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Cristoforo Colombo e i Dotti di Salamanca

4 anni fa

6 minuti

La storia di Cristoforo Colombo non ve la dovrò certo raccontare io. Un navigatore genovese che, spinto dall’ambizione e da una visione, si imbarca con tre navi verso il nulla, scoprendo l’America e confondendola con l’Asia.

Quello di cui invece voglio parlare è la credenza popolare, radicata nell’immaginario, che Colombo abbia dovuto combattere una feroce battaglia contro i sapienti della corte della corona di Spagna, i cosiddetti “Dotti di Salamanca”.

Questi, ignorantissimi, si sarebbero opposti al progetto portando come obiezione che la terra fosse piatta, e che quindi fosse impossibile raggiungere il Giappone passando dall’oceano.

Questa storia non è andata proprio così, e quello che cercherò di fare è raccontare il come questi avvenimenti sono davvero andati, e il perché.

Innanzitutto, gli intellettuali del tardo Medioevo credevano davvero che la terra fosse piatta?

Innanzitutto, gli intellettuali del tardo Medioevo credevano davvero che la terra fosse piatta?

No, nel modo più assoluto. Gli scienziati dell’epoca avevano letto i classici greci, per cui la terra era si al centro dell’universo, ma inderogabilmente sferica. E avevano letto anche tutti gli studiosi dell’alto e basso medioevo, che della sfericità della terra erano convintissimi.

Per esempio, nel settimo secolo, nel momento di maggiore declino intellettuale del medioevo, in Inghilterra c’è un monaco di nome Beda che scrive testualmente:

Noi chiamiamo la terra globo, non perché non ci siano delle irregolarità di montagne e pianure, ma se consideriamo tutto l’insieme la circonferenza della terra rappresenta un globo perfetto.

Non certo le parole di un terrapiattista. Anche Dante, un letterato e non uno scienziato, nella Commedia considera la terra una sfera.

 

 

Per cui è chiaro che Cristoforo Colombo a questi presunti saggi non deve spiegare che la terra sia rotonda. Ma allora che cosa li chiede? La chiave di tutto sta nel commercio delle spezie. A fine ‘400 questa è un’attività così redditizia da poter sostenere interamente il bilancio di uno stato.

Fino a quel momento si passava dal mediterraneo con dei costi terrificanti, dalle grandi carovane ai battelli genovesi e veneziani, il tutto con tempi lunghissimi e il rischio di perdere il carico a causa di pirati e briganti. Già qualche anno prima di Colombo i portoghesi scoprirono che si poteva arrivare in India circumnavigando l’Africa, tagliando gli intermediari ottomani e italiani e aumentando in modo esponenziale i margini.

Quella che Colombo propone alla regina Isabella è una nuova via delle spezie, per guadagnare ancora più soldi. La sua idea è semplice: se parto dalla spagna e attraverso il mare navigando fino ad occidente presto o tardi mi ritroverò in Cina o in Giappone.

 

Per farci un’idea del tipo di mezzo che ha usato Colombo per la propria avventura

 

Anche se l’idea di fondo era interessante, il fatto di poter arrivare “presto o tardi” dipendeva dalla distanza fra Spagna ed estremo oriente. Il progetto che Colombo presenta alla regina è pieno di calcoli che lo giustificano. Questa però, dato che ci sono in ballo un sacco di soldi, nomina una commissione di specialisti per giudicare il progetto.

La commissione si riunisce più volte, in luoghi diversi, seguendo la corte spagnola a Cordoba e a Salamanca. Dopo qualche mese un primo parere, negativo. Ma Colombo è raccomandato dal confessore della cattolicissima regina. Per cui alla commissione viene chiesto di fare un supplemento di indagine.

E che cosa conclude la commissione alla fine? Che il progetto è ardito, ovviamente, ma che ci potrebbero essere dei problemi.

In particolare secondo gli studiosi le misure di Colombo sono sbagliate.

Loro hanno letto Eratostene, che nel terzo secolo avanti Cristo aveva calcolato la circonferenza della terra, ne hanno applicato i calcoli. E se davvero la terrà è così grossa, secondo loro non c’era modo di farcela in un mese di viaggio.

Il punto è che, contro la credenza popolare, la commissione aveva ragione.

Il punto è che, contro la credenza popolare, la commissione aveva ragione. I calcoli di Colombo erano completamente sbagliati. Ma che errori aveva commesso il navigatore genovese? E come ha calcolato la distanza fra la Spagna e l’estremo oriente?

  1. Colombo legge il Milione di Marco Polo, e secondo il racconto del viaggiatore veneziano calcola la dimensione della Cina. Tenendosi molto largo per guadagnare spazio. Logicamente, se la Cina è molto grande ci si arriva prima per mare dalla Spagna.
  2. Nonostante gli studi di Eratostene alla fine del quattrocento c’erano diverse stime riguardanti l’ampiezza della circonferenza terrestre. Colombo invece di prendere la più attendibile ha preso la più bassa.
  3. Colombo ha anche barato sulle unità di misura. Alcune distanze erano in milia marittime e lui l’ha trascritto in miglia terrestri, che sono più corte.
  4. La distanza la calcola dalle Canarie e non dal continente, per risparmiare ancora qualcosa sul calcolo.

Il risultato che ne esce è che la distanza fra Spagna e estremo oriente sono 4500 km. In realtà, invece, sono 22000 km. Non si è ancora capito se l’errore fosse in buona fede o perché ci credeva così tanto che non voleva vedere gli errori.

Comunque, quello che sarebbe dovuto succedere è che le tre caravelle partissero e che, dopo un mese, tutti coloro che vi si trovavano a bordo morissero di sete nel pieno dell’oceano.

Invece Colombo è fortunato, si salva sbattendo contro l’America e scrive il proprio nome nella storia.

Un po’ come il vostro compagno di corso fortunato che all’esame becca l’unica cosa che ha studiato e prende 30.

 

Ma se le cose sono andate così, per quale ragione nel nostro immaginario i dotti di Salamanca bocciarono l’idea di Colombo perché convinti che la terra fosse piatta?

In generale è colpa degli americani. Questi lo hanno elevato al rango dell’eroe illuminato che ha messo fine alle tenebre del Medioevo. Nel dettaglio nei primi anni dell’800 uno scrittore, Washington Irving, scrive una Vita e Viaggi di Cristoforo Colombo.

Nella stesura descrive una scena di pagine e pagine in cui una coalizione di professori ignoranti cerca di fermare il progresso, tirando in ballo un’idea di medioevo chiaramente molto distante dalla realtà.

Concludendo, c’è un dettaglio che aiuta a far capire quanto una storia come questa possa essere radicata nell’immaginario collettivo americano. A Washington D.C., nel Campidoglio, ci sono le cosiddette Columbus Doors.

Queste sono delle porte di bronzo sulle quali è immortalato Colombo che discute con in dotti di Salamanca.

Una bufala immortalata su uno dei più importanti monumenti americani.

 

 

 

 

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