Machine Games ha finalmente rilasciato l’attesissimo sequel di Wolfenstein: The New Order, scoprite con la nostra recensione se The New Colossus riuscirà a soddisfare le aspettative.

Lo sviluppo di un sequel coerente e all’altezza del precedente capitolo non è mai una sfida facile: bilanciamento, design, trama, tutto deve saper perseguire (almeno in parte) quella stessa linea tracciata in passato, allo scopo di non tradire quel bacino di utenza che si era appassionato al titolo originale.Il tutto diventa ancora più problematico quando il titolo che si va a sviluppare è legato a una saga dipanata su più di trenta anni.

 

 

Possiamo dirvi fin da subito che The New Colossus ripropone in pieno e rifinisce le meccaniche già sviluppate in The New Order,  arricchendole però con interessanti novità che, dove più e dove meno, sono presenti in ogni aspetto del gioco. L’aver evitato (giustamente) un becero more of the same apre però il fianco ad una serie di difetti non gravissimi, che però precludono la definizione di capolavoro a questo nuovo Wolfenstein, tanto scoppiettante e divertente quanto, in alcune situazioni, irritante.

 

 

 

God save America

La narrazione di The New Colossus parte esattamente da dove termina quella di The New Order, vediamo quindi un B.J. Blazkowicz gravemente ferito, in bilico tra vita e morte, farsi strada, tramite continui flashback, nei traumatici ricordi della sua infanzia, essenziali per comprendere fino in fondo i profondi sviluppi del protagonista e la caratterizzazione datagli. Una volta svegliati si è subito coinvolti in una miscela esplosiva di azione, attraverso varie location degli Stati Uniti, in questo dopoguerra distopico: dalla post atomica Manhattan alla “ridente” Roswell, dall’incredibile fortezza volante Ausmerzer alla cupa e decadente New Orleans, nulla potrà sfuggire alla furia di B.J. AKA Terror Billy, nemmeno l’esaltata Frau Engel (una vecchia conoscenza dal precedente capitolo, ora villain principale).

 

Frau Engel

Una vecchia conoscenza

 

Questo vorticare così ricco e convulso di eventi viene tuttavia gestito in maniera più che eccellente dai ragazzi di Machine Games.

Questo vorticare così ricco e convulso di eventi viene tuttavia gestito in maniera più che eccellente dai ragazzi di Machine Games; dialoghi ben scritti, personaggi di spessore, twist e cutscene mozzafiato evidenziano il comparto narrativo, senza ombra di dubbio, come la sezione più brillante e meglio ritmata del gioco. Aspettatevi perciò una trama molto più matura rispetto al passato, basata su un conflitto costante tra forti connotazioni drammatiche – in parte già presenti nel capitolo precedente – e un’ironia grottesca, veramente sopra le righe.

Un dualismo così importante risulta ben visibile nel corso di tutta l’avventura, in particolare osservando il doppio spessore di ogni personaggio principale, quasi sempre fornito di un appropriato background. The New Colossus non si limita quindi a intrattenere il giocatore con un semplice e banale intreccio da shooter (alla Doom o alla Call of Duty) ma cerca anche di “darsi un anima” sviluppando tematiche forti e incisive, anche di critica sociale, senza peli sulla lingua o censure di nessun genere.

 

Grace Wolfenstein II

Dramma e ironia convivono in Wolfenstein II

 

Degna di nota è poi anche la presenza di due “diverse” storyline, determinata dalla scelta, ad inizio gioco, di salvare Wyatt o Fergus (in un flashback preso direttamente da The New Order). Nonostante questa decisione abbia comunque un’importanza marginale sullo svilupparsi della campagna single-player, andando a influenzare alcune cutscene di gioco, rimane comunque un fattore di media importanza in chiave rigiocabilità.

