Basato sul bestseller di fama internazionale di Herman Koch, The Dinner è il nuovo thriller del regista israeliano Oren Moverman, presentato alla 68esima Berlinale e in arrivo nei cinema italiani dal 18 Maggio. Sarà riuscito a superare, o per lo meno eguagliare, la tagliente bellezza e graffiante critica del libro?

Uscito nel 2010, The Dinner del già noto Herman Koch, è stato un caso editoriale. Un thriller lento ma particolare. Una storia attuale e ben costruita, che non manca di sferrare affilati, ma eleganti, colpi nei confronti della società odierna, delle generazioni più giovani e del pericolo che, l’avere troppo, il sentirsi dei privilegiati da parte della società, può portare a incorrere.

I protagonisti principali di questa vicenda sono due coppie, ovvero i fratelli Serge e Paul con le rispettive mogli. Quella che apparentemente sembra essere una normalissima cena, consumata tra portante inutilmente raffinate e frecciatine ben studiate, diventa un vero e proprio banco di prova dove un terribilmente segreto potrebbe compromettere non solo la vita dei quatto ma, soprattutto, quella dei propri figli.

Attraverso The Dinner  Herman Koch struttura un originale thriller, montato sulle portate di tutte la cena, arrivando verso un picco altissimo e disperato nel finale. Un thriller dalla doppia faccia, dove le parole sanno mentire e bisogna leggere tra le righe.

 

 

The Dinner
Un romanzo crudo ed efficace, che sa prendersi il suo tempo, ma senza annoiare, piuttosto portando a riflettere su quanto siamo disposti a spingerci per una persona, in bilico tra etica, morale e credo personale.

Il regista e sceneggiatore Oren Moverman, conosciuto dietro la macchina da presa per film come Oltre Le Regole – The Messenger e Gli Invisibili, dove aveva già collaborato con Richard Gere, si cimenta in questa complessa e interessante trasposizione cinematografica.

La storia è pressoché quella di Koch, e anche Moverman cerca, attraverso la struttura del thriller, di portare a riflettere lo spettatore sulle profonde e attuali tematiche mosse dal libro.

 

The Dinner

 

Eppure il regista israeliano decide di modificare non poco la caratterizzazione dei personaggi.

Eppure il regista israeliano decide di modificare non poco la caratterizzazione dei personaggi, cercando di ricreare qualcosa di nuovo, addirittura di più complesso. Ma per quanto il tentativo di Moverman sia apprezzabile, che non è certo estraneo alla scrittura di personaggi complicati, come nel caso di Love & Mercy diretto da Bill Pohland, la pellicola rimane terribilmente incastrata su se stessa, finendo col diventare ben presto tediosa.

La cura del dettaglio, attraverso il quale capiamo le sfumature che caratterizzano i quattro protagonisti della storia, viene persa a causa di una sovrabbondanza di elementi che, più che guidare lo spettatore, lo fa perdere nei meandri del passato e del presente.

Flashback inseriti all’interno del contesto senza una vera cognizione di causa, che tentano di affrontare il complicato rapporto tra i due fratelli, Stan e Paul, la rivalità e il cinismo apparente di quest’ultimo, ma finiscono per sovraccaricare quello che è il personaggio di Paul, gravando sulla performance – unica degna di nota – di Steve Coogan.

 

 

The Dinner

 

 

The Dinner si basa, di per sé, su una storia che ha del surreale ma che permette comunque di ritrovare validi spunti da applicare nel reale. Gli accorgimenti innovativi applicati da Moverman rendono l racconto ancora più surreale e poco credibile. Lo stratificano a tal punto da appesantirlo, senza godere appieno della base più thriller che incornicia la storia.

 

Koch usa il perfetto escamotage di srotolare la storia attraverso le portate principali della cena.

Koch usa il perfetto escamotage di srotolare la storia attraverso le portate principali della cena. Moverman ci prova a ricreare la stessa atmosfera, essenziale per dare l’effetto suspense al lettore/spettatore, ma la cena di questo film finisce col diventare un mero contorno privo di importanza.

I movimenti dei personaggi, le entrate e le uscite, i giochi di parole, i flashback perfettamente incastonati nella narrazione del libro e che stabiliscono il ritmo della storia, cadono in frantumi sotto l’eccessivo uso di scene inutili alla narrazione. Sequenze che distraggono. Scene troncate e dialoghi privi di appeal.

Gli attori sono come molleggiati sui loro personaggi. Lo Stan di Richard Gere non ha forma, sostanza. Privo di carisma e di attrattiva, poco più di un fantoccio messo in scena.

 

The Dinner

 

 

Le figure femminili,  in questo caso rappresentate da Laura Linney, Rebecca Hall e una mal sfruttata Chloë Sevigny.

Le figure femminili,  in questo caso rappresentate da Laura Linney, Rebecca Hall e una mal sfruttata Chloë Sevigny, vorrebbero essere le vere portatrici delle briglie di questa lunga ed estenuante partita scacchi.

Moglie e madri disposte a tutto, pronte a spingersi verso ogni limite, pur di arrivare al loro obiettivo. Se da un lato le attrici sembrano riuscirci, dall’altro non sembrano mai veramente convinte del loro personaggio. Non ci credono ma fino in fondo, rasentando la stucchevole teatralità.

Steve Coogan è Paul, il personaggio più interessante sia nel libro che nel film. Paul non ha peli sulla lingua, è intelligente, critico, sarcastico, ma al tempo stesso estremamente fragile, non sentendosi mai abbastanza e sempre inadeguato.

Coogan è, inizialmente, perfettamente calato nella parte e rispecchia al meglio il personaggio di Paul. Purtroppo, come affermato in precedenza, il personaggio crolla sotto la pesantezza della trama. Cede sotto le complicanze dello stesso Moverman, rendendo il suo personaggio troppo, eccessivo, restato incastrato in uno stereotipo, senza riuscire ad arrivare totalmente allo spettatore.

 

 

The Dinner

 

 

L’impressione del The Dinner di Oren Moverman è quella che non voglia davvero osare, non voglia neanche provare a provocare lo spettatore. A portarlo in quel tavolo, fargli provare le stesse sensazioni e istinti contrastanti che animano i personaggi. Spingerlo in quella stessa situazione e scegliere di intraprendere una delle due strade che gli si propongono.

Oren Moverman ci prova a rendere il suo film provocatorio tanto quanto il libro da cui è tratto, ma sembra quasi intrappolato nella paura di osare troppo. Non ci crede davvero, finendo col far diventare la narrazione piatta e a tratti banale.

Solo sul finale la pellicola, nei capovolgimenti ironici della storia, nel rendere i personaggi così ridicoli, grotteschi e contraddittori, assume quella sostanza che avrebbe dovuto adottare fin dall’inizio.

Solo a pochi minuti dalla fine il The Dinner di Moverman fa sua la dimensione critica tipica della scrittura di Koch. Porta agli estremi una società borghese, ridicolizzando e mostrandola per quella che è davvero: piccola ed egoista.

Ma purtroppo The Dinner, alla fine della giostra, così come i suoi personaggi che hanno l’opportunità di dimostrarsi l’esatto opposto di quello che sono davvero, resta unicamente una buona occasione terribilmente sprecata.

 

 

The Dinner sarà nelle sale italiane dal 18 Maggio.

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The Dinner: un film che cade sotto il peso del suo romanzo
Recensione di Gabriella Giliberti