La Discovery del capitano Lorca arriva al Lucca Comics & Games nel secondo giorno della fiera e torna a essere protagonista Netflix con Star Trek: Discovery che ha fatto il suo debutto sulla piattaforma on demand lo scorso 25 Settembre. A presentare la serie a Lucca sono arrivati gli attori Sonequa Martin-Green, Jason Isaacs e Shazan Latif, assieme allo showrunner Aaron Harberts.

Secondo giorno molto intenso al Lucca Comics & Games che si apre nuovamente con un titolo Netflix presentato nell’Area Movie di QMI, ovvero Star Trek: Discovery.
La serie televisiva è la sesta (esclusa quella animata) ambientata nell’universo fantascientifico di Star Trek, ed è ideata da Bryan Fuller e Alex Kurtzman per CBS.

Netflix distribuisce la serie in tutto il mondo dal 25 Settembre rilasciando un episodio alla settimana.

Star Trek: Discovery è ambientata dieci anni prima degli eventi della serie originali di Star Trek e segue le esplorazioni della nave stellare USS Discovery.

 

A Lucca arriva una parte dell’equipaggio della Discovery capitanato proprio dal Capitano Lorca, interpretato da Jason Isaacs, seguito dalla protagonista Sonequa Martin-Green, nel ruolo di Michael Burnham, assieme a Shazad Latif, ovvero il Tenente Tyler. Ad accompagnare gli attori anche lo showrunner Aaron Harberts.

Prima dell’incontro con il pubblico, attori e sceneggiatori hanno incontrato la stampa nel mattutino Press Cafè della Fiera, ma chiedersi cosa si aspettano dalla grossa fetta di fan presenti nelle mura della città è più che lecito.

 

 

A prendere la parola per prima è proprio la protagonista Sonequa che dice:

Adoro l’Italia. Vorrei vivere qui. Spero che anche ai fan italiani piaccia questa serie e che si uniscano a noi in questo viaggio.

 

Più “istituzionale”, invece, Jason Isaacs che va al sodo del fulcro di Star Trek:

Il punto della serie, in generale, è il suo messaggio: non ci sono barriere di colore, razza, specie, orientamento sessuale. La mia speranza è che anche i fan italiani si possano ritrovare in questa cosa.

 

Star Trek: Discovery

 

La parola viene poi presa da Shazad Latif suscitando un grosso applauso da parte di tutta la stampa:

Ieri ho avuto modo di girare per Lucca. Ho incontrato i fan che popolano la città in costume assieme a compagni di avventura vecchi e nuovi.

È qualcosa di incredibile e penso che se qualcuno dovesse mettersi in contatto con noi sarebbe solo un piacere perché questo è davvero il posto giusto per farlo!

 

Segue poi una riflessione sulla serie vera e proprio è lo showrunner Aaron Harberts:

Come diceva Jason prima: il punto centrale di Star Trek è che parla di scoperta, esplorazione e la sua forza di unire le persone più diverse. Poter essere qui fa vedere come superare in confini, essere qui con tutti voi è una cosa che mi commuove tantissimo.

 

Star Trek: Discovery non è certo una serie esente da critiche. Se da un lato l’averla ambientata dieci anni prima rispetto agli eventi della serie classica ha dato la possibilità agli autori e attori di mantenersi più larghi e liberi, dall’altra parte è inevitabile non mettersi a confronto con cinquant’anni, codificati tra serie, film e libri, di universo di Star Trek.

Questa volta ad aprire le danze è Jason Isaacs, che si confessa essere immediatamente un grande fan e amante della serie classica.

Come tutti sapete ci sono migliaia di ore di episodi da dover vedere per conoscere davvero Star Trek, ma per fortuna la nostra serie è ambientata 10 anni prima; quindi sostanzialmente abbiamo avuto carta bianca proprio perché noi finiamo quando inizia la serie classica.

Prima di girare mi hanno dato il manuale della federazione che era praticamente di settecento pagine. La mia risposta è stata: molto bene, ma visto che siamo un prequel io non lo leggo.

E so che altri del cast hanno guardato tutto religiosamente, ma visto che per me Kirk e Spock sono sempre stati i miei eroi non volevo rovinare questa sensazione e confrontarmi con loro, quindi ho deciso di non guardare niente e dare semplicemente un nuovo inizio a tutto.

 

Anche Sonequa ha, in parte, seguito lo stesso ragionamento di Jason Isaacs, in più afferma:

C’è una quantità terribile di materiale su Star Trek! Mi ero ripromessa di vedere tutto fino all’ultimo minuto ma alla fine non sono andata molto lontano, proprio perché mi sono ritrovata nel momento in cui dovevo lavorare sul mio personaggio.

Alla fine ho deciso di concentrarmi soprattutto sulla serie classica e su Enterprise per tutto il mondo legato ai vulcaniani. Prima di iniziare le vere prove, ho stampato tantissimo materiale, ma alla fine ho cercato semplicemente di lavorare al meglio sul mio personaggio.

