L’antidivo: La spettacolare vita di Nicolas Winding Refn

4 anni fa

9 minuti

Forse non tutti sanno che Nicolas Winding Refn, uno dei registi più importanti della sua generazione, ha vissuto una vita straordinaria. Scopriamola insieme.

Siamo nell’era della velocità, che ci piaccia o no. Internet è il creatore delle shitstorm usa e getta (chi se la ricorda più la masturbazione di Gue Pequeno su Instagram?) e quindi di contenuti che sono di tendenza per non più di una settimana

Per non parlare di quelli che di tendenza non sono mai stati, destinati dunque a scomparire dall’occhio della Rete ancora prima di essere pubblicati. Tra questi contenuti non possono mancare scritti, video e fotografie della vita di uno dei registi più influenti e fraintesi della sua generazione: Nicolas Winding Refn, danese acclamato per il film Drive e invece odiato per molti altri suoi film.

 

 

I primi anni

In quel di Copenaghen, il 29 settembre 1970, il Nostro non fa nemmeno in tempo a nascere che viene subito attanagliato da una grave dislessia. Infatti, dopo il trasferimento negli Stati Uniti all’età di otto anni, imparerà a leggere a tredici, isolandosi quasi totalmente dal mondo esterno.

Eppure, le difficoltà nell’esprimersi a parole lo porteranno a scoprire un linguaggio totalmente diverso: quello cinematografico e delle immagini. I film, anche grazie all’aiuto dei genitori entrambi cineasti, entreranno prepotentemente nella sua vita.

Col tempo, la voglia di cinema cresce sempre più, così come l’interesse per fare film.

Dopo il diploma in Danimarca e l’espulsione dall’American Academy of Dramatic Arts di New York, Refn opta per un ritorno nel paese natale, dove gira i suoi primi corti. Uno di questi, Pusher, gli cambierà la vita.

 

 

Secondo la leggenda il produttore Henrik Danstrup avrebbe notato il corto mentre faceva zapping in tv, rimanendone colpito.

Anno 1993. Secondo la leggenda, il produttore Henrik Danstrup avrebbe notato il corto mentre faceva zapping in tv, rimanendone piacevolmente colpito. Così decise di contattare Refn, in questo caso anche sceneggiatore e protagonista, per proporgli di trasformare il suo lavoretto in un lungometraggio per il cinema, con un budget di circa un milione di dollari.

A ventiquattro anni, Nicolas abbandona la Danish Film School di Copenaghen. Pusher (1996) si fa. A sostenerlo nel progetto anche l’attore protagonista Kim Bodnia, ai tempi molto famoso in patria. Nonostante l’inesperienza del regista, il film piace a pubblico e critica, e Refn viene inserito nella lista dei più promettenti e famosi cineasti della new wave danese.

 

Da notare anche la presenza di un esordiente Mads Mikkelsen (ultimo da destra)

 

Dopo una giovinezza di dislessie e problemi vari, la fortuna sembra girare per il verso giusto, almeno per il momento.

 

 

Bleeder: il rapporto con Lenny

Dopo circa tre anni di riflessioni e miglioramenti, nel 1999 esce Bleeder, il suo film più bello. Nonostante la presentazione al Festival di Venezia però, la pellicola non supera i confini scandinavi.

Il fallimento della casa di distribuzione Kamikaze è il primo responsabile del flop. Il rammarico è tanto, soprattutto per il regista, che con Bleeder aveva realizzato un film decisamente autobiografico.

Se già Pusher, attraverso il protagonista Frank, presentava riferimenti al vissuto triste e senza relazioni di Nicolas Winding Refn, il film del ’99 risulta in tal senso molto più esplicito.

Refn e Mads Mikkelsen insieme

 

Uno dei protagonisti, Lenny (Mads Mikkelsen), è un taciturno ventenne che lavora in una videoteca di Copenaghen.

Uno dei protagonisti, Lenny (Mads Mikkelsen), è un taciturno ventenne che lavora in una videoteca di Copenaghen. Improvvisamente l’amore per il cinema si mescola con quello per Lea, cameriera in una tavola calda. Nonostante l’età, quella per la ragazza è la sua prima cotta. Timido e impacciato, Lenny dovrà farsi coraggio e affrontare il mondo, così da potersi avvicinare all’amata.

Anche Refn, come ormai sapete, ha avuto diversi problemi in tal senso, e il cinema era una delle poche cose che amava davvero. Inoltre, il personaggio di Lea è interpretato da Liv Corfixen, attuale moglie del regista.

“Prima di conoscerla non avevo mai avuto una fidanzata”, ripete spesso Nicolas nelle interviste. Pensate che al primo appuntamento, per vergogna, Refn si fece accompagnare da un amico. La ragazza, rimasta scioccata, non si fece sentire per mesi, fino a quando non acconsentì a un nuova uscita, stavolta da soli.

 

 

 

 

Bleeder: il rapporto con Kim Bodnia

Il secondo protagonista del film è Leo, interpretato da Kim Bodnia, alla seconda collaborazione con Refn. Bodnia e NWR erano divenuti molto amici dopo Pusher, e avevano intenzione di creare una scuola di recitazione alternativa.

Quest’ultima si basava sul realismo e dunque ogni attore per prepararsi al ruolo doveva mettersi totalmente nei panni del personaggio. Ad esempio per Bleeder Mads Mikkelsen ha lavorato in una videoteca, mentre Levino Jensen si è realmente tatuato un braccio.

 

Kim Bodnia spara in Bleeder

 

Tutto sembrava andare a gonfie vele, ma durante i primi giorni di riprese il rapporto tra Nicolas e Kim Bodnia, che al tempo soffriva di problemi psicologici, si è rovinato irrimediabilmente.