 

 

Crivelliamo nazisti con Terror-Billy

Se c’è un elemento riguardo il quale Wolfenstein II, in parte, non convince è sicuramente il gameplay o meglio, il suo bilanciamento. Andiamo però con ordine, questo nuovo capitolo rispetta in pieno le meccaniche già assodate e celebrate nell’iterazione precedente: si affiancano due principali stili di gioco, assalto e stealth , uno intercambiabile con l’altro, a seconda in primis della situazione e in secondo luogo dei gusti del giocatore.

La parte puramente action è caratterizzata da un gunplay eccellente

Lo stealth coinvolge il solito range di armi silenziate (pistole e maschinepistole, se modificate) e integra anche un nuovo sistema melee grazie all’introduzione dell’accetta, estremamente più soddisfacente dell’utilizzo del coltello. La parte puramente action è invece caratterizzata da un gunplay eccellente, un roster di armi di circa dieci elementi, tutti differenziati tra loro, sia nell’utilizzo che nel feedback di shooting (ottima gestione anche del peso delle bocche da fuoco).

 

Mecha Wolfenstein II Manhattan

Combattendo Mecha a Manhattan

 

Si passa dal Bomberschuss– una sorta di shotgun- al fucile d’assalto Sturmgewehr, dalla pistola standard alla pistola lancia-granate Kampfpistole ;tutte le armi, inoltre, potranno essere potenziate tramite dei kit trovabili all’interno dei vari livelli, andando ad aggiungere modalità di fuoco secondarie o andando a potenziare la principale.

Discorso a se’ va poi fatto per l’arma special ; in The New Order si aveva l’essenziale e distruttivo Laser Kraft Werk, in The New Colossus, al contrario, questo è ottenibile esclusivamente con la linea narrativa di Fergus mentre , scegliendo di salvare Wyatt, si ottiene il Diesel Kraft Werk (un’arma che spara granate adesive ad innesco remoto).

Ovviamente, come se ci fosse bisogno di dirlo, torna anche qui la doppia arma, questa volta, però , è possibile impugnarne due di tipo differente allo stesso momento. A metà gioco è invece possibile acquisire una di tre abilità chiave, chiamate congegni (bipode, costrittore e ariete) ;queste risultano complementari, insieme alle relative abilità passive, allo stile di gioco adottato, garantendo nuovi approcci agli obiettivi principali.

 

Tornano anche qui vari collezionabili, sparsi nei vari livelli visitabili: Codici Enigma, droppati dai comandanti uccisi, Giocattoli di Max, utili per una missione secondaria, dischi musicali, documenti, carte stella e bozzetti vi saranno necessari per ottenere il tanto agognato platino.

 

 

Entrano a far parte dell’esperienza poi anche alcune nuove tipologie di truppe nemiche come gli Ubersoldaten, cyborg velocissimi e armati di laser, o i Laserhound, mastini aggressivi in grado di infliggere notevoli danni.  Altre vecchie conoscenze, come i Super Soldaten e i Panzerhund, subiscono invece un leggero restyling grafico, anche a causa dell’impiego di un nuovo motore.

Questi NPC, gestiti da un’incredibilmente efficiente intelligenza artificiale, sono in grado di mettere in terribile difficoltà qualsiasi giocatore, anche a difficoltà intermedia. Se però di solito è un bene che in un gioco si abbia un livello di sfida elevato, questa volta si è veramente oltrepassato il limite. L’IA, oltre a sviluppare pattern molte volte imprevedibili e oltre ad avere un campo visivo di 180°,  possiede anche un’incredibile reattività dove basta un istante per attivare allarmi e far sprofondare una tattica, magari ben studiata, nel caos più assoluto.

Quest’errore nel bilanciamento porta quindi spesso a situazioni di frustranti trial and error, specialmente nella prima fase del gioco (dove abbiamo HP dimezzati a causa delle condizioni di salute di BJ), allontanando il titolo dall’aura di eccellenza che si sarebbe meritato altrimenti.