 

Star Trek: Discovery

 

Si unisce al coro di “vedere qualcosa ma non troppo” Shazad Latif che, a differenza di Sonequa, ha preferito concentrarsi su un altro capitolo di Star Trek.

Anch’io non ho visto tantissimo. Mi sono concentrato su The Next Generation e ho visto qualcosa della classica, ma alla la nostra è una storia originale e autonoma, quindi mi sono applicato il giusto sul passato. Sicuramente ho riguardato gli episodi di The Next Generation perché mi piace moltissimo Patrick Stewart.

L’ultimo a prendere la parola è proprio uno dei creatori di questa nuova serie di Star Trek: Discovery, ovvero Aaron Harberts.

Dal punto di vista della scrittura se fossimo rimasti fedeli a tutto ciò che ci ha preceduto il peso sarebbe stato insopportabile e ci avrebbe sicuramente schiacciato. Le nostre sono nuove origini e nuove storie. Siamo stati soprattutto attenti allo spirito originale di Star Trek: idealismo e ricerca della pace.

Al centro del progetto si è tenuto in considerazione che ogni serie di Star Trek ha toccato tematiche importanti alla società, in base al periodo storico in cui è stata girata. Non ci siamo basati tanto su quello che veniva prima ma su quello che potevamo fare di nuovo.

Ma allora come reagire alle possibili critiche dei fan?

Il primo a prendere la parola è Shazad Latif:

Credo che si possa provare a rispettare i desideri dei fan, ma se poi impegni tropo di te stesso a pensare come accontentarli, rispettando la loro volontà, rischi di tradire il tuo personaggio, ottenendo l’effetto opposto. Per questo penso che l’unica cosa che si possa fare in questi casi è rispettare, restare fedeli al proprio personaggio.

 

Poco più rigido è il commento di Jason, che afferma:

Nel momento in cui recito non mi preoccupo di quello che possa pensare un fan, un regista o un autore. Io sono lì a vincere la guerra, a scappare da un attacco o a fare qualsiasi altra cosa. Il fatto di avere il “fantasma” di questi attori così importanti che hanno recitare prima di te, non deve condizionarti in alcuno modo. Non deve impedirti di fare il tuo lavoro.

Tutti siamo sul set per dare il massimo e tutti dobbiamo concentrarci unicamente con quello. Se un Klingon mi attacca all’improvviso, non mi preoccupo di quello che sta pensando un nerd davanti al computer.

 

Dalle parole di Aaron Harberts arriva la pillola di saggezza:

Mio padre mi diceva sempre: se cerchi di inchinarti al loro volere p cadrai di fronte alle loro critiche. Ho grande rispetto per i fan ma bisogna essere indipendenti per raccontare una storia, soprattutto questa storia. “Scrivi per la gioia che ti porta, non per il pubblico”, questo recita un post-it sulla mia scrivania. Sono consapevole dell’attenzione che danno i fan di Star Trek.

È un’avventura comune ma non possiamo soddisfare tutti; quindi cerchiamo di tenerci per mano, cerchiamo di lavorare nel modo migliore, ma non potremmo mai accontentare tutti.

 

A chiudere il cerchio sull’argomento è proprio la star di Star Trek: Discovery, Sonequa:

Penso che sia la libertà creativa a generare l’autenticità, ed è quella che noi vogliamo dare al pubblico e che si merita di avere! Quando stai facendo nascere una storia la devi nutrire e farla tua. Devi andare verso un cambiamento positivo che porti un effetto vero. Questo per noi è una missione comune. Siamo una grande famiglia in cui siamo tutti impegnati in una ricerca creativa in cui si riverberi sul pubblico.

 

Entrare a far parte dell’universo di Star Trek è un passaggio molto importante per la vita di qualsiasi attore. Un piccolo passo all’interno della grande storia della serialità e della fantascienza che può cambiare non poco l’esistenza dei suoi interpreti. Ed, infatti, ci si chiede proprio se questi nuovi attori si siano già resi conto dell’immenso passaggio che hanno fatto.

Abbiamo appena finito di girare. Fammi la stessa domanda tra dieci anni!

 

Afferma ironicamente Isaacs, che viene seguito a ruota da Sonequa:

Per adesso c’è l’immediatezza dell’essere qui e avere questa storia da raccontare e poter condividere con tutti i fan! Per il resto vediamo nei prossimi mesi e anni come si evolverà.

 

Se il primo giorno c’erano i ragazzi di Stranger Things a non rendersi ancora conto dell’immenso successo della serie dei fratelli Duffer, non da meno sono gli attori di questo nuovo Star Trek, come Shazad Latif:

Ci vuole un po’ per capire quello in cui adesso siamo immersi. Lo vedremo nel tempo. Per ora l’esperienza è assolutamente espositiva e mi piace!

