone esistono svariate leggi riportate nei testi ma che poche volte vengono fatte rispettare, come ad esempio quella revocata nel 2015 che impediva alle discoteche di prolungare l’orario di chiusura dopo la mezzanotte. Questo racconto mi viene fatto anche perché all’ingresso dello studio, noto un barattolo delle offerte legato ad un’iniziativa partita da un giovane tatuatore di Osaka che ha avuto la sfortuna di esser stato uno di quei casi dove la polizia ha fatto rispettare la legge sui tatuaggi. “Credo che mantenere la legge sui tatuaggi in vigore in questo momento sia francamente assurdo. Le Olimpiadi saranno motivo di fortissimo turismo e le nostre attività commerciali sono ingiustamente ostacolate” aggiunge David.

 

 

Quindi niente pomata anestetica per Giordana, che piagnucola e si contorce per circa quattro ore e mezza creando alla povera Asao non poco disagio. La mia seduta mi ha permesso di vedere la pazienza e perseveranza giapponese, una disciplina ferrea che non ho mai scorto in nessun essere umano prima di conoscere Asao, donna straordinaria alla quale ancora adesso dedico la mia più sincera gratitudine.

Dopo una seduta lunga, dolorosa e fatta a digiuno è seguita una fantastica giornata di febbre (38.9° ndr. ) a causa dell’aria condizionata nello studio però, lo potete vedere anche voi, n’è valsa la pena: il nuovo tatuaggio abbraccia quello fatto in passato senza sbilanciarlo, nelle forme e nei colori seguendo l’armonia tipica del sakura. Lo so che si vede che sono due cose diverse, fatte soprattutto in momenti diversi, ma va bene così. A me piace.

Quindi, dopo esservi sciroppati tutto il racconto del perché e del per come ho deciso di farmi un tatuaggio all’estero direi che vi siete meritati una manciata di consigli utili che voglio condividere con voi partendo dalla mia, positiva, esperienza.

 

Cosa aspettarsi quando ci si tatua all’estero

Il primo passo essenziale è documentarsi attentamente sugli studi e decidere prima di partire dove andare: in Giappone quasi nessuno tiene il negozio aperto sulla strada per walk-in o appuntamenti flash, visti i grossi problemi che ostacolano la pratica. Se vi capita di visitare altri paesi dove questo invece avviene vi suggerirei comunque di resistere dall’impulso del “colpo di testa”, entro prenoto e lo faccio, perché per quanto in buona fede non sapete mai dove potreste finire… a meno che ovviamente non vi rechiate presso uno studio così rinomato e famoso da andare a colpo sicuro.

All’estero, un appuntamento prenotato è meglio di uno flash, vi permette di fare più ricerca

Io, come scrivevo, non salterei nemmeno l’importantissimo passaggio del consulto con il tatuatore di fiducia e se non ne avete uno perché non avete mai fatto tatuaggi fare il primo all’estero è un bell’azzardo.

 

 

Non nascondo di aver sofferto durante la mia seduta ma, anche senza anestetico, sapevo a cosa andavo in contro,  e per come sono fatta mai avrei sopportato una seduta di quattro ore e mezza all’estero senza essere cosciente di cosa mi aspettasse.

Il periodo di tempo che ho atteso per vedere il mio tatuaggio e la sorpresa dell’appuntamento è stata la parte emozionante dell’avventura e non vi consiglio di aggiungere altra suspance.

Se parliamo di tatuaggi molto particolari o esperienze ricercate non sempre possono essere pianificate con anticipo

Io ho scelto uno studio di tatuaggi moderno, se avessi voluto cercare un’artista tebori (i tatuaggi tradizionali fatti con lo scalpello ndr. ) probabilmente avrei dovuto fare un percorso totalmente diverso. Infine non fate come la sottoscritta svampita, che ha ben pensato di comprare tutto il necessario per medicare il tatuaggio e poi ha lasciato tutto a casa! Fortunatamente nello studio mi hanno dato tutto ma c’ho messo più di un’ora per trovare la pellicola trasparente girando i Lawson e 7-Eleven del quartiere, non perché non avessero la pellicola alimentare ma perché non riuscivo a dialogare con i commessi.

Anche in questo caso seguite l’esperienza e soprattutto ciò che vi chiede la vostra pelle: io ho seguito le istruzioni fornitemi dallo studio giapponese, diverse da come avevo sempre curato i miei tatuaggi in passato con il risultato che ho perso un sottilissimo strato di pelle tatuata durante il viaggio di ritorno, giocandomi un po’ di saturazione del colore.

Il tatuaggio, lo vedete anche voi, è guarito bene ed essendo un soggetto delicato non si nota, però attenti a prendervene cura in modo perfetto anche se siete in vacanza. E non dimenticate: pomata anestetica come se non ci fosse un domani!

 

 

Foto di copertina: Luca Cerutti
Altre foto nell’articolo: Marco Ceriani

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