Al tempo Kim Bodnia soffriva di diversi problemi psicologici.

Forse a causa della troppa pressione, del regista o del ruolo, l’attore perde il controllo. Per riposarsi decide così di alloggiare nel più costoso hotel di Copenaghen, pretendendo che a pagare sia la produzione. Inoltre, secondo le parole di Refn, avrebbe tentato ogni mossa per affossare il progetto, tanto da non partecipare neanche alla promozione del film.

Per finire Bodnia avrebbe fatto pressione affinché gli attori parlassero male del regista. L’associazione attori danesi è intervenuta contro NWR definendo inaccettabili le situazioni (spesso pericolose) a cui venivano sottoposti gli interpreti. Il Nostro ha sempre negato tutto. Da quel momento Nicolas e l’attore non sembrano essersi più parlati.

Dopo la performance in Bleeder, per lui molto impegnativa, Bodnia ha spesso optato per ruoli di importanza inferiore.

 

 

 

Un nuovo fallimento

Nonostante l’insuccesso di Bleeder il vento sembra tirare nuovamente a favore. NWR intende fare del nuovo progetto un thriller e arruolare Hubert Selby Jr. e Brian Eno nel cast tecnico. Il primo è il suo scrittore preferito in assoluto, mentre il secondo è un compositore di fama mondiale. Incredibilmente, entrambi accettano la richiesta.

Fear X (2003) segna l’esordio assoluto di Refn nel cinema hollywoodiano.

Ma nonostante il buon successo di critica ottenuto al Sundance e il nome di John Turturro come protagonista, il film è un altro flop commerciale.

Ad avere la peggio è la casa di produzione di Refn e Danstrup, che va in bancarotta. La carriera di quello che già all’ora era uno dei più promettenti autori europei, sembra finire qui.

 

 

 

 

 

La rinascita

Ma a tutto c’è una soluzione. Vi ricordate Pusher? Finora è l’unico film di successo del danese. Il Nostro decide di ripartire dal suo esordio per realizzare due seguiti e comporre una trilogia. Nella speranza di recuperare con le vendite un buon numero di soldi.

Con Pusher II (2004) e Pusher 3 (2005) ritornano numerosi i riferimenti autobiografici.

Refn decide di ripartire dal suo esordio e comporre una trilogia.

Pusher II riflette nuovamente sul disagio del giovane Refn, specialmente nel rapporto con i genitori. Secondo il regista, i parenti più stretti hanno avuto la colpa di non averlo aiutato a domare molti pensieri autodistruttivi. E di aver reso la sua infanzia un inferno. La matrigna in particolare, si accaniva spesso sul figliastro scatenandone l’odio. Un giorno, mentre lei dormiva, Refn è arrivato a puntarle contro una pistola ad aria compressa.

Non è un caso che il finale del film, con il protagonista che uccide il padre, sia per NWR una sorta di rivincita.

 

 

Durante la lavorazione dei due progetti nasce la prima figlia Lola. Di conseguenza Pusher 3 racconta la relazione (burrascosa) tra il boss Milo (Zlatko Buric) e la figlia Milena. Una perfetta rappresentazione delle nuove responsabilità del Refn padre.

Fortunatamente, le pellicole vendono a sufficienza e NWR è pronto a mettere piede su nuovi terreni cinematografici. Fuori dalla terra natia.

A causa della presenza di personaggi (e attori) non danesi o migranti, Pusher 3 venne molto criticato. Sentendosi offeso da un paese definito razzista, il regista decise che non avrebbe mai più girato un film in Danimarca.

 

 

 

Bronson, Drive e la fama

Diciamocelo, è una vita piuttosto strana quella di Nicolas Winding Refn. Fin dai vent’anni desidera diventare famoso.

Ci riesce già con il primo film, arrivando a essere conosciuto in tutta la Danimarca, salvo poi perdere tutto con i lavori successivi.

Da Bronson (2008) in poi, complice anche la lingua inglese, inizia pian piano una scalata verso la nomea di regista cult. Nel 2009 esce Valhalla Rising, pellicola borderline in tutto e per tutto, oggi presente in numerose top dei film sui vichinghi.

Due anni dopo arriva uno dei prodotti più apprezzati degli ultimi dieci anni. Drive, oltre a lanciare definitivamente Ryan Gosling, fa lo stesso con Nicolas Winding Refn. Tutti sembrano amarlo, e arrivano importanti contratti con le case di moda, desiderose di vedere il Nostro girare qualche spot per Gucci o Yves Saint Laurent.

 

https://vimeo.com/48879679

 

Ma ecco che, forse spaventato dal successo improvviso, forse convinto dal mentore Alejandro Jodorowsky a cambiare aria, NWR realizza il violento e cerebrale thriller Solo Dio perdona (2013). Il Festival di Cannes, che tanto lo aveva amato – e premiato – con Drive, lo fischia e gli urla contro. Non c’è nulla da salvare, secondo pubblico e critica.

 

Per capire meglio il rapporto tra Refn e Jodorowsky, vi invitiamo a leggere questa intervista.

 

Lo stesso accadrà con il glam horror The Neon Demon (2016), che sarà pure un grande flop al box office (sette milioni di dollari il budget, di cui non è stata recuperata neanche la metà).

 

 

Finale

Eppure, non si può dire che negli anni Refn non abbia preso il suo pubblico. Ormai è diventato un regista importante, e nessuno gli vieterebbe mai di girare un film. Il suo prossimo progetto? Una serie tv crime ambientata a Los Angeles, dal titolo Too Old to Die Young. Chissà quanti riferimenti autobiografici inserirà stavolta.

Ce la farete a coglierli tutti?

O la velocità di Internet li seppellirà di nuovo?

 

 

 

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