 

Star Trek: Discovery

 

Ed anche lo showrunner Aaron Harberts si confessa stordito e non del tutto lucido nei confronti del progetto:

Sono solo uno scrittore che si nasconde dietro al computer. Dal punto di vista delle produzione sono circondato da un team creativo incredibile che condivide questo compito complesso con me. Non riesco, però, ancora a capacitarmi di come la gente viva così in contatto e unione con lo show.

Voglio dire: quei personaggi che io ho scritto sono interpretati da un cast straordinario. Incredibile come la gente vive così pienamente lo show. Inoltre, per me è ancora assurdo che la gente mi riconosca in aereo.

 

Entrare a far parte di un grande franchise però può comportare dei grossi rischi, come per esempio perdere contatto con la realtà e montarsi la testa. Ma Star Trek: Discovery sembra aver trovato la sua cura a tutto ciò, proprio grazie alla protagonista. E a dirlo è Jason Isaacs:

Ho partecipato a moltissime serie e ho visto tanti attori diventati famosi in pochissimo tempo distaccarsi dalla realtà. Quello che ti salva dal perdere la testa sono i rapporti. E nel nostro caso Sonequa non è solo la protagonista ma è anche al centro della relazione come leader della squadra. Fa in modo che le nostre vite abbiamo quella rete di rapporti normali, vedendoci anche al di fuori della riprese. In questo modo, qualsiasi cosa accada nel mondo, il nostro resta un gruppo coeso e solido di amici.

 

Altro elemento molto importante di Star Trek: Discovery sono i Klingon, una specie extraterrestre umanoide originaria del pianeta Qo’noS. Nella serie classica di Star Trek i Klingon erano i principali antagonisti della Federazione dei Pianeti Uniti. Sicuramente uno degli elementi più a rischio di questa nuova serie di Star Trek.

A questo proposito risponde proprio lo sceneggiatore, Harberts:

I Klingon sono molto importanti per questa storia che parla di guerra. Loro sono in un momento della loro cultura molto difficile in cui hanno paura di perdere tutto. Dovevamo sapere di che cosa parlavamo, quindi abbiamo fatto molta attenzione nel parlare del linguaggio klingon.

Volevamo assolutamente essere sicuri che quello che riportavamo sulla sceneggiatura fosse reso nello stesso modo con il dialetto klingon. Infatti, proprio per questo motivo abbiamo avuto sul set un esperto. Devo dire che gli attori che nella serie parlano in klingon sono incredibili. Ci hanno messo moltissimo impegno, prendendo seriamente il compito.

 

I personaggi si amano e si odiano e non sempre è detto che un personaggio interpretato da un attore sia tanto simpatico al suo interprete. A questo proposito hanno le idee molto chiare sia Jason Isaacs, che afferma:

Secondo me qui c’è un problema di linguaggio, di interpretazione, quando giudichiamo un cattivo. In fondo, ciò che per noi può essere cattivo per un altro non lo è. Io non sono un grande fan dell’attuale Presidente degli Stati Uniti, ma sono sicuro che quando lui al mattino si sveglia e si guarda allo specchio, non pensa di essere una persona cattiva.

Molti cattivi agiscono in un modo tale che per loro non sembra deleterio. Pertanto io non giudico i miei personaggi. Agisco, faccio, quello che farebbe lui. Dopo, se mi rivedo, posso fare delle riflessioni su di lui. Farmi una mia idea sul suo modo di agire.

 

Star Trek: Discovery

 

che Sonequa:

A me piace entrare nel personaggio totalmente. Mi piace essere dentro di lui. Io divento Michael, in un certo senso. Non si può giudicare assolutamente quel personaggio. Quando si odia troppo, si finisce per chiudersi nei confronti del mondo, precludendosi l’accettazione. Io, esattamente come Michael, ho dei saldi principi; e così come questo personaggio ha dei difetti ne ho tanti anch’io, e questo mi permette di mettermi a confronto con me stessa e, quindi, migliorarmi.

 

Parlando proprio di Michael Burnham con Sonequa Martin-Green, non si può fare a meno di fare riferimento ad un altro suo grande personaggio che l’ha consolidata al mondo della grande serialità: Sasha di The Walking Dead. Ma ci sarà qualcosa in comune tra questi due personaggi ambientati in due universi del tutto opposti?

Tutti e due i personaggi mi somigliano molto. Mi sento fortunata ad avere la possibilità di dare un volto queste due donne molto forti, che hanno un grande potere e, al tempo stesso, sono vulnerabili.

È importante non avere paura di essere fragile, non diminuisce il potere di un personaggio. La somiglianza più grande è l’adesione incondizionata ai loro principi. In generale credo sia un privilegio per me dare voce a questo tipo di ruoli femminili.

Questa è la mia firma di un attivismo nei confronti di donne, personaggi sempre più complessi e importanti. E tutto questo non sarebbe possibile se non ci fosse scrittori come Aaron che danno vita a questo tipo di personaggi.

 

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