Durante il Lucca Comics & Games 2017 abbiamo avuto modo di confrontarci con la star di Gomorra – La Serie, Salvatore Esposito, su un tema piuttosto insolito: il suo rapporto con i videogiochi.

Noto ai più per aver dato il volto a Genny Savastano in Gomorra – La Serie, l’attore di fama internazionale Salvatore Esposito si è rivelato un insospettabile nerd. Ad aprire la prima giornata di questa cinquantunesima edizione del Lucca Comics & Games c’era infatti una conferenza aperta al pubblico in cui Esposito ha discusso insieme a Francesco Fossetti di Everyeye.it di uno dei suoi giochi preferiti degli ultimi tempi, ovvero Destiny 2.

Durante la conferenza, aperta al pubblico, Esposito ha parlato di quanto sia genuinamente appassionato di videogiochi da sempre e in particolare di come si è avvicinato all’ultima fatica di Bungie che, tempo permettendo, si diverte a giocare online pur dovendo spesso nascondere la propria voce per evitare di essere riconosciuto dai compagni di squadra.

 

 

Insospettabilmente il suo personaggio in Destiny 2 è uno stregone, in quanto – come lo stesso Salvatore ha raccontato al pubblico – i suoi giochi preferiti sono sempre stati quelli più legati a un gameplay strategico che non d’azione bruta. Insomma, il personaggio di Genny Savastano è solo una delle tante maschere che un attore interpreta nel corso della sua carriera, ma Salvatore Esposito è una persona completamente diversa da Genny e ha sottolineato come anche da piccolo fosse contrario alla violenza e al bullismo, tanto da essere stato più volte da ragazzo “quello che bullizzava i bulli”.

Finita la conferenza abbiamo avuto modo di partecipare a una tavola rotonda insieme ad altri giornalisti e intervistare direttamente Salvatore, chiedendogli alcune curiosità più nello specifico sul suo rapporto con i videogiochi e sulle sue idee riguardo fenomeni che ormai coinvolgono a trecentosessanta gradi tutta l’industria dell’entertainment.

 

 

D: Può esistere un punto d’unione tra cinema e videogioco? Per te come si sono influenzati o contaminati a vicenda questi due rami dell’intrattenimento?
R: I videogiochi di ultima generazione sono ormai visivamente al livello dei film, film in cui però il giocatore può interagire attivamente ed esserne parte. Ci sono a loro modo anche tantissimi film che hanno preso a piene mani dall’animazione e dal videogioco stesso nel modo di comunicare con lo spettatore. Ci sono poi stati tanti film tratti da videogiochi e viceversa, ma credo che si sia avuto sempre un approccio un po’ sbagliato e superficiale, mi viene da pensare al vecchio film di Street Fighter o Mortal Kombat. Non mi è per niente dispiaciuto invece il recente film di Assassin’s Creed, per le ambientazioni come per i temi trattati. Ovvio che se la gente si aspettava di ritrovare la storia e il ritmo del videogioco in una pellicola cinematografica, partiva con presupposti già sbagliati. So che ci sono già in cantiere tanti altri film tratti da videogiochi, e spero siano approcciati in modo più serio.
Come scegli il tuo personaggio in un videogioco?
Guarda onestamente non lo so se psicologicamente c’è una correlazione tra la scelta del personaggio e il proprio modo di essere. In Destiny ad esempio ho scelto lo stregone per via della sua componente un po’ più strategica, e a dirla tutta anche perché mi sembrava tra le tre classi a disposizione quella più figa. Ma in generale non ho un metodo preciso!
Qual’è secondo te il punto di contatto tra videogioco e realtà? Il videogioco può essere un modo di evadere anche da situazioni difficili?
Mah io penso che a volte si voglia dare troppa responsabilità a cose che non ce l’hanno e talvolta la situazione è molto più semplice, anche banale: i bambini giocano ai videogiochi perché si divertono, come io gioco ai videogiochi perché mi diverto. I problemi che ci sono nelle realtà difficili, penso magari alle periferie delle città, sono cose da cui raramente ci si può alienare con un videogioco, come con un film o qualsiasi altra cosa. Bisogna dare ad ogni cosa il giusto peso, i videogiochi hanno una valenza ludica e non servono ad isolarsi dalla realtà, sono anzi un ottimo metodo per fare gruppo e divertirsi insieme.
Qual’è la prima macchina (console o pc) su cui ai giocato? E quali i primi videogiochi che ricordi dell’infanzia e che ti sono rimasti nel cuore?
Ho iniziato a giocare sull’Amiga 600 e ho il ricordo indelebile di Sensible Soccer, poi Mortal Kombat 2 e Frogger, anche se facevo schifo. Poi ho giocato per tanto tempo con le console SEGA, soprattutto il Mega Drive e ho sempre sognato di avere il Sega Saturn, ma poi avevo anche la prima PlayStation, PlayStation 2, e Xbox. Ora come ora non mi faccio mancare niente e faccio in modo di averle tutte. Mi piace molto l’idea di Nintendo Switch di poter portare in giro la stessa console che usi normalmente anche sulla tv e sarebbe bello se anche Sony e Microsoft pensassero ad una soluzione del genere. Trovo assurdo poi che ci siano delle “guerre” tra chi possiede le console, ok il senso d’appartenenza ma che vi frega di dove giocate, giocate e basta!
Come vedi il videogioco che ora diventa sport e i nerd che vanno di moda?

C’è stato un momento in cui i videogiochi erano considerati una cosa solo da nerd, se ci giocavi dopo una certa età eri visto come uno sfigato in effetti. Il cambio di rotto credo si sia avuto con l’avvento dell’online e del gioco in co-op. Penso ad esempio quando giocavo a Gears of War online, con le cuffie, e i miei genitori si misero dietro di me, perplessi, perchè cercavano di capire che problema avessi per parlare da solo davanti alla tv. Mi sono girato, gli ho chiesto quale fosse il problema e una volta capito mi sono tolte le cuffie e gli ho fatto capire che stavo parlando con gente da tutto il mondo. Lì le cose hanno iniziato a cambiare e il fatto che oggi i videogiochi siano un fattore aggregante talmente pop che il comitato olimpico abbia deciso di riconoscerli come disciplina sportiva è una figata assurda.

 

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