Last Day of June

4 anni fa

6 minuti

Abbiamo finalmente giocato Last Day of June, l’emozionante avventura firmata dal team italiano Ovosonico. Scoprite come ci è sembrato nella nostra recensione.

Quest’estate non smette di regalarci sorprese in ambito videoludico che coinvolgono anche e finalmente il nostro paese come protagonista. Il titolo di cui andiamo a parlarvi è in effetti frutto del lavoro del talentuoso team Ovosonico (Murasaky Baby) e della direzione artistica di Massimo Guarini, che insieme alle musiche di Steven Wilson,  fondatore e frontman del gruppo Porcupine Tree, è riuscito a confezionare un’esperienza emozionale davvero di altissimo livello.

Last Day of June è una storia d’amore, ma anche di sofferenza. Un racconto che toccherà le corde più delicate dei vostri cuori, mettendovi in bilico tra speranza e illusione, delusione e rimpianto, l’incontrastabile sensazione che se qualcosa fosse andato diversamente, una minima insignificante cosa, probabilmente si sarebbe potuta evitare una tragedia. Il titolo di Ovosonico è una poesia sull’ineluttabilità del destino, ma anche della speranza umana.

Se siete curiosi di scoprire più nello specifico come questo gioco riesca ad affrontare delle tematiche tanto profonde e delicate, non vi resta che proseguire con la lettura della nostra recensione! Vi ricordiamo che Last Day of June è ufficialmente disponibile dal 31 agosto in esclusiva console su PlayStation 4 e anche per PC.

 

 

 

 

La prima immagine che vi attende è quella di un molo al crepuscolo, con l’arancio caldo del sole che sfuma tra il cielo e le foglie degli alberi donando contrasti violacei e gialli, la natura che con la sua bellezza fa da cornice a due innamorati. Si tratta di Carl, il nostro occhialuto protagonista, e della sua June, che siedono con i piedi sospesi sull’acqua per festeggiare un momento particolare insieme. June ha preparato un regalo, che consegna a Carl con la dolcezza che il gesto racchiude. D’un tratto però un forte vento disturba quel momento di quiete, e la pioggia costringe i due a ripararsi in auto e a riprendere la via di casa.

June però a casa non ci tornerà mai, e nel momento in cui riprenderemo i controlli di Carl lo troveremo costretto su una sedia a rotelle. Questo incipit così forte è reso ancor più duro e drammatico da digerire perché quanto descritto sopra non viene narrato direttamente. Non un dialogo, né un narratore. Solo immagini e suoni, e in breve capiamo tutto, o quasi.

L’empatia per questa tragedia è inevitabile e il tutto si esplica in pochissimi minuti di gioco.

L’empatia per questa tragedia è inevitabile e il tutto si esplica in pochissimi minuti di gioco. Cosa potremmo mai fare noi, muovendo quest’uomo distrutto sulla sua sedia a rotelle, per rimediare o attenuare questa situazione? Deus ex machina da cui si muove il gameplay più semplice del mondo, ma nient’affatto banale, è il fatto che June avesse dipinto quadri degli altri abitanti del loro paesino di campagna, quattro personaggi le cui azioni di quel giorno si legano indissolubilmente al destino dei due innamorati: un bambino allegro e giocoso, una ragazza un po’ timida in procinto di trasferirsi, un baffuto cacciatore e un burbero anziano. Tramite l’interazione con i quadri raffiguranti questi individui, a Carl è data la possibilità di tornare indietro nel tempo e alterare particolari della giornata di ciascuno di loro nella speranza di evitare l’incidente che ha portato alla morte di June.

 

 

Toccando i vari quadri, dunque, Carl creerà una bolla spazio-temporale in cui s’intrecciano le azioni dei quattro vicini con tante diverse combinazioni tra le quali lui cerca di trovare la chiave per impedire l’incidente e la morte di June. In termini di gameplay questa dinamica in stile butterfly effect si esplica tramite la risoluzione di una serie di puzzle ambientali. Carl aiuterà tutti i vicini ad adempiere i propri obiettivi senza causare la morte di June: tutto ciò che cambierete in un capitolo influenzerà in modo significativo anche i successivi capitoli, e il giocatore dovrà a un certo punto spostarsi da una linea temporale all’altra, alla ricerca del giusto “meccanismo” per risolvere correttamente questo cubo di Rubik.

Questo viaggio discontinuo di Carl nello spazio e nel tempo, nonostante possa sembrare il più confusionario possibile incrociando diversi what if, porta a uno svolgimento della storia comunque piuttosto lineare, ma non privo di colpi di scena. Se si punta a completare tutto il gioco senza lasciarsi nulla indietro e contemplando gli splendidi colori e le atmosfere che la direzione di Guarini ha saputo creare, ci vorranno circa 4-5 ore di gioco. Una durata che per la produzione in questione, secondo il parere di chi scrive, è davvero azzeccatissima.

Dal punto di vista grafico e sonoro, infine, Last Day of June rappresenta un’esperienza artistica di altissimo livello.

Dal punto di vista grafico e sonoro, infine, Last Day of June rappresenta un’esperienza artistica di altissimo livello. Vi sembrerà perennemente di muovervi all’interno di un quadro, con forti contrasti cromatici e tonalità sfumate che si alternano tra colori più caldi per le sequenze del passato, prima che accadesse l’incidente, e più freddi nel presente che Carl cerca disperatamente di cambiare. Il design delle ambientazioni e dei personaggi risulta allo stesso tempo gioioso e grottesco, strizzando un po’ l’occhio allo stile di Tim Burton. Ciò che corona perfettamente quest’esperienza emotiva però è la componente sonora curata, come dicevamo in apertura, dal compositore Steven Wilson. Vista la totale assenza di narrazione, diretta o indiretta, e di dialoghi tra i personaggi le cui interazioni sono lasciate totalmente a gesti e versi, la melodia domina del tutto ogni passaggio del gioco, trasmettendo di volta in volta i giusti stati d’animo.

In conclusione, Last Day of June è un’esperienza emozionale che merita di essere giocata da chiunque cerchi in un videogioco anche qualcosa che vada oltre il mero intrattenimento. Il team di Ovosonico affronta tematiche forti che toccano il cuore del giocatore, e lo fa con la giusta dose di eclettismo e, soprattutto, con i giusti tempi. L’unica vera pecca è in effetti la ripetitività delle azioni che affronterete, ma dal momento che il tutto si risolve in meno di 5 ore in media l’impianto funziona bene e il nostro giudizio, dunque, non può che essere positivo.

 

80
ME GUSTA
  • Tematiche emozionanti
  • Grafica e sonoro perfettamente intrecciati
  • Ottima direzione artistica
FAIL
  • Può risultare un po' ripetitivo
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