 

 

Area 52 Wolfenstein

 

 

Concludiamo questo paragrafo relativo al gameplay parlandovi dei diversi tipi di missioni secondarie che troverete in The New Colossus. All’interno del Martello di Eva, lo U-Boat che fa le veci di HUB principale (esiste un endgame), avrete la possibilità di scegliere tra un ventaglio di quest possibili, dove la più importante è sicuramente l’assassinio degli Oberkommandant (sbloccabile tramite l’impiego dei Codici Enigma) all’interno di mappe già visitate.

Completare le missioni secondarie, sebbene non sia assolutamente essenziale, vi permetterà di potenziare le abilità passive relative a un congegno, oppure di acquisirne uno completamente nuovo tra i restanti due. Tralasciando tutte le side quest il gioco vi occuperà realisticamente per circa 12-13 ore, mentre, per completarlo al 100%, impiegherete sicuramente più di 20 ore.

Vogliamo fare, in questa appendice, un plauso al team di sviluppo per la sequenza iniziale su sedia a rotelle, tra le migliori del gioco, che, grazie a comandi meno responsivi e a una gestione del movimento estremamente particolare, risulta stimolante, divertente e ben curata.

 

BJ killing Nazis on wheelchair

 

 

Stati Uniti in alta definizione

Fin dalle prima battute, Wolfenstein II appare incredibile su PS4 Pro. Il titolo sfrutta finalmente il motore id Tech 6, lo stesso usato in Doom, ovviamente cercando un maggiore livello di dettaglio e e definizione. Dal nostro giocato siamo praticamente sicuri che il gioco giri costantemente a 1440p su Pro con una fluidità di circa 60 FPS, non sempre costanti, specialmente in presenza di molti nemici a schermo (un uso abbastanza importante di motion blur copre i drop di frame).

Effetti di illuminazione e del particellare colpiscono particolarmente insieme anche a una buona gestione della fisica, il tutto poi, in ogni caso, riesce perfettamente a dare vita agli ambienti distopici, claustrofobici e (alcune volte) decadenti della saga.

 

Light effects Wolfenstein II

 

L’Ausmerzer, con il suo stile asettico ma maestoso, New Orleans con una tendenza al paesaggio lagunare e Roswell con i suoi colori lucidi e vivaci, riescono nell’impresa di dare carattere al reparto artistico del titolo, sia rispetto al predecessore The New Order, sia rispetto a Doom, da cui The New Colossus prende a piene mani sul livello tecnico. Ci sono sembrate invece molto anonime sezioni come quella di Manhattan-il classico paesaggio post-atomico-  e quella dell’Area 52, su cui si poteva certo fare di meglio.

 

 

Il passaggio dall’ idTech 5 customizzato all’idTech 6 ha anche portato importantissimi miglioramenti sui modelli e sulle animazioni dei personaggi. Appaiono qui più vivi, definiti, tant’è che rendering e fisica si occupano perfino dei più piccoli particolari(fino ai filamenti di un tessuto) .Ci sentiamo però di muovere una critica all’implementazione del lip sync, molto impreciso e che, in certi casi, rovina anche l’immersione nelle cutscene. Il doppiaggio invece, sia in inglese che in italiano, convince a pieno, garantendo drammaticità e coinvolgimento.

In definitiva, Wolfenstein II è un must per qualsiasi amante degli shooter, tuttavia, un profondo comparto narrativo e un grande gunplay non permettono, per via di grossi errori nel bilanciamento, di definire questo titolo eccellente.
86
Wolfenstein II: The New Colossus
Recensione di Simone Di Gregorio
ME GUSTA
  • Un comparto narrativo incredibile
  • Gunplay, come al solito, eccellente
  • Effetti grafici,texture e modelli di grande qualità
  • Una buona varietà di location
  • Fludità a 60 FPS...
FAIL
  • Anche se non mancano i cali
  • Cattivo bilanciamento dellIA
  • Qualche mappa dal design anonimo